ACTIVITÉS DE NOS PARTENAIRES

consiglio Nazionale delle ricerche

 

ISTITUTO DI STORIA DELL’EUROPA MEDITERRANEA

I.S.E.M. già C.S.A.E.

Unità staccata presso

Università degli Studi di Milano

Via Festa del Perdono n. 7, 20122 Milano

Tel. 02 50312150 – Fax 02 50312154

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(mise à jour le 12/07/2008)

 

"dal mediterraneo agli oceani"

 

 

NOTIZIARIO N. 29

(giugno 2008)

 

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

responsabile scientifico: Giuseppe Bellini

 

 

 

1.                  INSEDIAMENTO NUOVO DIRETTORE

 

Dal giorno 1 giugno 2008 ha preso servizio il nuovo direttore dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, prof. Luca Codignola Bo, che succede al prof. Francesco Cesare Casula. Al prof. Casula vanno i nostri ringraziamenti per l’attività svolta e, nel contempo, i nostri migliori auguri di buon lavoro al nuovo direttore.

 

2.                  CONVEGNI, CONFERENZE, seminari e iniziative culturali

 

·        Nei giorni 15 e 16 maggio, presso il Polo di Mediazione Interculturale e di Comunicazione dell’Università degli Studi di Milano, si è svolto un seminario dal titolo Uruguay, percorsi di riflessione, organizzato e introdotto da Emilia Perassi, cui hanno partecipato Diego Símini, dell’Università del Salento, e Mauricio Rosencof, scrittore uruguaiano e assessore alla Cultura del Comune di Montevideo.

·        Lunedí 19 maggio, presso la sede dell’Instituto Cervantes di Milano, Patrizia Spinato Bruschi ha presentato il volume di poesie Paisajes de mujer, dello scrittore peruviano José Enrique Briceño Berrú.

·        Nei giorni 19-20 giugno si è svolto a Napoli, presso l’Università “L’Orientale”, il Convegno Internazionale “Evoluzione e trasformazione dei generi delle letterature ispaniche”, organizzato da Giovanni Battista De Cesare, Augusto Guarino e Gerardo Grossi. Ha preso parte al Convegno Giuseppe Bellini, che, assieme al Rettore, Giovanni Battista De Cesare, ha presentato il libro dedicato al comune maestro, Franco Meregalli, evocandone la figura e il magistero.

·        Per iniziativa di José Carlos Rovira, dell’Università di Alicante, e per la direzione di Patrizia Spinato, la Biblioteca Virtual Cervantes sta curando un Portal dedicato a Giuseppe Bellini, che verrà ufficialmente inaugurato in occasione del Congresso degli ispanoamericanisti spagnoli, a Tarragona, nella terza settimana di settembre.

Una pagina dedicata a Giuseppe Bellini è stata già inserita all’interno del portale tematico della Asociación Internacional de Hispanistas e denominato «Figuras del Hispanismo», che si occupa di diffondere l’opera dei maggiori ispanisti dell’AIH. Il curriculum e parte della bibliografia sono pertanto consultabili al seguente indirizzo:

 http://www.cervantesvirtual.com/FichaAutor.html?Ref=8464&portal=54

 

 

3.                   SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

v  Revista de Humanidades: Tecnológico de Monterrey, 21, 2006, pp. 250.

 

Abbiamo ricevuto l’ultimo numero della rivista messicana, giunta al numero 21, di cui proponiamo l’indice. Nella sezione «Lengua y Literatura»: Julieta Leo, Buscando la libertad en “El reino de este mundo”. Un réquiem para Ti Noel; Daniel Mesa Gancedo, Hacia una alegoría de la literatura. Las reflexiones sobre el poema extenso en los ensayos de Octavio Paz; Amira Plascencia Vela, Los cinco sentidos: constructores de identidad y espacios de poder en “La muerte y la doncella” de Ariel Dorfman; Emma Ramírez, Ilustración y dominación: “El Periquillo Sarniento” bajo el Siglo de las Luces; María Jesús Zamora Calvo, Muerte, alma y desengaño. Las obras latinas del padre Nieremberg. Sezione «Historia»: Emelina Martín Acosta, Los comentarios del padre Las Casas a la visión colombina del indígena; Samuel Temkin, Los méritos y servicios de Carvajal (1567-1577). Sezione «Pensamiento y Cultura»: Juan José Colomina Almiñana, Las críticas al cientificismo en la obra del primer Wittgenstein; Fernando Rampérez, Por favor, no me comprenda, o sobre hermenéutica y deconstrucción. Sezione «Reseñas»: Nora Lizet Castillo Aguirre, Femenino / masculino en las literaturas de América. Escrituras en contraste; Beatriz Livas González, De guerreros a delincuentes; Giannina Reyes Giardiello, Entre la razón y la magia. Il numero si chiude, come di consueto, con la lista delle pubblicazioni ricevute e con un profilo dei collaboratori. (P. Spinato B.)

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v  Aa.Vv., Gianni Meo Zilio 1923-2006. Biografia per immagini, a cura di Bepi Meo, Sommacampagna, Cierre Grafica, 2007, pp. 177.

 

Dedicato a Giovanni Meo Zilio è questo libro affettuoso concepito e realizzato fondamentalmente dal fratello Giuseppe, sebbene compaia in settima pagina una cospicua lista di collaboratori. Volontà dei parenti risulta quella di raccogliere e divulgare materiale, soprattutto iconografico, sulla biografia di un uomo noto a tutti sia per i successi in ambito accademico e politico, sia per la sua riservatezza riguardo ai dettagli strettamente personali. Apprendiamo cosí, grazie a questa pubblicazione, del solido vincolo affettivo che lo univa alla famiglia numerosa, ed in particolare alla madre, e alla terra da cui proveniva; dell’umiltà delle origini e, al tempo stesso, della tenacia dei valori trasmessi dai genitori; dell’ammirevole forza di volontà che lo sostenne nello studio e nell’affermazione professionale; delle complicate vicissitudini biografiche e sentimentali. Si tratta di un omaggio commovente per l’affetto sincero, la stima, l’orgoglio ed il rimpianto per un fratello, privilegiato per doti intellettuali, che non ha mai eluso i legami con le proprie radici.  (P. Spinato B.)

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v  América sin nombre, 9-10, 2007, pp. 221.

 

L’ultimo numero, doppio, della preziosa pubblicazione dell’Università di Alicante, coordinata da Beatriz Aracil Varón, documenta annualmente l’attività del gruppo di ricerca creato nel 1999 intorno al tema: «Recuperaciones del mundo precolombino y colonial en el siglo XX hispanoamericano». Il volume ha per titolo En torno al personaje histórico e riunisce i ventiquattro lavori presentati in occasione del convegno En torno al personaje histórico; figuras precolombinas y coloniales en la literatura hispanoamericana desde la independencia hasta nuestros días, con il fine, come enunciato dal responsabile del gruppo, José Carlos Rovira, nella presentazione, di aggiornare il canone letterario attraverso le opere che hanno generato le figure storiche fondamentali. I contributi di questo volume e di tutti i precedenti, come la documentazione del progetto di ricerca, sono consultabili integralmente all’indirizzo:  http://www.ua.es/grupo/literatura-hispanoamericana/  (P. Spinato B.)

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v    Revista Cultura de Guatemala, El hilo del discurso, Universidad Rafael Landívar, número monográfico al cuidado de Lucrecia Méndez de Penedo, mayo-agosto 2007, pp. 400.

 

Il volume riunisce una selezione di testi vari della studiosa, alcuni  già pubblicati ed altri inediti: studi,  ricerche, critica d’arte, recensioni  e presentazione   di libri. L’autrice ha scelto di  costruire il filo conduttore di un discorso avente per  tema di fondo non solo la letteratura, ma anche l’arte plastica, sempre in relazione con la storia e la cultura: pertanto i saggi non sono presentati in ordine cronologico, ma raggruppati tematicamente intorno a diverse sezioni, di differente entità. La prima Unità raggruppa studi critici caratterizzati da differenti registri di scrittura su personaggi letterari quali Asturias, Cardoza y Aragón, Manuel Mariano de Iturriaga, Landívar, Gómez Carrillo, Juan José Arévalo, Rafael Cuevas Molina, Gloria Guardia, Francisco Pérez de Antón, Méndez Vides, Arturo Arias, Mario Roberto Morales, Marco Antonio Flores, Eugenia Gallardo, Luz Mende de la Vega , Margarita Carrera, Luis Alfredo Arango, Jorge Carrera Andrade, Isabel de los Angeles Ruano, Ana María Rodas, Aída Toledo, Mónica Albizúres Gil, nonché sulla scrittura femminile. Segue una sezione, Figuraciones, che riunisce brevi saggi sull’arte figurativa, corredati da illustrazioni a colori. A questa succede la sezione Identikit de la ausencia, con cammei su figure come Mario Monteforte Toledo, Augusto Monterroso, Manuel José Arce, Franz Galich, seguita dalla sezione Cara Parens, sorta di elzeviri a tratti molto emozionanati per i temi affrontati, relativi ad alcune realtà del Guatemala, quali il  il fenomeno delle desaparecidas, e in generale della violenza praticata continuativamente sulle donne o la prassi della censura e dell’autocensura. L’ultima partizione, Vivir aquí, consta di un solo breve scritto che chiude l’intero volume: una riflessione sul vivere (o sopravvivere)  attuale in Guatemala, che rende molto bene  la situazione ancora precaria, di guerra non dichiarata “aunque, en verdad, la guerra no ha concluido porque las heridas siguen abiertas”.   Parla della tentazione, umana, di farsi ciechi e sordi di fronte alla realtà, ma anche di chi mantiene la volontà di costruire un modo di vivere più equo, lontano da ideologie globalizzanti, in modo pragmatico, su scala quotidiana, approfittando delle fugaci aperture che di quando in quando si possano aprire, perché “La utopía será siempre un espejismo posible, casi tangible” , che permette di immaginare un Guatemala diverso, un altro, futuro paese, così che sia  possibile sognare di  “vivir aquí para algún día vivir allá”. (C. Camplani)

 

v    Homo ludens, homenaje a MarioVargas Llosa, coord. Guadalupe Fernández Ariza, Málaga, Ayuntamiento de Málaga, 2007, pp. 302

 

In coincidenza con il conferimento della laurea honoris causa da parte della Università di Malaga a Mario Vargas Llosa esce questo omaggio che ne costituisce una sorta di laudatio letteraria divisa in diciassette capitoli, dodici di professori  e cinque di scrittori, che insieme tentano di illuminare la figura di uno dei romanzieri  contemporanei  ispanoamericani più conosciuti e più controversi. Come osserva la coordinatrice, Guadalupe Fernández Ariza, i saggi si accostano alla produzione dell’autore tentando di non perderne di vista la totalità, ciascuno tuttavia concentrando lo sguardo critico chi sull’opera narrativa, chi sul teatro, chi sulla produzione non finzionale, per tentare di rendere conto di un’opera che, nel suo complesso, intende essere un riflesso della inesauribile fonte di storie che è la commedia umana. Cristóbal Macías si sofferma su un’analisi de La ciudad e los perros (La composición en anillo y la circularidad como recurso narrativo), Begoña Souviron Gómez tratta del secondo grande romanzo dell’autore (“La casa verde”: epígonos de Arcadia), Isabel Gallego volge l’attenzione sui  saggi, sia autobiografici, sia letterari (Verdades y mentira en el autorretrato literario), Carlos Alcalde Martín scrive un capitolo sul romanzo breve che ha inaugurato la stagione degli scritti erotici di Vargas Llosa (“Elogio de la madrastra”, erotismo y tragedia), argomento ripreso da Juan Francisco Martos Montiel (Modelos clásicos y ficción erótica en “Elogio de la madrastra”: un viaje de ida y vuelta), e da Carmen Ruiz Barrionuevo che analizza il romanzo erotico successivo alla luce delle influenze artistiche (Las trasposiciones de arte en “Los cuadernos de don Rigoberto) , mentre María de los Ángeles Durán López si sofferma sulla funzione dei modelli classici nell’interpretazione dell’ambiente primitivo e rurale andino (Dioniso, mito y rito en los Andes, modelli che rimangono il termine di paragone anche nell’analisi dell’opera su Paul Gauguin, in particolare sulla nonna di questi (Flora Tristán y las mujeres griegas antiguas: resabios y maridajes en “El paraíso en la otra esquina”) e Aurelio Pérez Jiménez  analizza  il tema della dittatura nell’opera dello scrittore peruviano (Urania, el chivo y la imagen del tirano), mentre Guadalupe Fernández Ariza analizza un altro romanzo (Los sueños y el paisaje en “Travesuras de la niña mala”), Teodosio Fernández si occupa della produzione teatrale , (Un teatro para la fantasía y los deseos) e Francisco Ruiz Noguera della produzione critica (Historia de una pasión: Vargas Llosa, crítico literario).  Chiudono il volume i cinque saggi degli scrittori Juan Bonilla, José A. Garrida Vela, Fernando Iwasaki, Justo Navarro, Antonio Soler, rispettivamente su El crítico y el narrador, La casa verde, Carta de batalla por el Escritor, La virtud de la fábula, Vargas Llosa. (C.Camplani)

 

 

v  Núria Masot, La chiave d’oro, traduzione di Claudia Marseguerra,  Milano, Mondadori, 2008, pp. 318.

 

Dopo due anni dalla pubblicazione a Barcellona de La llave de oro dell’autrice maiorchina, compare anche in Italia il terzo volume della tetralogia di romanzi avventurosi, ambientati nel tredicesimo secolo, che ha riscosso molto successo in Spagna. Come  nei precedenti romanzi, (La sombra del templario e El laberinto de la serpiente) l’appartenenza dei protagonisti all’ordine dei Templari introduce in un’aura di leggenda le vicende narrate e conferisce loro l’atmosfera di mistero che sempre accompagna i riferimenti a tale Ordine, il tutto condotto con penna leggera e garbata, nonostante la crudezza degli eventi storici che ne costituiscono lo sfondo. L’orizzonte storico su cui si svolgono le avventure è infatti quello della repressione contro i Catari, nel Sud della Francia, crociata che fu all’origine della fuga di molte popolazioni verso la Catalogna e verso la Lombardia.  In particolare, in questo romanzo, sono interessanti le descrizioni sia dell’Occitania, sia della Catalogna, come le pagine che si riferiscono al comune de La Seu d'Urgell, uno dei teatri dell’azione. Il libro lascia nel lettore la sensazione di inspiegabile inutilità di tante sofferenze e tante stragi, e la consapevolezza che dal sangue nasce violenza e altro sangue. (C. Camplani)

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v  Carlos Carralero, Saturno e il gioco dei Tempi, Milano, Spirali, 2008, pp. 263.

 

Di Carlos Carralero, cubano esiliato a Milano da tredici anni, la casa editrice Spirali propone il romanzo parzialmente autobiografico Saturno e il gioco dei Tempi, tradotto da Tilde Riva e con testo spagnolo a fronte. Saturno è una figura ricorrente nelle opere di Carralero che, partendo da un contesto astronomico ed astrologico, lo utilizza come spunto per trattare dell’interminabile dittatura cubana e dell’operato del caudillo rojo: «con una breve evocación del mito, el que me ha conducido a asociarlo con la peor de las categorías de seres humanos o deshumanos, los dictadores, les narro la historia de Saturno que combato […] porque ha prometido el falso, ha profanado lo mejor de la memoria nacional y la tradición popular, ha [...] trocado parte de los mejores valores tradicionales, ha emputecido la conciencia nacional, ha anulado la capacidad de resistencia [...] de su pueblo contra el mal y [...] nos ha devorado la fe». Come si vede, un libro di aperta polemica, che darà modo a serie discussioni tra entusiasti e no del Jefe Máximo. (P. Spinato B.)

 

v  José Enrique Briceño Berrú, Paisajes de mujer, Lima, Hipocampo editores, 2008, pp. 155.

 

Paisajes de mujer. Poesía sensual è stato pubblicato a Lima, da Hipocampo Editores, nel marzo di quest’anno, con un prologo di Tania Pagola e Xosé Antón Castro Fernández. Contiene 32 disegni ad opera dell’autore stesso e 65 composizioni poetiche, scritte nell’arco di un decennio, tra il 1996 e il 2006. Curiosa è la precisione di Briceño, che annota quasi sempre il luogo, la data e l’ora esatta in cui le redige i suoi componimenti poetici. Il titolo e la foto di copertina denunciano il contenuto del volume, tutto dedicato all’amore carnale: la donna qui è soprattutto oggetto di attenzione materiale, di attrazione fisica, di un legame immanente e terreno, sensuale, mercenario. Sfuma la varietà dei sentimenti evocati nelle raccolte precedenti per dar voce e immagine alla fisicità sebbene, nella terza sezione, faccia capolino un’anima intelligente, che della donna fa non solo un oggetto del desiderio, ma una protagonista attiva della passione. (P. Spinato B.)

 

v    Ciro Alegría, I cani affamati, traduzione e postfazione di Giuseppe Bellini, incisioni di Stefano Grasselli, Reggio Emilia, Mavida, 2008, pp. 184.

 

La casa editrice Mavida di Reggio Emilia, specializzata in libri illustrati con stampe originali, propone in raffinata edizione la traduzione italiana di Giuseppe Bellini di uno dei capolavori della narrativa peruvina, Los perros hambrientos, già uscita nel 1962, su proposta dello stesso Bellini, per la Nuova Accademia di Milano, in situazione pressoché pionieristica per quanto riguardava la narrativa di tale paese. L’attualità della lingua della prima traduzione non ha imposto cambiamenti significativi nella nuova edizione, che tuttavia è corredata dalla preziosa testimonianza dello stesso traduttore sulle circostanze in cui avvenne la propria conoscenza con l’Autore, ma anche con altri mostri sacri della letteratura ispanoamericana, da Roa Bastos, a Juan Rulfo, da José María Arguedas per non parlare di Miguel Ángel Asturias e Pablo Neruda e sulle proprie impressioni su tali autori dal punto di vista umano. Giuseppe Bellini argomenta la propria predilezione per tale testo, anche in confronto ad altri più famosi di Ciro Alegría, di cui traccia un profilo culturale e umano ricco e articolato, tenendo conto anche dell’impegno sociale e politico dello scrittore.  Di straordinaria importanza i riferimenti alla corrispondenza intercorsa con lo scrittore in occasione della traduzione italiana del romanzo in questione, la cui edizione Ciro Alegría seguiva con grande attenzione. Egli avvertiva, in una lettera da San Vicente dell’ottobre 1959, di utilizzare l’edizione cilena di Zig-Zag, completa – per fortuna proprio quella utilizzata da anni da Bellini – guardandosi dall’edizione Aguilar, di Madrid, che, pur corretta e buona, aveva ricevuto i tagli della censura franchista.

L’attuale edizione è arricchita da cinque incisioni di Stefano Grasselli, artista selezionato alla IV Biennale dell’Incisione di Acqui Terme-Ovada e partecipante alla VIII Triennale dell’Incisione presso la Permanente di Milano, che già ha illustrato per Mavida il prezioso volume di Pablo Neruda Intorno a una poesia senza purezza. (Clara Camplani)

 

 

 

v    Iberoamericana. América latina, España, Portugal . N. 29. Ensayos sobre letras, historia y sociedad. Notas, Reseñas iberoamericanas, marzo de 2008, Madrid, Iberoamericana Editorial Vervuert, 2008, pp. 312.

 

Puntualmente esce l’ultimo numero della storica rivista interdisciplinare di letteratura, storia e scienze sociali pubblicata dall’Istituto Ibero-Americano di Berlino, l’Istituto di Estudios Latinoamericanos di Amburgo e la Editorial Iberoamericana/Vervuert e propone cinque saggi di Cecilia Rodríguez Lenmann, Valeria Sager, Alexandre Montaury, Beatriz Helena Domingues, María Eugenia Romero Sotelo, rispettivamente su El spleen como discurso disciplinante. Las crónicas de la ciudad de Francisco Zarco y la resemantización del desencanto moderno; El lugar de Aira. Algunos desplazamientos en el sistema de lectura de Punto de vista; Os incêndios da razâo, as cinzas do amor: una leitura de Que farei quando tudo arde? de António Lobo Antunes; The role of eclecticism in the introduction of modern philosophy in eighteenth century New Spain; El debate sobre la reforma monetaria de 1905 en México. Lo studio, che occupa la parte centrale del volume, dal titolo Entre-discursos: medios masivos, literatura y política en la cultura latinoamericana, coordinato da Ana María Amar Sánchez, che presenta la ricerca con un saggio a parte, comprende cinque contributi che esplorano i vincoli interdisciplinari risultanti dal contatto tra le culture popolari e di massa e la cosiddetta cultura “alta”. Da diversi punti di vista gli autori presentano analisi tra loro complementari, portando tutti alla conclusione dall’alto livello di contenuto politico presente anche nelle espressioni culturali di più largo consumo, apparentemente destinate al divertimento e alla distrazione apolitica. La stessa Ana María Amar Sánchez analizza come il cine sia andato permeando la letteratura e a sua volta come questa si sia posta il problema di fare proprie le tecniche e l’immaginario cinematografici; Ernesto Livon-Grosman dimostra, d’altro canto, come il cinema possa essere analizzato come un testo letterario, per quel che riguarda molte categorie, come le strategie narrative, la persona del narratore, la distinzione tra ciò che è finzione e ciò che è documentario; María de Lourde Dávila fa oggetto del proprio studio un genere popolare tenuto in scarsa considerazione artistica, analizzando il labirinto cosmicomico di Fantomas, così come Nina Gerassi-Navarro si concentra sulla letteratura popolare diffusa a puntate e conosciuta come literatura de cordel. Infine, Reinaldo Laddaga chiude questa sezione con un’analisi generale in cui analizza i cambiamenti culturali prodotti in seno alla crisi del neoliberalismo, sottolineando come i giovani sembrino interessarsi a comporre sia prosa sia poesia  non tanto con la finalità di vedere le proprie opere riprodotte in un libro, quanto attraverso nuovi strumenti digitali, o all’interno di internet.

Come sempre la rivista propone ai lettori argomenti oggetto di dibattito, attraverso interviste o espressioni di punti di vista. In questo numero una intervista con Noé Jitrik del giugno 2007; il punto sulla guerra tra Francia e Spagna corsa tra il 1808 e il 1814 e sulla sua denominazione; infine sulla crezione televisiva in ambito latinoamericano.

Chiude il volume la Sezione di Note e di recensioni in particolare su Federico García Lorca e e sulla Guerra Civile spagnola. (C. Camplani)

 

 

v    Mauricio Rosencof, Le lettere mai arrivate, Firenze, Le Lettere, 2008, 112.

L’attività ormai decennale della casa editrice di Firenze “Le Lettere” ha avuto il pregevole merito di portare a disposizione del pubblico italiano numerosi titoli di letteratura ispanoamericana meritevoli e, tuttavia,  non sufficientemente conosciuti presso di noi: si parla di autori quali Humberto Ak’abal, Mario Benedetti, Jorge Eduardo Eielson, per non citarne che alcuni. Ora viene proposta la prima traduzione italiana di un testo di Mauricio Rosencof, scrittore uruguayano di origini polacche, che potrebbe rappresentare un simbolo della complessità della modernità: la sua famiglia annientata dai nazisti; egli stesso emigrato, ancora bambino, in Uruguay, dove si è perfettamente integrato nella società ospite, senza perdere la memoria delle proprie origini, divenendo giornalista, scrittore, autore di opere teatrali;  impegnato nell’attività politica all’interno del movimento dei Tupamaros, di cui è stato uno dei fondatori, è stato in carcere per tredici anni rinchiuso in una piccola botola sotterranea, in completo isolamento; una volta riottenuta la libertà, nel 1985, è ritornato all’attività  politica nel nuovo contesto democratico, seguendo le scelte del movimento, che si è costituito in partito, rinunciando alla lotta armata e partecipando alle elezioni, tanto da essere attualmente il maggior partito della coalizione di governo. Oggi Rosencof occupa un posto di rilievo istituzionale nel contesto della vita politica democratica del suo Paese e prosegue con la sua attività di scrittore, che è, come risulta nei testi più autobiografici e dalle sue dichiarazioni, la risorsa che lo ha tenuto in vita negli anni dell’isolamento, quando scriveva sulla carta delle sigarette o raccontava storie battendo con le nocche sul muro che lo separava dalla cella a fianco. Le lettere mai arrivate, pubblicate per la prima volta a Montevideo nel 2000, sono state scritte appena liberato dal carcere della dittatura, un’esplorazione del proprio intimo, una riflessione sulla propria storia familiare e delle proprie esperienze che lo porta ad esaltare quella particolare forma di comunicazione che è la letteratura come strumento di solidarietà e di convivenza.  Le tre sezioni in cui è suddiviso il testo sono seguite da una serrata postfazione di Diego Símini e da una Nota della traduttrice, Fabia del Giudice. Chiude il volume una sezione fotografica, in cui è da segnalare la funzione della scelta delle didascalie, a suggellare la ricerca della custodia della memoria che si “deve” trasmettere, finalità ultima non solo del libro, ma della vita umana stessa, come è richiamato dall’epigrafe iniziale. (C. Camplani)

 

v  Pablo Neruda, Veinte poemas de amor y una canción desesperada, ed. de Gabriele Morelli, Madrid, Cátedra, 2008, pp. 205.

Finalmente una edizione critica accurata di uno dei più importanti e famosi libri poetici di Pablo Neruda. E’ ben nota la competenza del curatore circa la poesia spagnola contemporanea, nell’ambito della quale conta edizioni, traduzioni e anche raccolte fondamentali di corrispondenza dei maggiori poeti. Ora il Morelli torna ad antichi amori, alle sue origini, si può dire, di ispanista, quando tra Spagna e Ispanoamerica si muoveva la sua curiosità di studioso e la conseguente indagine critica. Neruda rappresenta, appunto, un momento rilevante di questo periodo e ciò spiega la passione con cui lo studioso è tornato a interessarsi alla poesia nerudiana, specificamente ai Veinte poemas, cui ha dedicato nel tempo più volte attenzione: nel 1979, nel 1986 e nel 1987. Un esperto, quindi, della poesia contemporanea e della poesia d’amore di Neruda, alla quale apporta, nella presente edizione, interessanti precisazioni, commenti e in appendice persino un testo di una delle donne più amate dal poeta, Albertina Rosa Azócar, testo che conferma la misera dimensione della donna cui per vario tempo Neruda si sentì legato. (G. Bellini).

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v  Carmen Boullosa, Allucinata e selvaggia. Poesie scelte 1989-2004, Faloppio, Lieto Colle, 2008, pp. 91.

Del periodo indicato Martha Canfield ha scelto un “manojo” di poesie significative che danno ragione della natura della lirica della poetessa, e narratrice, colombiana. Introduce un pregevole studio della curatrice, dal significativo titolo “Le donne infuriate e l’utopia dell’amore”, dove si chiarisce l’atteggiamento di rivolta della poetessa, o come scrive la Canfield , il “disinganno feroce da parte di chi ha sognato e volato nel sogno molto alto, di chi si è giocato per sostenere le utopie più nobili”, tra esse, in primis, l’amore. Vi è nella poesia della Boullosa un qualche cosa di apocalittico, che tuttavia non uccide del tutto la speranza; una prospettiva feroce che nonpertanto non dimette la dolcezza, anche se conclude quasi sempre in desolazione. Bene ha fatto la curatrice a pubblicare questo libro, agile ed elegante nella collana di poesia “Altre terre”, capace di dare della poetessa colombiana un’immagine valida, artisticamente, discoprendo un settore fino ad ora poco noto, almeno in Italia. (G. Bellini).

 

 

4.                  La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

Giuseppe Bellini

PARIGI: VALLEJO E GLI SCRITTORI ISPANOAMERICANI

 

La cortesia di Antonio Aimi, instancabile viajero dall’Italia al Perù, mi permette di accedere a un interessante volume di corrispondenze da Parigi del poeta César Vallejo, raccolte anni fa da Jorge Puccinelli.

Si tratta del volume dal titolo Desde Europa. Crónicas y artículos (1923-1938), pubblicato a Lima nel 1987 da Ediciones Fuente de Cultura Peruana, volume di oltre quattrocento pagine. Lo compongono non solo cronache e articoli scritti nel periodo trascorso dal poeta a Parigi, ma tutta una serie di riproduzioni di corrispondenza, dalla quale emerge non solo la nota situazione d’indigenza dello scrivente, teso a un’instancabile richiesta di liquidazione delle sue spettanze dal giornale cui collaborava, e dall’amministrazione sempre disattese, ma la capacità ironica, non di rado umoristica, di captare l’indole di personaggi che gli accadeva di intervistare, tra questi taluni scrittori ispanoamericani, che interpreta con acutezza.

Vallejo si era recato a Parigi nel 1923, quando già aveva al suo attivo libri di grande rilievo, come Los heraldos negros (1918) e Trilce (1922), vale a dire era un artista già con una solida orientazione filosofica. Il che spiega come di fronte ad esponenti della letteratura, che sempre consideravano Parigi il luogo centrale della cultura e della propria consacrazione, mantenga una certa diffidenza, o semplicemente distanza.

Il primo personaggio che, nella citata raccolta, incontriano ritratto, più che intervistato, è il guatemalteco Enrique Gómez Carrillo (1873-1927), esponente allora celebre del Modernismo, espressione di spicco della bohème, grande viaggiatore e instancabile autore di cronache giornalistiche, di libri di grande successo, in bilico tra passione, vizio ed esotimo, tra essi Bohemia sentimental (1899), La Grecia eterna (1908), El Japón heroico y galante (1912), La sonrisa de la Esfinge (1913), El evangelio del amor (1922). Innamorato della Grecia, dell’Oriente e di Parigi, morirà nella capitale francese nel 1927.

      Vallejo incontra lo scrittore famoso all’inizio del 1924 e manda il testo della sua intervista a El Norte, che la pubblica il 17 marzo. La struttura dello scritto è singolare; l’ora, il luogo, l’architettura del medesimo e dell’ingresso dell’appartamento dell’intervistato, sono dettagliatamente denunciati, ricorrendo a una efficace disposizione grafica delle parole:

 

Once del día. Rue de Castellane, a una cuadra de la Ópera. Arquitectura típica parisiense, zocaleada de espejos.

 

                                   Tercer piso.

                                                     Derecha.

                                                      Timbre.

                                              Puerta       Puerta

                                                Gómez Carrillo

                                                         Ojos

                                                         Robe

                                                            de

                                                            ch

                                                             a

                                                             m

                                                             b

                                                             r

                                                             e

                                           Saludos              Cortesía

                                                 Primera estancia

                                         Segunda estancia

 

 

       La disposizione grafica risponde a un’efficace presentazione del personaggio, certamente con decadente compiacimento –almeno così lo interpretiamo–  avvolto nella sua robe de chambre, ma anche dell’asetticità dell’ambiente e del poco caloroso impatto tra i due scrittori.

      Vallejo prosegue, infatti, plasmando al negativo la figura del guatemalteco:

 

Gómez Carrillo parece acabar de abandonar las sábanas. Toda su humanidad está colgada de sus grandes ojos badulaques. Apenas es posible identificar en este hombre viejo y craso, de cárdena masa celular parchada de hinchazones, en esta cara rasurada y chusca de abacero asturiano, al delicioso truhán guatemalteco de los años de Grecia y del Japón heroico.

 

      Quindi la serie di interrogativi che contribuiscono alla distruzione dell’individuo:

 

¿Dónde está su hermosura sensual de Amha-belmohet? ¿Dónde el bello alfaneque, su mirada? ¿Dónde el seductor aro de pelo en el frontal, al son de la locura de la ambición? ¿Dónde el mostacho negro y romántico? ¿Tal queda del brillante bohemio, del goloso de ensueño y baccarat, del cronista glorioso, del cateador de las más dulces minas, casado y divorciado de noventa y nueve mujeres de todas las razas? ¿Tal queda del célebre corredor de hemisferios y de senos carnales que tanta alfalfa da a la rumia pública, con sus sabrosas leyendas de aventura?

 

      Infine la conferma di una sorta di condanna senza rimedio per il superficiale e, almeno all’apparenza, decaduto personaggio: “Carrillo está viejo para siempre. Su departamento exala un frío triste, el frío del solitario, del cansado”.

     Ci si spiega come, uscendo da quella casa, Vallejo si sentisse sollevato: “Cuando salgo, siento que me rasca el paladar una sabrosa vibración de aire, haciéndome cosquillas”.

      Diverso è l’atteggiamento di Vallejo davanti a un altro scrittore affermato, il peruviano Ventura García Calderón. L’articolo appare il 28 marzo 1924, sempre su El Norte, sembra accompagnato da una efficace caricatura di Maribona, che rappresenta dello scrittore una faccia immensa, di sembianze appena accennate: un occhio interrogativo, un nasone, niente bocca, e sotto, all’inizio del collo, un accenno di farfallino.

    Vallejo informa che l’artista centroamericano Toño Salazar –quello stesso compagno a Parigi di Asturias– mostrava agli amici, in casa del cronista peruviano, un abbozzo di caricatura in cui lo rappresentava “con báculo y no sé que aire episcopal”, di cui lo stesso rappresentato rideva “ruidosamente”.

    Disegno felice, per Vallejo; il “báculo pastoral” si addice al peruviano, cui, nella sostanza, il poeta muove una lieve critica: “Un pastor de ganado menor, que en París apacienta, cría y patrocina a cuantos vienen de América a triunfar en tal o cual lado de arte y chifladura”.

    E poiché il García Calderón era all’epoca lo scrittore latinoamericano “más a fondo vinculado a la literatura francesa”, tutti ricorrevano a lui per una presentazione o un prologo e non di rado in cerca di danaro; lui li proteggeva e li soccorreva, senza riuscire a determinare veri artisti, felice di avere gente intorno a sé. Condotta che Vallejo vede simile a quella di Rubén Darío, che elogiava tutti.

    Infine la conclusione del tutto positiva a proposito della categoria dello scrittore:

    Mas esto de empollar a los que comienzan no tiene, después de todo, ningún peligro. Allá los cascarones. Sólo que cuando se tiene un talento como el de Ventura García Calderón, no hay página perdida; en todas partes donde él aparece, hemos únicamente de buscar, no el báculo de la caricatura en cuestión, sino el puro metal en que aquél está hecho y repujado. Nada más.

    Por esto no sería extraño que alguna vez se publique un libro mío prefaciado por Ventura García Calderón. Aunque para ello necesitaría yo ir con el eminente autor de Bajo el camor de las sirenas, muy adentro en cosas de la divida comprensión.

 

    Sempre su El Norte, il 6 aprile 1924, appare di Vallejo un elogio di Hugo Barbagelata per la sua attività di diffusore delle figure e delle cose d’America, dalla rivista che dirige a Parigi, in castigliano e in francese, La América Latina. Di maggior interesse è la corrispondenza dell’11 aprile dello stesso anno, dedicata alla figura dell’equatoriano Gonzalo Zaldumbide, giunto da poco da Roma a Parigi come plenipotenziario del suo paese, per poi subito trasferirsi a Londra.

    Dallo scritto di Vallejo il personaggio appare alquanto coqueto: ha trentotto anni, ma li nasconde; è gentile, sorridente e diplomatico, d’annunziano:

 

   Mi primera impresión es llave exacta. Este es González Zaldumbide, me digo. No otros ojos analíticos, que reclaman la nuance inasible entre dos púrpuras del Renacimiento, han medido la evolución de Gabriele D’Annunzio. Aun, a través de un muro romano, un varón de tal ceremonial de duque orífice, se denunciaría asesor del poeta de Las vírgenes de las rocas.

 

    Di grande rispetto e apprezzamento è, fin dall’inizio, la corrispondenza del 15 aprile 1924, dedicata a Alcides Arguedas, console generale della Bolivia in Francia. Vallejo lo incontra attivo nel suo ufficio, e con lui ha una conversazione esaltante sulla gioventù peruviana, negativamente conosciuta dallo scrittore boliviano, su autori peruviani e su Raza de bronce. Per Vallejo Arguedas è “uno de los genuinos representantes en Europa de la cultura de la América Hispana ” e ne interpreta positivamente l’attività:

 

   Comido de la yerba de la jalca, yerba apétala, toda raíz únicamente, la uránica yerba de la altura, Arguedas enasta en sí, desde hace unos diez años, la agitación entera de su pueblo. Ha sido político, diputado por La Paz , diplomático, periodista, y en todo momento ha esquerdeado siempre, ha frenteado a los más, ha seguido la cola del bello monstruo alado: la Quimera.

 

    Nel paragafo precedente aveva scritto:

 

   Señalo al más alto escritor de Bolivia, autor de la hercúlea Raza de bronce, andinista de basto y hacha, en cuya pluma engrámpanse cóleras y amores, latidos estelíferos de oráculo aimara. Señalo al hombre pleno, colodrillo de foscos remolinos, pies de Zaratustra, boca donde el glóbulo rojo logra una credencial de doble pliego abierto: el comando y el ensueño.

 

    Vallejo non vedeva solo, in Arguedas, l’uomo ideologicamente a lui vicino, ma un intellettuale di grandi curiosità letterarie, oltre che valido scrittore, aggiornato sulla letteratura contemporanea peruviana, non provvisto solo di superficiali nozioni, come aveva potuto cogliere negativamente nelle conversazioni avute con i precedenti personaggi.

    Infine l’intervista con il compatriota, saggista famoso, Francisco García Calderón, la cui residenza parigina conviene con il personaggio: “Reside en la rue Rémusat, ribazo umbrío, plantado de dormidas mansiones, donde sin duda viven familias de sabios o de héroes, entre hiedras de podas matinales”. Non v’è dubbio, quartiere di ricchi, di gente che conta, descritto con una lieve ironia, certamente. Quindi il personaggio imponente:

 

   Alto, mira con tanta sugestión que los cristales desnudos y sin garfios se borran totalmente de sus órbitas. Su redonda cara está siempre bien donde está. Por debajo del bandó del peinado, hacia la altura en que da su vaho la yunta de las sienes, la frente quiere ser más frente, y muchos cabellos se han ido a pie ya de ahí, perseguidos sin tregua por la frente.

 

    In poche parole, con calvizie pronunciata. Quindi la riflessione: “¿No es esto una efigie en humazo, un sueño, una función sanguínea, mía, glosa de una objetiva realidad? ¿No es esto una realidad, glosa de un sueño? De cualquier guisa, esto es así en instante y armonía”.  Poi continua: “Con voz inangular, de una ondulación inondulada casi, con una voz acaso recta del todo, me pregunta por la juventud peruana, por los maestros, por la creciente preponderancia provincial en la vida del país”. Una conversazione in cui l’intervistato  lamenta l’influenza della politica sui giovani. Vallejo non reagisce che dentro di sé: “(Yo medito en silencio. Reflexiono. El influjo nocivo de la política. Vuelvo a reflexionar. Sí. Está bien)”. Poi il personaggio menziona alcuni scrittori e un politico, Belaúnde, nome quest’ultimo di fronte al quale Vallejo di nuovo reagisce interiormente: “ (Otra vez medito en silencio. Sí, está bien.)”. Vale a dire: l’importanza dell’intervistato e la buona educazione  impediscono all’intervistatore di reagire come avrebbe voluto.

    Nella sostanza, una conversazione poco entusiasmante, mantenuta sul filo della cortesia, dove alla fine le frasi “empiezan a hacer codos y zigzaguean”. Poi il commiato, senza calore, nella notte nevosa, con una secchiata di elogi per il poeta disincantato: “Cuando hemos chocado diestras, a la puerta del salón, un zodiaco de elogios lanza a mi alrededor. ¡Los elogios salen conmigo! y ya en la calle, cobran mayor suelo bajo la triste nieve de Noel”.

    Vallejo giudica con occhio critico i personaggi rilevanti della cultura ispanoamericana presenti a Parigi, alcuni pontefici di se stessi, altri più genuini, e abilmente li denuda di fronte al suo pubblico.

    Valeva la pena, ritengo, di isolare queste pagine, tra le molte proposte, per avere un’idea non solo dello stile personalissimo dello scrittore peruviano, della sua viva intelligenza, ma dell’intensa attività che svolgeva a Parigi, meta sempre di più o meno rilevanti, e spesso curiosi, personaggi latinoamericani.

 

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

 

 

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NOTIZIARIO N. 28

(maggio 2008)

 

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

responsabile scientifico: Giuseppe Bellini

 

 

1.      CONVEGNI, CONFERENZE, seminari e iniziative culturali

 

·        Il 12 febbraio, presso la Sala Napoleonica di Palazzo Greppi a Milano, si è svolto un seminario interdisciplinare dal titolo VOLTI DEL MESSICO. Un percorso storico, tra cultura, religione e politica. Il dibattito si è svolto a partire dal volume di Massimo De Giuseppe, Messico 1900-1930. Stato, Chiesa e popoli indigeni, Brescia, Morcelliana, 2007. Tra gli altri ha preso la parola Emilia Perassi con un intervento sui viaggiatori italiani in Messico.

·        Il 27 febbraio Emilia Perassi è intervenuta all’incontro svoltosi presso l’Università degli Studi di Milano dal titolo Prospettive e questioni di geografia del turismo — indetto in occasione dell’inaugurazione della Collana di Geografia Ambiente, territorio, paesaggio — con una relazione sui racconti di viaggiatori dall’America latina all’Italia.

·         Il 27 marzo, presso l’Instituto Cervantes di Milano, Giuseppe Bellini e Raúl Crisafio hanno presentato il libro Cultura spagnola di Pierluigi Crovetto.  

·        La Sezione di Genova dell’I.S.E.M. ha organizzato presso l’Aula Magna di via Balbi, dal 27 al 28 marzo 2008, due giornate di studio dedicate al tema: Mentalità e prassi mercantili tra Mediterraneo e Atlantico. Vi hanno partecipato: Luca Codignola, Pierangelo Castagneto, Maura Fortunati, Giovanni Serreli, Silvana Fossati Raiteri, Luca Lo Basso, Emilia Perassi, Gabriella Airaldi, Ricardo Court, Grazia Biorci, Thomas Kirk, Patrizia Spinato B. e Antonella Emina.

·        Dal 2 al 4 aprile a Pamplona, presso la Universidad de Navarra, si è svolto il Convegno Internazionale La sátira en el Siglo de Oro hispanoamericano. Giuseppe Bellini è intervenuto trattando di Sátira y humor en Sor Juana.

·        Tra il 7 ed il 9 di aprile si è svolto presso l’Università di Alicante il Seminario internazionale dal titolo: Un Siglo de Oro entre América y España, sotto la direzione di José Carlos Rovira e di José María Ferri. Giuseppe Bellini ha parlato de La evolución temática de los romances en América.

·        Il 18 aprile, presso la sede di Sesto San Giovanni dell’Università degli Studi di Milano (Polo di Mediazione Linguistica e Culturale) si è svolto un incontro con Vera Vigevani Jarach, Madre di Plaza de Mayo, dal titolo Ricordare il passato per costruire il futuro, al quale sono intervenuti Gustavo Moreno, Console Generale della Repubblica Argentina, Giorgio Oldrini, Sindaco del Comune di Sesto S. Giovanni, Rosa Maria Cusmai, Presidente della Kairos Onlus, Marzia Rosti e Emilia Perassi dell’Università degli Studi di Milano.  

·        Nei giorni 21 e 22 aprile, presso l’Università di Milano, si è svolto un incontro interdisciplinare fra specialisti di lingua spagnola, italiana, francese e inglese, giornalisti e docenti di materie sportive dal titolo Il linguaggio dello sport, la comunicazione e la scuola, organizzato dalla Facoltà di Scienze Motorie e dalla facoltà di Lettere e Filosofia con la direzione scientifica di Beatriz Hernán Gómez. Ha inaugurato il convegno Manuel Alvar Ezquerra, dell’Università Complutense di Madrid, che ha trattato del tema: Lo sport nella lingua e nei dizionari spagnoli. Una tavola rotonda, presieduta da Alfonso D’Agostino, ha concluso l’incontro, con la partecipazione di specialisti e giornalisti.

·        Il 30 aprile José Carlos Rovira, ordinario dell’Università di Alicante, ha tenuto una conferenza sul tema Rubén Darío o el modernismo clásico y cervantino presso l’Università degli Studi. Ha presentato Emilia Perassi.

·        Il 6 maggio si è svolto presso l’Università degli Studi di Milano un incontro su Come nasce un libro di letteratura straniera: dal vaglio dell’idea a quello della traduzione, dalle bozze alla promozione, con l’intervento di specialisti dell’editoria ( Fabio Muzi Falconi, responsabile della narrativa straniera per Feltrinelli, Fabio Cremonesi, editore della casa editrice Gran vía) e traduttrici (Claudia Marseguerra, Maria Nicola). Al termine è stato presentato il volume 31 che inaugura la seconda serie della rivista Quaderni di letterature iberiche e iberoamericane, rivista fondata nel 1983 da Giuseppe Bellini e Mariateresa Cattaneo.

·        Il 5 maggio si è svolta a Lecce, organizzata dall’Università degli Studi del Salento, una tavola rotonda, alla quale ha partecipato Emilia Perassi, su Ruolo della letteratura nella difesa dei diritti umani in America Latina, coordinata da Diego Símini.

·        Nel quadro dell’accordo CNR- CONICET e del progetto di ricerca Italia-Argentina: ovverosia il Mediterraneo in Sudamerica. Storia, arte e cultura tra XVI e XXI secolo, che unisce il nostro Istituto del CNR - ISEM e l’Università di Córdoba, Emila Perassi si recherà nel mese di maggio in Argentina per proseguire la ricerca sulla scrittura femminile dell’emigrazione e gli incontri con le scrittrici argentine di origine italiana, Lilia Lardone e Maria Teresa Andruetto.

·        Con le colleghe De Luca, Ferraro, Marcato, Riem, Silvana Serafin, - Presidente -, ha fondato presso l’Università di Udine il Centro Internazionale Letterature migranti (CILM) che si prefigge di promuovere studi linguistici e culturali sulla migrazione oltreoceano (Americhe, Australia, India) di lingua italiana, francese, friuliana, inglese, spagnola. Dall’Università di Milano collaborano Giuseppe Bellini ed Emilia Perassi.

 

 

2.       PUBBLICAZIONI IN VOLUME

 

 

*   Giuseppe Bellini, Giovanni Battista De Cesare, Franco Meregalli, il Maestro, a cura di Patrizia Spinato Bruschi, Roma, Bulzoni Editore, 2008, pp. 63.

 

Al Maestro Franco Meregalli dedicano un nuovo volume Giuseppe Bellini e Giovanni Battista De Cesare, suoi discepoli e collaboratori a Milano e a Venezia. Del periodo meneghino e della sua continuità d’interessi come discepolo tratta Bellini: Meregalli ispanista all’Università Bocconi. Un ricordo autobiografico; De Cesare si sofferma sul periodo veneziano per poi evocare gli episodi che lo mantennero legato al Maestro durante gli anni di insegnamento a Palermo e a Napoli: Il mio ricordo di Franco Meregalli. Al legame con Napoli alludono i due testi di Meregalli riprodotti in chiusura: I viaggiatori ispanici e “El monstruo de la fortuna. La lavandera de Nápoles”, nei quali bene emergono la sagacia, l’originalità e la profonda preparazione dello studioso.  (P. Spinato B.)

 

 

*   Alessandro Litta Modignani, Da Buenos Aires a Valparaíso, Introduzione, trascrizione e note a cura di Patrizia Spinato Bruschi, Roma, CNR-Bulzoni Editore, 2008, pp. 119.

 

Nell’ambito delle attività dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea di Cagliari, Patrizia Spinato, della Sede staccata di Milano presso l’Università Statale, ha pubblicato questo interessante testo del nobile Alessandro Litta Modignani, trascrivendolo dal manoscritto conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano. Il Litta Modignani era un personaggio interessante, curioso di conoscenza e uno dei primi viaggiatori italiani a interessarsi, oltre che dell’Egitto e di altri luoghi geografici, dell’America Latina. La sua relazione diaristica è ricca di interesse, efficacemente sottolineato dalla studiosa nel suo ampio e approfondito studio introduttivo, in cui ricostruisce il contesto storico-culturale, la casata dell’autore, sottolinea la sua qualità di viaggiatore d’eccellenza, studia i diari, si sofferma sull’Argentina di Rosas, con il quale il Litta Modignani ha contatti e sul quale formula giudizi, descrive l’atmosfera suggestiva e drammatica del viaggio per mare, che porta il curioso italiano alla impervia regione estrema del sud dell’America, in paesaggi che ancor oggi incantano e terrorizzano. Il testo del gentiluomo lombardo documenta tutto questo e pone in rilievo l’acume di un viaggiatore che non passa indifferente di fronte a paesaggi, situazioni e uomini, sui quali esprime giudizi che il tempo ha in seguito ampiamente confermato. La bellezza del testo rende piacevole e gratificante la sua lettura e dà pienamente conto della convenienza di un ripescaggio testuale che contribuisce alla storia dell’attenzione culturale italiana verso quell’America che a noi e alle nostre ricerche tanto interessa. Un lavoro di grande serietà quello della Spinato e, nella sua elaborazione anche grafica, di evidente buon gusto. (G. Bellini)

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*   Guadalupe Fernández Ariza, La morada del fantasma, Itinerarios artísticos de Mario Vargas Llosa, Roma, Bulzoni, 2007, pp. 180.

 

Nella collana «Saggi e Ricerche» è apparso il volume di cui sopra, dedicato al grande romanziere peruviano Mario Vargas Llosa. Preceduto da una interessante lettera-prologo dello scrittore, il volume della Fernández Ariza, nota docente di letteratura ispanoamericana dell’Università di Malaga, affronta l’opera del narratore in modo del tutto nuovo, approfondendo il rapporto tra il modo di invenzione e l’arte. Un aspetto mai prima affrontato, che dà una dimensione inedita a tutta la scrittura creativa del celebre autore. In quattro capitoli fondamentali – El sueño de lo bello y lo sublime, El arte y la fantasía, Contemplar e imaginar, Contemplar y representar – la studiosa penetra con singolare competenza nel mondo interiore di Vargas Llosa, aprendo a lui stesso panorami interiori che, come confessa nella lettera-prologo, gli erano scarsamente noti. È questo della Fernández Ariza il caso del critico, non solo di estrema intelligenza, ma competente al di là degli ambiti letterari, che apre all’autore stesso nuovi spiragli su di sé e sulla propria opera. Il libro è un apporto rilevantissimo alla conoscenza del grande scrittore al quale, a partire da questo momento, è d’obbligo guardare da punti di osservazione del tutto nuovi per coglierne l’assoluta unicità. (G. Bellini)

 

 

 

3.         SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

 

v  Manuel Simões, Micromundos, Lisbona, Edizioni Colibri, 2005, pp. 54.

 

Manuel Simões, attualmente collaboratore della rivista Coloquio/Letras, e membro della Associação Internacional de Literatura Comparada e della Associação Internacional dos Lusitanistas, oltre ad essere stato professore presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, fu uno dei fondatori, nel gennaio 1978, della rivista Rassegna Iberistica, della cui redazione tuttora fa parte, saggista di letteratura lusitana, traduttore di Pasolini, Montale, Quasimodo in portoghese, nonché di Casimiro de Brito italiano, è anche poeta fecondo, avendo pubblicato le raccolte Crónica breve nel 1971, Crónica Segunda nel 1976, Canto Mediterrâneo nel 1987, Sereninsula, nella versione italiana, a Venezia, nel 1987,  Errâncias nel 1998, oltre che la raccolta Micromundos. Il titolo stesso di quest’ultima raccolta, cui qui ci si riferisce, guida l’aspettativa nei confronti delle brevi composizioni poetiche che la compongono, che costituiscono altrettanti frammenti di percezione dell’universo, ognuno dei quali in sé compiuto. Giustamente Roberto Vecchi, nella Prefazione, accosta al termine micromundos quello di cosmos, sottolineando la forte tensione ideale che si instaura tra i due concetti. Le due unità in cui sono raccolte le liriche, Sobre as margens do Mediterrâneo e Os litorais atlânticos, rendono conto di mondi che l’Autore ha attraversato con la propria esperienza di vita, ciascuno con una propria individualità e al tempo stesso contiguità. La trascrizione delle immagini trascende l’oggetto fisico, la percezione si fa complessiva e luce, colori, profumi travalicano la propria essenza per descrivere una poesia delle sensazioni che si fa emozione. (C. Camplani)

 

 

 

v  Ernesto Cardenal, Orazione per Marilyn Monroe, Introduzione di Alessandra Riccio,  traduzione di Marco Ottaiano, Napoli, Marotta & Cafiero, 2006, pp. 61.

 

Con un attento e appassionato studio introduttivo dell’ispanista Alessandra Riccio, è apparsa nel 2006, per la traduzione di Marco Ottaiano, questa originale ed elegante edizione della nota Orazione dedicata dal poeta nicaraguense alla tragica vita e fine della grande attrice americana. Edizione della quale non avevo avuto notizia e che ora gli Editori napoletani mi hanno inviato; regalo prezioso, poiché la singolare bellezza del volume si sposa all’interesse dello studio critico e alla resa perfetta del testo originale posto a fronte della traduzione. Il progetto grafico è di Nicoletta Ostuni. Il testo è illustrato da una serie di foto di scena di vari film e ciò vale ad approfondire il significato del poema, esteso canto di comprensione delle umane debolezze, accusa durissima contro lo sfruttamento umano, comprensione profonda e compianto per l’indifesa donna passata dalle miserie dell’infanzia alla categoria di astro cinematografico e di appetita preda, fino alla misteriosa morte, con quella mano sul telefono e il mistero di chi mai intendesse chiamare. Un momento grandissimo della poesia di Ernesto Cardenal. (G. Bellini)

 

 

v  Giovanna Minardi, Augusto Monterroso e la minifinzione ispano-americana, Messina, Andrea Lippolis Editore, 2007, pp. 111.

 

La studiosa dell’Università di Palermo, dedita all’ispanoamericanismo, ha al suo attivo tutta una serie di lavori critici dedicati alla narrativa, in particolare al racconto, che attestano la serietà del suo impegno, volto soprattuto al “miniracconto”, ma anche alla produzione artistica di narratrici del ‘900, cui ha dedicato attenzione in scelte antologiche volte a messicane e peruviane. Ora la sua attenzione si dirige a uno dei maggiori e più interessanti scrittori guatemaltechi, Augusto Monterroso, non da molto scomparso, quindi alla “minifinzione” in Ispanoamerica, fenomeno di grande interesse, che il Monterroso ha portato a grande dignità artistica con la sua opera. Dello scrittore la studiosa prende in esame taluni racconti de La oveja negra y demás fábulas e quattro minisaggi letterari da Movimiento perpetuo. L’esame che la Minardi conduce è di grande intelligenza e sensibilità; essa interpreta la struttura di ciò che si qualifica ostentatamente “mini” e ne coglie il significato profondo, rivendicando al settore una dignità artistica che, letto il libro, non si può non accettare. Per Monterroso, poi, il giudizio conclusivo è del tutto coindivisibile, allorché la studiosa afferma che le sue minifinzioni “sono giochi di luce che consentono di leggere tra le righe, sotto le righe, tra le due facce di un foglio”. Smentendo lo stereotipo di “congenito barocchismo” lo scrittore ha dato vita a una “letteratura logica e paradossale, edonistica e ludica, il cui lasciato simbolico è in grado di trasmettere l’identità e la forza di una cultura attraverso il tempo”. E ancora: Monterroso “È stato capace di conferire alla brevità, grazie agli artifici retorici con i quali si configura come discorso a sé stante, un potere di significazione molto più ampio di quello che le ascriverebbe il suo statuto linguistico; ne ha fatto un’esigenza etica ed estetica, attraverso la quale —sembra dirci— forse l’unica visione possibile del mondo è quella di un puzzle composto di mille frammenti”. Interpretazione più esatta non si poteva dare. (G. Bellini)

 

 

v  Julia Navarro, Il sangue degli innocenti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2007, pp. 705.

 

La sangre de los inocentes, nuovo romanzo di Julia Navarro, presentato in Italia nella traduzione di  Pierpaolo Marchetti, è un progetto ardito ed ambizioso per il lasso di tempo che intende abbracciare. Il punto di partenza della giornalista spagnola è il tormentato diario di frate Julián, un domenicano, notaio dell’Inquisizione, che, durante l’assedio dell’ultimo baluardo cataro, Montségur, esegue l’ordine della matrigna donna Maria e descrive lo sterminio dei bons homes, sotto il costante pericolo di venir scoperto e giustiziato quale spia al servizio degli eretici. Nella seconda parte si passa dal XIII al XX secolo e si scopre che il frate aveva portato a termine la scomoda relazione ed era anche riuscito a consegnarla alla propria famiglia, che l’aveva gelosamente custodita negli archivi privati. Ma nel 1938, alla vigilia della seconda guerra mondiale, l’ultimo conte D’Amis decide di renderli pubblici, al servizio di una corrente esoterica che strumentalizza la storia dei catari e la piega ai dettami del nazismo. La terza parte è ambientata nei nostri giorni ed analizza il fanatismo attraverso i comportamenti dei musulmani radicali, laici indottrinati e disposti a tutto in nome di una religione evidentemente travisata. Il dito della giornalista spagnola è puntato contro l’intolleranza, il fanatismo, ma, in definitiva, anche contro la debolezza della cultura di radice cristiana: l’agiatezza economica, il permissivismo religioso, la strumentalizzazione politica, il buonismo generalizzato, fanno sí che la maggioranza degli europei e degli americani si rifiuti di prendere atto di una realtà sull’orlo di un rapido declino, sotto la spinta di civiltà piú primitive ma piú determinate, disposte ad ogni sacrificio perché convinte della facilità di una vittoria definitiva. Amare considerazioni quelle della scrittrice, ma sorprendentemente realistiche, soprattutto se consideriamo il privilegiato retaggio storico-culturale della penisola iberica: il tentativo di lettura del mondo attraverso l’ottica occidentale si rivela un fallimento, anche in contesti particolarmente illuminati. La barbarie è dietro l’angolo, e l’odio e l’ignoranza continuano a far scorrere il sangue degli innocenti nei corsi e ricorsi di una storia tristemente destinata a ripetersi. (P. Spinato B.)

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v  Sertão-Pampa. Topografie dell’immaginario sudamericano, a cura di Vincenzo Arsillo e Flavio Fiorani, Venezia, Libreria Editrice Cafoscarina, 2007, pp. 181.

 

In quanto Atti del Convegno con analogo titolo svoltosi il 31 maggio 2006, a Venezia, presso l'Università di Ca' Foscari, organizzato dal Dipartimento di Americanistica, Iberistica e Slavistica, il volume raccoglie i contributi sui topoi fondanti di identità e letteratura di Brasile e Argentina. Dopo l’introduzione dei due curatori, Cartografie possibili, si susseguono i saggi sul Brasile di Ettore Finazzi Agrò (“Lugar sertão se divulga. L’identità brasiliana tra apertura e mancanza”), Roberto Vecchi (“Spazio, storia, classe nei Sertões euclidiani”), Roberto Mulinacci (“La frontiera scomparsa o del sertão come paesaggio letterario”), Vincenzo Arsillo (“La legge dialettica: il sertão come agorà”), nonché quelli sull’Argentina di Emilia Perassi (“En esa época, di Sergio Bizzio. Una fantasia pampeana”), Flavio Fiorani (“Un deserto per la nazione argentina”), Raúl Crisafio (“La pampa vacía y la fundación de la literatura argentina”) ed Elisa Carolina Vian (“Viaggi parodici: i personaggi di César Aira a spasso per la pampa”). (C. Camplani)

 

 

v  Aldo Andrea Cassi, Ultramar. L’invenzione europea del Nuovo Mondo, Bari, Laterza, 2007, pp. 200.

 

Professore di Storia del Diritto Medievale e Moderno presso l’Università degli Studi di Brescia, Aldo Andrea Cassi presenta un saggio sulla Scoperta e sul suo impatto sul Nuovo e Vecchio mondo: un tema ampiamente trattato, soprattutto dopo le ricorrenze del Cinquecentenario del 1492, nonché della scoperta del Brasile e della morte di Colombo. Tuttavia lo sguardo del giurista, o, per meglio dire, dello storico del diritto e del pensiero giuridico, conferisce grande novità e interesse allo scritto proposto, che ci mostra come la cultura giuridica europea, oltre ad aver costituito uno dei principali sistemi di interpretazione di una realtà affatto diversa da quella conosciuta, abbia essa stessa subito una progressiva trasformazione per rispondere alle aporie presentate dalle novità non previste dai tradizionali apparati interpretativi giuridici. Di particolare interesse risulta la disamina dell’istituto dell’encomienda, l’elaborazione dello status ontologico e giuridico dell’indio, particolarmente imbarazzante in quanto non previsto dai testi classici e quindi inizialmente in dubbio se facente parte o meno dell’umanità stessa, la chiarezza apportata al concetto di “schiavitù” applicabile ai nativi americani, le connotazioni e le conseguenze di un bellum iustum e la nascita del concetto di “diritti umani” ad esso collegati, anche se l’autore è molto attento a non creare anacronistici appiattimenti di un concetto moderno non applicabile a una realtà storica diversa. Un testo interessante, ricco di spunti di riflessione anche sulla modernità, con ricco apparato finale di bibliografia, fonti consultate, indice dei nomi e indice delle cose notevoli. (C. Camplani)

 

 

v  Ernesto Cardenal, Omaggio agli indios americani, Introduzione e traduzione di Antonio Melis, Napoli, Marotta & Cafiero, 2008, pp. 477.

 

Il Melis ha dedicato altre volte la sua attenzione all’opera poetica di Ernesto Cardenal ed è stato il prefatore e il traduttore, nel 1977, per la collana di poesia che diressi per le Edizioni Accademia, dell’antologia poetica significativamente intitolata La vita è sovversiva. Ma lo studioso dell’Università di Siena ha continuato ad attendere alla produzione del poeta nicaraguense e nel 1984 ha pubblicato ad Assisi, presso Cittadella Editrice, Voli di Vittoria. Certamente è significativo ora il ritorno del Melis ad una delle opere di maggior rilievo di Cardenal, impresa che potrebbe definirsi ciclopica, data l’estensione di questo Omaggio agli indios americani, opera che il poeta pubblica nel 1969 e che mostra tutta la grandezza artistica e umana dell’autore, la sua ardente, generosa partecipazione alla tragedia dell’uomo sulla terra, una tragedia che non ha limiti temporali, inizia alle origini del mondo, non solo americano, e ancora continua. Ha ragione il Melis di scrivere che l’Omaggio agli indios americani, “a quasi quarant’anni dalla sua prima pubblicazione, conserva la sua centralità nella produzione del poeta”, e che “si presenta come un punto di convergenza delle istanze più profonde che animano la sua ricerca, sospesa fra la lettura del passato e la proiezione nel futuro”. Di notevole interesse è poi l’accostamento che lo studioso fa tra Cardenal ed Ezra Pound, quello dei Pisan Cantos, le cui “elaborazioni sul tema dell’usura, che lo portano alle ben note aberrazioni antisemite, sono lette invece da Cardenal in chiave anticapitalista e antimperialista”. Tutto da meditare è questo Omaggio agli indios americani, dove l’evocazione del mondo indigeno, il rapporto uomo-natura, il “comunismo primitivo” convergono nella creazione di un’utopia che, come scrive il Melis “è una parola centrale” in tutto il libro. La posizione del poeta si è prestata a molte discussioni, nel tempo, ma certamente conferma la generosa passione umana del grande autore, non meno di Neruda testimone del nostro tempo. (G. Bellini).

 

 

v  Carlos de Sigüenza y Góngora, Oriental planeta evangélico, Madrid, Iberoamericana, 2008,   pp. 122.

 

Per le cure di Antonio Lorente Medina viene pubblicato ora il poema ben noto dell’erudito messicano Sigüenza y Góngora, personaggio straordinario per cultura, per vicende personali e noto amico ed estimatore di Sor Juana Inés de la Cruz. L ’opera non è certo la più frequentata dai lettori; di maggiore accoglienza continuano a godere gli Infortunios de Alonso Ramírez, opera narrativa di ancor discusso primato cronologico nella storia del genere narrativo ispanoamericano. Ma il Lorente Medina, grande conoscitore della letteratura coloniale, riesce a dare, nel suo ampio studio introduttivo, tale interesse alla ricostruzione della vita dell’autore e all’esame del suo poema che anche il più refrattario alle elucubrazioni gongorine finisce per avvicinarsi ad esse e a esserne accattivato. Sigüenza si afferma qui, nello studio di Antonio Lorente per quel personaggio intelligente e complicato che fu, vittima di se stesso prima che dei confratelli gesuiti, che ne fecero oggetto, va pur detto, se non di persecuzione, di incomprensione. Il testo del poema è riprodotto dal curatore modernizzando l’edizione del 1700, curata dal nipote dell’autore. Arricchiscono il volume, che entra a far parte della “Biblioteca Indiana” dell’Università di Navarra, alcuni “grabados” facenti parte della Vida iconológica di Gaspar Juárez. (G. Bellini)

 

v  Federico García Lorca, Lasciate le mie ali al loro posto. Lettere agli amici e ai familiari, a cura di Francesca De Cesare, Bagno a Ripoli, Passigli Editori, 2008, pp. 170.

 

Approdato alla famosa Residencia de estudiantes, il giovane García Lorca scrive una lettera di supplica al padre, affinché gli permetta di restare nella capitale: «Lasciate le mie ali al loro posto, perché vi assicuro che volerò bene». Federico è felice di essere a Madrid, entusiasta dei contatti, dell’ambiente, dei piccoli privilegi che gli vengono accordati: cosí, senza mancare di rispetto al genitore, cerca di convincerlo della bontà della propria scelta, dell’importanza di concludere il corso e di tornare a casa con dei risultati tangibili; sente la mancanza dei propri familiari ma confida nel loro giudizio. Questa è una delle tante lettere in cui il poeta andaluso manifesta la propria delicata sensibilità, l’amore per l’arte, l’attenzione per le persone che lo circondano, il rispetto per i sentimenti, l’ansia di conferme: l’epistolario ci consegna senza filtri un’intimità che traspare sí dalla produzione artistica, ma con meno immediatezza: gradevolissima risulta pertanto la lettura di questi testi privati, che tradiscono il sincero entusiasmo del giovane scrittore. A Francesca De Cesare va il merito dell’attenta traduzione e dell’apparato critico di questo interessante volume. (P. Spinato B.)

 

 

v  Mario Monteforte Toledo, Tra la pietra e la croce, curato e tradotto da Massimo Meccheri, Siena, Edizioni Gorée, 2008, pp. 213.

 

Degna di segnalazione è la scelta delle Edizioni Gorée di Siena, casa editrice che propone romanzi legati ai temi dei diritti umani e ai problemi di società extraeuropee”, di presentare un autore ingiustamente  poco conosciuto in Italia, Mario Monteforte Toledo, attraverso uno dei suoi primi e più noti romanzi. Lo studio introduttivo di Massimo Meccheri, che è anche autore della traduzione, coglie l’importanza della visione del mondo indigeno nell’opera in questione, la contestualizza e la pone a confronto con la visione di altri autori, ugualmente interessati al trattamento del tema degli indigeni in Guatemala, quale è il caso di Asturias. Il Meccheri giustamente segnala come il romanzo in questione, nonostante le premesse ideologiche legate alla congiuntura politica in cui uscì e nonostante il suo intento didascalico, riesce a presentare una lucida visione del mondo indigeno, in questo caso non mitica ed epica come nel caso di Asturias. Il riferimento all’attualità e alla candidatura alla presidenza della india di etnia maya Rigoberta Menchú costituisce un ponte per chiarire la funzione e l’attualità dell’opera di Mario Monteforte Toledo. (C. Camplani)

 

 

v  Armando de Armas, Miti dell’antiesilio, Milano, Spirali, 2007, 135 pp.

 

Armando de Armas, nato a Cuba nel 1958, è uno studioso di filologia con una ricca opera narrativa e saggistica dedicata all’analisi della realtà cubana fuori dal coro dei luoghi comuni. Dopo aver cercato di pubblicare all’estero un suo saggio ed essersi unito ad un movimento per i diritti umani e l’indipendenza della cultura, viene fermato dalla polizia politica nel 1985 ed arrestato con l’accusa di disobbedienza al regime comunista. Nel 1990 fugge dal carcere di Camaguey e nel 1994 riesce a lasciare l’isola alla volta degli Stati Uniti. Nel saggio che qui si presenta nella traduzione di Sonia Cosenza, De Armas scredita i miti che circolano sull’esilio cubano «nel piccolo mondo di dispensatori di opinioni all’estero, o di fronte alle diatribe del regime di Fidel Castro o dei suoi servi o simpatizzanti» (pp. 15-16). Lo scrittore si sente in dovere di intervenire in un dibattito a senso unico, alimentato dalla propaganda filocastrista ma spesso lontano dalla realtà dei fatti. Concepisce questo breve e scorrevolissimo lavoro con una suddivisione in capitoli i cui titoli sono di per sé illuminanti sui contenuti degli stessi: «1. Breve nota introduttiva»; «2. Come nasce l’idea di questo lavoro»; «3. L’esilio cubano è di destra»; «4. L’esilio è dominato dall’odio e dall’intolleranza»; «5. I cambiamenti devono essere pacifici e venire dall’interno»; «6. L’anticastrismo degli uni e degli altri: quello di coloro che arrivarono prima e quello di coloro che arrivarono dopo»; «7. Coerenza dell’esilio cubano». Scrive Lincoln Díaz-Balart nella Presentazione: «Falsità a calunnie, ripetute costantemente in tutto il mondo fintanto che vengono accettate da tutti come verità. Ma sono falsità, crudeltà e miti distruttivi» (p. 9). (P. Spinato B.)

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v  Sarebbe triste se non ci fosse l’arcobaleno. Poesie di bambini malati di cancro, tit. originale Sin Arcoiris fuera triste, 2007), Prologo di Ernesto Cardenal, illustrazioni di Christa Unzel, traduzione di Giulia Mencaraglia, Siena, Gorée, 2008, pp. 46.

 

La collana “Ingradimenti”, della casa editrice Gorée, giunta al suo quarto titolo,  è dedicata a una letteratura per e sui bambini, in questo caso dolcissimi autori di poesie in grado di trasmettere commovente volontà di vita e speranza al mondo degli adulti. Accompagnate tutte dal testo originale spagnolo a fronte, il libro presenta le composizioni di bambini nicaraguensi malati di cancro o di leucemia, che l’iniziativa di un medico, poeta e narratore, Fernando Silva, direttore dell’ospedale Pediatrico La Mascota di Managua, ha permesso di essere espresse e raccolte. Sono molte le collaborazioni che si sono intrecciate intorno a questa pubblicazione: quella della Clinica Pediatrica di Monza (Università Milano-Bicocca, Ospedale San Gerardo, Monza), della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, dell’ambasciata tedesca in Nicaragua, e di molte persone che hanno contribuito, con la professionalità, il tempo, la partecipazione, a partire dal poeta Ernesto Cardenal, che in questo modo si riallaccia ai Talleres de poesía sviluppati durante la sua esperienza di ministro della cultura in Nicaragua e all’intuizione del valore terapeutico dell’espressione creativa poetica. In particolare, il Prologo di Ernesto Cardenal presenta i vari metodi utilizzati per far sì che i bambini scrivessero buona poesia, avvalendosi anche di altre esperienze, come quella del poeta nordamericano Kenneth Koch, svoltesi in ospizi e nelle scuole: sono metodi in realtà applicabili a tutti i bambini, molto semplici, utili per far emergere una potenzialità spesso inibita. Forse non tutte le poesie che hanno ottenuto, avverte Cardenal, sono belle, nonostante questo sia auspicabile, ma tutte hanno permesso di fare bene ai bambini. Ed egli confessa di essersi in più di un’occasione trovato ad invidiare la freschezza e l’originalità di un’immagine espressa dai piccoli poeti, spesso dotati di una straodinaria capacità di osservazione e di memoria, anche se chiusi tra le pareti di un ospedale. I ricavi delle vendite del volumetto sono destinati al sostegno dell’attività dell’Hospital Materno Infantil Manuel de Jesús Rivera “ La Mascota di Managua. (C. Camplani)

 

 

4.     La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

Poco conosciuto è questo testo che Neruda prediligeva tra i non numerosi suoi scritti in prosa che lo divertivano. Vi si coglie, insieme all’umorismo di cui era capace, la critica a un sistema che tristemente vedeva perpetuarsi nel mondo americano e che quindi si accorda con le numerose condanne di cui è ricca la sua poesia, dal Canto general a Fin de mundo e oltre.

Quale omaggio al Poeta, ne diamo qui il testo, per ricordare Pablo, in uno dei suoi aspetti creativi più interessanti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

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NOTIZIARIO N. 27

(febbraio 2008)

 

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

responsabile scientifico: Giuseppe Bellini

 

 

 

 

1.      CONVEGNI, CONFERENZE E seminari

 

·        Il giorno 21 gennaio, all’Instituto Cervantes di Milano, è stato presentato il volume di Luciano Curreri Le farfalle di Madrid. Hanno partecipato, oltre all’autore e al direttore del Cervantes, José Antonio Castro Fernández, Giuseppe Bellini, Paolo Collo e Giovanni Tesio.

·        Dal 30 gennaio al 1° febbraio si è svolto a Milano, presso l’Università degli Studi, il convegno Rileggere l’Ottocento, cui hanno assistito Clara Camplani e Patrizia Spinato per fare il punto sullo stato degli studi storici italiani in tema di viaggi, esilio e migrazioni.

·        Il 12 febbraio, presso la Sala Napoleonica di Palazzo Greppi a Milano, si svolgerà un seminario interdisciplinare dal titolo VOLTI DEL MESSICO. Un percorso storico, tra cultura, religione e politica. Tra gli altri, interverrà Emilia Perassi.


2.      PUBBLICAZIONI IN VOLUME

 

Nei «Quaderni della ricerca», diretti da Giuseppe Bellini, è apparso il volume XVII:

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*             Aa.Vv., L’ispanoamericanismo italiano da Milano a Milano, a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi, Roma, Bulzoni Editore, 2007, pp. 38.

 

Il volume raccoglie una parte delle relazioni presentate al convegno omonimo, svoltosi presso l’Università Statale l’8 maggio 2007, con l’intenzione di fornire tempestivamente le notizie storiche fondamentali riguardanti la nascita e lo sviluppo degli studi ispanoamericani a Milano, prima in ambito accademico, successivamente ad opera del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Questi i saggi riuniti: Giuseppe Bellini, «L’Ispanoamericano: da Milano a Milano»; Silvana Serafin, «Da Venezia a Udine»; Clara Camplani, «L’attività del CNR attraverso il Centro per lo Studio delle Letterature e delle Culture delle Aree Emergenti (1992-2001); Patrizia Spinato B., «Dallo C.S.A.E. all’I.S.E.M.: prospettive di ricerca»; Jaime J. Martínez Martín, «Relaciones entre la Cátedra de Literatura Hispanoamericana de la Universidad de Milán y las Universidades españolas». (P. Spinato B.)

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3.      SEGNALAZIONE RIVISTE

 

Riproduciamo gli indici delle riviste iberistiche di nostra competenza apparse ultimamente:

 

Studi di letteratura ispano-americana, nn. 37-38, 2007:

 

Articoli

 

Ø  Cristina Ponisio, Presagios y “retórica apocalíptica” en las crónicas sobre la conquista de la Nueva España.

Ø  Anamaría González Luna, El periodismo como militancia católica: la colaboración de Efraín González Luna en “ La Epoca ”, en el México de 1917-1919.

Ø  Antonio Lorente Medina, Realidad histórica y ficción en “Los de abajo”.

Ø  Clara Camplani, Mario Monteforte Toledo: uno sguardo dall’Italia.

Ø  Patrizia Spinato Bruschi, Syria Poletti e il difficile riscatto dall’emarginazione.

Ø  Laura Scarabelli, “Historia de lunas”, di Alejo Carpentier e la disseminazione “mestiza” dell’essere cubano.

Ø  Tiziana Gibilisco, Adaptación y cambio de género en la versión norteamericana de la obra de María Luisa Bombal.

 

Schede e recensioni

 

§  A. Skármeta, Borges e altre storie d’amore. (G. Bellini).

§  Guevariana. Racconti e storie sul Che. (G. Bellini).

§  S. Roncagliolo, Abril rojo. (I. Bajini).

§  C. Galzio, Quattro studi su “Ifigenia” di Teresa de la Parra. (G. Bellini).

§  A. Galeota Cajati, Le regole dell’enigma. La narrativa di Silvina Ocampo (G. Bellini).

§  A. Augier, Pablo Neruda en Cuba y Cuba en Pablo Neruda. (G. Bellini).

§  Dizionario storico biografico dei liguri in America Latina (C. Camplani).

 

 

4.         SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

 

 

v  Annali, sezione romanza, XLVII, 2, Napoli, L’Orientale editrice, 2005, pp. 319-704.

 

Dell’illustre periodico dell’Università degli Studi di Napoli, «L’Orientale», attualmente diretto da Giovanni Battista De Cesare, segnaliamo l’uscita del secondo volume relativo al 2005, sempre pregevole per gli articoli relativi all’ambito iberico ed iberoamericano. Di particolare attualità il contributo di Nicasio Salvador Miguel, cattedratico della Complutense di Madrid, che si interroga sull’abuso del termine «mediterraneo» e sulle relative implicazioni nel saggio introduttivo: «¿Existe una literatura mediterránea? Reflexiones desde el pasado hacia el presente»: secondo lo studioso, non si può parlare di una cultura mediterranea come di una cultura unitaria né uniforme, giacché ne mancano le premesse dai tempi dell’Impero Romano; inoltre, non esistendo una lingua mediterranea, non esiste neppure una letteratura cui attribuire questa denominazione. Tra gli articoli di area iberica segnaliamo: Louis Imperiale, «Nuevas observaciones sobre la Paradoja de Gutierre de Cetina»; Salvatore Zumbo, «Destruir es crear: conexión pastoril en Boccaccio y Cervantes»; Teresa Cirillo, «Cabeza de santidad o civitas meretrix. Roma/amor vista por Francisco Delicado»; Daniela Natale, «Valera tra rifacimento e creazione»; Joan Cammarata, «The Social Code of Don Quixote»; Antoni Nomdedeu Rull, «Reflexiones acerca de una redefinición de diccionario»; Rosalina Nigro, «José Ortega y Gasset: dalla formazione culturale tedesca alla ragiona storica»; infine, tra le molte recensioni, particolarmente interessante la lettura di Germana Volpe de El arte verbal k’iche’ di Michela Craveri. (P. Spinato B.)

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v  AA.VV, Racconti per Pablo Luis, Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2006, pp. 261.

 

Quale omaggio per l’uscita di ruolo dall’insegnamento universitario, gli amici hanno dedicato a Pablo Luis Ávila, ordinario di Lingua e letteratura spagnola nell’Università di Torino, una serie di racconti, di evocazioni, e di brani vari, raccolti nel volume sopra indicato. Introduce un breve prologo di Saramago, amico ed estimatore dell’omaggiato, cui segue una premessa di Lorenzo Massobrio e quindi una introduzione di Paolo Bertinetti, il quale sottolinea come il volume rappresenti “la testimonianza d’affetto di poeti, scrittori, colleghi ed amici, che nel corso del tempo hanno avuto modo di apprezzare le sue doti d’artista e di studioso, di poeta e di pittore, di professore e di critico”. All’insegna della stima e dell’amicizia, quindi, e ciò sottolinea anche la vasta serie di presenze nella tabula gratulatoria. Personalmente, dalla nebbia del tempo, emerge il momento iniziale della presenza di Pablo nel nostro paese, quando a Milano fu mio lettore nella Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università Bocconi, come emergono i momenti non sempre facili della contestazione studentesca, e più tardi quelli di un risorto, perché incancellabile, affetto condiviso. Lunghi anni attivi auguro a Pablo Luis, parte di un momento esaltante della nostra comune vicenda di vita e di studio, bene evocata nel volume da Pier Luigi Crovetto che, da studente, fu testimone partecipe. Infatti, non solo di quei quattro anni bocconiani Crovetto ricorda la nebbia, “l’algida mestizia del pensionato”, ma, emigrato presto da francese a spagnolo, evoca l’incontro con gente capace di trasmettere “integro il frisson dei versi di Cernuda e di Guillén”, il “sacro fuoco della letteratura” e persino “gli esotismi di un mondo un poco misterioso, dal quale di quando in quando venivano a trovarci testimoni di assoluta eccezione (Asturias, Neruda)”. Pablo era parte rilevante del gruppo come lettore, Depretis allievo e Morelli assistente, all’inizio della sua carriera accademica, proprio in Bocconi. (G. Bellini)

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v  Pedro Sevylla de Juana, Ad memoriam, Madrid, Ergatorre Libros, 2007, pp. 256.

 

La costruzione del romanzo, che ha per protagonisti uno scrittore e una archeologa prematuramente scomparsi, è affidata alla voce della loro figlia che, terminati gli studi universitari, decide di dare alle stampe un manoscritto, steso dagli amici dei genitori, sulla figura del padre, morto in modo violento nel momento di maggiore pienezza creativa. La condizione di orfanezza dalla nascita orienta un percorso di ricerca che, da ricostruzione della vita paterna e analisi della sua opera, arriva a costruire un’ampia riflessione sul mondo, sull’idea di evoluzione e progresso individuale e sul desiderio di continuità e permanenza. Il romanzo intende offrire una sintesi di entrambe le tensioni, in armonica convivenza di entrambi i principi. Pedro de Sevylla de Juana ha praticato diversi ambiti della comunicazione, lavorando nella pubblicità e nel marketing e passando dalla poesia ai racconti, per approdare infine al romanzo. E’ oggi al suo sedicesimo libro. In questo romanzo sono rintracciabili le radici contadine e il paesaggio di Fuentes de Valdepero, il paese il provincia di Palencia dove lo scrittore è nato nel 1946. Ad memoriam è dedicato “A la generación de mis nietos, que deberá hacer y exigir mucho más que la nuestra para reducir las crecientes diferencias sociales”. (C. Camplani)

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v  Pedro Sevylla de Juana, La musa de Picasso. Relatos, Madrid, Ergatorre Libros, 2007, pp. 208.

 

Giunta alla seconda edizione nel giro di pochi mesi, l’ultima raccolta di racconti testimonia del favore di un pubblico di affezionati lettori di questo autore vagabondo, attualmente residente a El Escorial, dopo aver vissuto a Valladolid, Barcellona, Madrid, Parigi, Amsterdam, nonché in Svizzera, Portogallo, Marocco. Un autore che ha al suo attivo dieci romanzi, riconoscimenti quali il premio Ciudad de Toledo per il romanzo nel 1999 e quello Internazionale “Vargas Llosa” per il romanzo nel 2000, finalista nel 2005 del premio per il romanzo  Ateneo-Ciudad de Valladolid. Gli undici racconti de La musa di Ricasso spaziano da scenari che vanno da Ginevra a Roma, durante gli ultimi giorni di papa Woytila, da una ricostruzione non consueta dell’attentato dell’11 marzo, vista da un arabo vittima dell’attentato, alla originale analisi della figura di Picasso, il primo racconto che dà il titolo alla raccolta. In tutti Pedro Sevylla persegue la propria ricerca sulla complessità umana, esplorata nelle sue sfaccettature e nella sua omogeneità di fondo. (C. Camplani)

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v  Fernando Pessoa, Il custode dei greggi, a cura di Paolo Collo, traduz. di Pierluigi Raule e Luigi Panarese, Firenze, Passigli, 2007, pp. 93.

v  Idem, Vite di Fernando Pessoa scritte da sé medesimo e raccolte da Paolo Collo, Firenze, Passigli, 2007, pp. 86.

 

Due preziosi libretti, questi editi da Passigli nella collana “Le occasioni”, che riportano giustificatamente l’attenzione sul grande scrittore portoghese Fernando Pessoa, il quale da lungo tempo gode di attenzione in Italia. Ma queste due pubblicazioni sono mezzo efficace per rinnovare l’interesse verso il poeta e il narratore, ora riproposte da Paolo Collo, cui si deve lo studio introduttivo al primo dei due volumetti, il commento e la scelta di testi del secondo. Non cesserà Pessoa di dire al lettore cose profonde, e questi a circondarlo della propria stima e adesione. (G. Bellini)

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v  Oliverio Girondo, Calcomanías (Poesía reunida 1923-1932), Ed. y prólogo de Trinidad Barrera, Sevilla, Renacimiento, 2007, pp. 206.

 

Preceduto da un puntuale prologo della curatrice, appare questo prezioso volumetto che riunisce l’opera di uno dei più interessanti avanguardisti argentini. Trinidad Barrera, cattedratica di letteratura ispanoamericana nell’Università di Siviglia, ben nota per i rilevanti contributi che ha dato al settore, dalla letteratura coloniale a quella dei giorni nostri, cura in questo volume la produzione poetica di Oliverio Girondo dal 1922 al 1932, epoca in cui lo scrittore dà alla stampa i ben noti Veinte poemas para ser leídos en el tranvía (1922), Calcomanías (1925), Espantapájaros (1932). Con questi libri avanguardisti, permeati di humor, lo scrittore conquista nella storia letteraria ispanoamericana un posto di estremo rilievo. La curatrice nel suo studio approfondisce in modo efficace il significato dell’autore e dell’opera, ponendone in rilievo, con le radici culturali, l’originalità assoluta nell’ambito dell’avanguardia. Il libro è poi una realizzazione preziosa anche dal punto di vista editoriale. (G. Bellini)

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v  Luciano Curreri, Le farfalle di Madrid. L’Antimonio, i narratori italiani e la guerra civile spagnola, Roma, Bulzoni, 2007, pp. 337.

 

Un libro di grande interesse, questo del Curreri, professore di letteratura italiana nell’Università di Liegi. Partendo dal racconto di Sciascia e approfondendo il significato dell’opera dello scrittore siciliano, con capillare indagine intorno alla produzione narrativa originata dal conflitto ispanico, —partendo da Hemingway, Bernanos e Malraux—, e non solo, ma anche saggistica e delle realizzazioni cinematografiche, l’autore costruisce un’efficace documento intorno al significato della guerra civile spagnola in Italia, prima e dopo la caduta del fascismo, fino al momento attuale, rappresentato soprattutto dai frequenti riferimenti di Tabucchi e di Arpaia nella loro opera. Uno studio, questo del Carreri, che si impone non solo per la minuta documentazione, ma per la partecipazione dell’autore al dramma spagnolo, senza venir meno a un fondamentale equilibrio, senza caricare ideologicamente le tinte, bensì sottolineando la portata del dramma, che vede riflettersi anche sul nostro presente. Nella sostanza, Le farfalle di Madrid sono ben più di uno studio su Sciascia e sulla presenza della guerra civile spagnola nella narrativa italiana: un’elaborazione di problematiche profonde, che coinvolgono tutta un’epoca e si proiettano sul precario futuro dell’umanità. (G. Bellini).

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v  Pablo Neruda, Vita, poetica, opere scelte, Milano, Il Sole 24 Ore, 2007, pp. 607.

 

Nella nuova iniziativa de Il Sole 24 Ore, dedicata alla poesia contemporanea, appare questo ponderoso volume antologico, su licenza della Ugo Guanda, che comprende buona parte della traiettoria poetica di Pablo Neruda, nella traduzione di Roberta Bovaia. Precede lo studio di Franca Gusmini, “Vita e poetica”, autrice anche degli “Apparati”. Il citato studio occupa 125 pagine, una parte notevole del volume, ed è arricchito da una interessante documentazione fotografica, in bianco e nero o a colori, che alleggerisce sensibilmente l’insieme, rendendo più accattivante, e originale, il libro. La scelta poetica inizia dai Veinte poemas de amor… e termina con il Memorial di Isla Negra, una scelta che avrebbe potuto essere ampliata fino alle ultime opere del poeta, ma che non lo è stata evidentemente per la questione dei diritti d’autore o per la comodità di riprodurre così com’era il libro precedentemente curato dalla Bovaia. Chiude il volume una “Cronologia” e una “Bibliografía”, puntuale, questa, relativa alle opere di Neruda, alle traduzioni in italiano e agli studi sull’autore. Un piccolo neo segnalo nel secondo paragrafo: valeva la pena di indicare i nomi dei traduttori, ma questi benemeriti della cultura l’editoria italiana tende sempre a metterli in ombra. (G. Bellini).

 

 

v  Jorge Eduardo Eielson, Di stanza a Roma, a cura di Martha Canfield, Roma, Edizioni Ponte Sisto, 2007, pp. 141.

   

 All’interno dell’elegante collana Doppiofondo, Martha Canfield dedica il volume Di stanza a Roma all’amico Eielson. Poeta, narratore, scultore, pittore: artista, insomma, nel senso piú completo della parola, Eielson nasce a Lima nel 1924; si trasferisce in Europa nel 1949 e si stabilisce prima a Parigi, quindi a Ginevra, e dal 1951 a Roma e infine a Milano, dove muore nel 2006. In questa raccolta di poesie lo scrittore peruviano ci presenta la propria visione dell’Urbe e della meschina umanità che la popola, il suo disgusto per le gerarchie ecclesiastiche, le emozioni e le riflessioni legate ad una geografia reale ma che è puro pretesto per evocare sia il passato, opprimente, sia il presente, marmoreo e silenzioso. A cura di Martha Canfield sono l’introduzione, «L’uomo che annodava le stelle alle parole», la biobibliografia dell’autore e una lunga intervista, «Vedere evocare cantare Roma», che chiude il volume. (P. Spinato B.)

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v  Bernardo Reyes, El enigma de Malva Marina. La hija de Pablo Neruda, Santiago de Chile, RIL Editores, 2007, pp. 245.

 

I nostri lettori non  avranno, spero, dimenticato lo scritto di Bernardo Reyes, pubblicato sul n. 24 (2007) del nostro bollettino, relativo all’incontro a Buenos Aires, tra Neruda e Lorca. Faceva parte di un libro in preparazione, che la gentilezza dell’amico mi aveva permesso di pubblicare in anteprima. Ora il libro è apparso ed è di grandissimo interesse poiché ricostruisce, con elementi del tutto inediti e ignorati, una parte fondamentale della vita sentimentale e artistica di Neruda. Ben poco si sapeva della sua relazione con la prima moglie, María Antonieta Hagenaar, olandese, cui si era unito durante la sua residenza in Asia e dalla quale aveva avuto una figlia, Malva Marina, ormai defunta quando la fama del poeta si era diffusa nel mondo. Con un lavoro paziente, puntiglioso e anche di grande dedizione affettiva, il Reyes, “sobrino nieto” del poeta, si è dedicato a ricreare le vicende della coppia e quelle della figlia, cui Neruda mai faceva allusione tanto che molti, io stesso, per vario tempo credettero che non esistesse. Ciò facendo Bernardo Reyes va ricreando l’atmosfera che, tra Oriente e America fece da sfondo a un periodo assai difficile per il poeta, e lo fa con comprensione, non scevra da critica, attingendo a una serie inedita di dati da lui raccolti con un’indagine minuziosa, puntigliosa e certa. Nella ricostruzione di quel particolare periodo, che corrisponde alle Residencias, lo studioso coinvolge tutta l’opera del poeta, da conoscitore profondo, con ciò rendendo vivo un momento critico, ma anche esaltante per creatività, di Neruda. Reyes lo fa con una partecipazione di grande umanità, senza sdilinquimenti, né partigianerie, ma da fine persona quale egli è, dotata di grandi sentimenti, oltre che di competenza critica, rendendo vivo un quadro che contribuisce a far conoscere meglio, tra luci e ombre, il suo grande parente, con la sensibilità di un investigatore serio, al tempo stesso dotato di grandi qualità umane, che rendono particolarmente avvincente ogni pagina di questo libro, fondamentale ormai per conoscere Neruda e la sua opera. (G. Bellini)

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v  Juana Inés de la Cruz , Il divino Narciso, Traduzione e studio di Barbara Fiorellino, Roma, Bagatto Libri, 2007, pp. 308.

 

Preceduta da un puntuale studio introduttivo, che pone in rilievo la personalità e la vicenda di Sor Juana tra “inquietudine e conflitto”, l’autrice tratta approfonditamente del sincretismo e dell’allegoria nell’auto sacramental più famoso della suora messicana, El Divino Narciso. Passa quindi a spiegare i criteri del suo tradurre, cui è giunta dopo successive prove, fino al risultato finale, rispettoso della forma originale e della fedeltà al testo. Di molto interesse la disamina dell’opera sorjuanina prescelta ed efficace e meditata la traduzione. In appendice due studi, il primo dedicato alle traduzioni dell’opera di Sor Juana in Italia, l’altro all’esame di due opere di teatro dedicate alla suora messicana —una di Dacia Maraini, l’altra di Maura del Serra—, accrescono l’interesse di questo libro, per il quale, da sorjuanista appassionato, mi auguro ulteriori apporti da parte della studiosa. (G. Bellini)

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v  Nicanor Parra, Le montagne russe (poesie scelte), Traduzione e cura di Stefano Bernardinelli, Milano, Edizioni Medusa, 2008, pp. 166.

 

Nella collana Rhythmos, diretta da Franco Nasi, Stefano Bernardinelli pubblica una efficace scelta da tutta la produzione poetica di Nicanor Parra, non solamente espressione ben nota dell’antipoesia, ma grande poeta, tale da entrare legittimamente nel numero dei massimi lirici del suo paese. Il curatore non solo compie una scelta numerosa ed efficace dalla poesia di Parra, ma traduce con grande proprietà, ottenendo un risultato che non fa rimpiangere l’originale, risultato peraltro non sempre raggiunto da chi traduce poesia. Infatti, pur presentando, il libro, il testo originale a fronte, il lettore non sente imperativo il bisogno di ricorrervi, tale è l’efficacia della traduzione. Alla quale contribuiscono anche gli accorgimenti relativi a quel “linguaggio della strada” che è proprio del poeta cileno. Il che attesta la finezza interpretativa del traduttore, il quale è anche un preparato critico, come dimostra lo studio finale che egli dedica al poeta e alla sua opera. Si accoglie, quindi, con vero favore questo libro curato dal Bernardinelli, che torna a richiamare l’attenzione su un grande poeta ispanoamericano, solo in epoca ormai remota presentato in Italia, ad opera di Hugo García Robles e Umberto Bonetti, in una antologia einaudiana, Antipoesie, del 1974. (G. Bellini)

 

           

5.     La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

 

Patrizia Spinato Bruschi

 

Presentazione della biblioteca dell’I.S.E.M., SEZIONE DI Milano

 

La biblioteca specializzata dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, unità staccata di Milano, nasce in concomitanza con l’istituzione del Centro per lo Studio delle letterature e delle culture delle Aree Emergenti (C.S.A.E.) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, la cui Sezione milanese s’interessa all’area ispanofona e lusofona.

Dal 1993, pertanto, comincia a formarsi un primo nucleo librario costituito in primis dalle numerose donazioni personali di Giuseppe Bellini, responsabile scientifico del Centro; cominciano inoltre a confluire gli scambi che vengono attivati con le collane delle principali istituzioni universitarie europee ed extraeuropee, e le prime acquisizioni librarie che arricchiscono progressivamente il primitivo fondo. Nel giugno del 1995 viene perfezionata l’acquisizione della biblioteca dell’Associazione per le Relazioni Culturali con la Spagna , il Portogallo e l’America Latina (A.R.C.S.A.L.) di Torino, già appartenuta a Giovanni Maria Bertini: costituita da 4100 volumi e 150 titoli di riviste, essa completa, tematicamente e cronologicamente, il fondo esistente e lo arricchisce di opere rare, difficilmente reperibili sia nelle librerie, sia nelle maggiori biblioteche internazionali.

La schedatura elettronica è cominciata nel 1996 ad opera di Antonia Negrini ed Irene Buonafalce, sotto la direzione di Patrizia Spinato, che ne cura gli aggiornamenti. Essa copre piú della metà del patrimonio librario, mentre interessa solo parzialmente i periodici. Dall’agosto del 2000, inoltre, il catalogo è stato immesso in rete da Nadia Costa, migliorandone la fruibilità (http://users.unimi.it/cnrmi/php/catalogo.php): a tutt’oggi i contatti con l’esterno, misurati con la registrazione degli accessi al sito dell’unità milanese, ammontano a 11.500. Il dato numerico è di una certa rilevanza, considerata l’elevata specializzazione della biblioteca e la sua ubicazione decentrata rispetto alle biblioteche di settore presenti sul territorio milanese.

Punto di forza, passibile di miglioramento ulteriore ma già di buon livello qualitativo e quantitativo, è l’articolazione delle schede catalografiche, che consentono di visualizzare non solo i dati essenziali del volume (autore, titolo, città, casa editrice, anno d’edizione, numero delle pagine, segnatura), ma anche un insieme di notizie spesso ignorate dalla maggior parte degli schedari, per esempio lo spoglio dei volumi, monografici e miscellanei, con una serie di parole chiave che permettono di accedere con sufficiente precisione ai contenuti. Dal 2006, inoltre, è stato introdotto un sistema di ricerca unificato, che consente di interrogare i cataloghi dei vari fondi attraverso un processo trasversale per autore / titolo / casa editrice.

La biblioteca dell’I.S.E.M. di Milano si compone di circa: 10.000 volumi (di cui solo seimila catalogati), 200 titoli di riviste e periodici (di cui solo sessanta parzialmente catalogati), 200 estratti, interamente da censire, tutti di interesse letterario, linguistico, storico, geografico, etno-antropologico, artistico, musicale, filosofico, religioso, giuridico ed economico, relativamente alla penisola iberica e all’America Latina.

Previa documentazione sul catalogo in rete, a laureandi, dottorandi e studiosi per consultazione è permesso l’accesso alla biblioteca, su appuntamento.

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

 

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NOTIZIARIO N. 26

(novembre 2007)

 

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

responsabile scientifico: Giuseppe Bellini

 

 

 

1.      CONVEGNI, CONFERENZE E MOSTRE

 

·        Sabato 12 maggio 2007, presso la Sala Studio A. Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano si è svolta una tavola rotonda, presieduta da Laura Laurencich Minelli, avente per oggetto le collezioni etnografiche: intersezioni tra le discipline, strategie di esposizione e di comunicazione nell’era della globalizzazione. Hanno partecipato: Davide Bigalli, Serge Gruzinski, Vito Lattanzi, Emilia Perassi, Silvia Maria Pizzetti, Massimo Rizzardini, Alessandra Russo.

·        Dal 9 al 13 luglio, Emilia Perassi ha tenuto un corso dal titolo Identidad cultural peruana presso l'Universidad Católica di Chiclayo (Perù) all'interno del progetto Prodesipán, finanziato dal Fondo Italo-Peruano (FIP) e sostenuto dall'Università degli Studi di Milano.

·        Dal 19 al 29 luglio ha avuto luogo la XII Feria Internacional del Libro, a Lima, in cui paese invitato d’onore per il 2007 era l’Italia. Il nostro Istituto ha contribuito con un’esposizione di una scelta dei propri libri. Il giorno 21 è stato letto il saggio di Emilia Perassi su “Antonello Gerbi entre Italia e Perù”.

·        Isabel Manachino de Pérez Roldán, docente dell’Università di  Córdoba (Argentina), il giorno 10 ottobre ha tenuto una conferenza presso l’Università degli Studi di Milano, con il patrocinio della cattedra di letteratura ispanoamericana,  sull’emigrazione italiana in Argentina tra il 1870 e il 1914.

·        Presso il Museo civico di Vicenza, in Palazzo Chiericati, dal 22 settembre al 21 ottobre, è stata aperta la mostra L’oro del Perù, gioielli, simboli e leggende di civiltà scomparse, durante la quale sono stati esposti preziosi reperti dell'arte orafa peruviana preispanica selezionati da Antonio Aimi, dell'Università degli Studi di Milano.

·        Tra il 27 settembre e il 3 novembre, a Milano, presso l’Istituto Cervantes, ha avuto luogo una celebrazione di Attilio Rossi, pittore, scenografo, editore, a cui si deve, grazie all’amicizia che lo legava a Pablo Picasso, l’esposizione di Guernica, nel 1953, a Palazzo Reale, a Milano, assieme ad altre opere del pittore spagnolo. All’inaugurazione hanno presenziato Pablo Rossi, figlio dell’artista, Ugo Intini, viceministro degli Affari Esteri, ed Enrique Romeu Ramos, console spagnolo.

·        Si è svolto presso la Sala Florio dell’Università degli studi di Udine nei giorni 18 e 19 ottobre il Convegno internazionale: Scrittura migrante. Parole e donne nelle letterature d’oltreoceano. All’interno del Convegno sono stati  presentati il primo numero della rivista Oltreoceano e i primi tre numeri della Rivista Studi Latinoamericani / Estudios Latinoamericanos, tra i quali il n. 3, a cura di Mario Sartor e Silvana Serafin, è dedicato al tema delle migrazioni: del nostro Istituto ha partecipato, con un proprio intervento, Giuseppe Bellini.

·        Il giorno 6 novembre, a Milano, presso la libreria Mondadori, ha avuto luogo la presentazione del volume L'uomo che anticipò Disney – Il cinema d'animazione di Quirino Cristiani, di Giannalberto Bendazzi, della casa editrice Tunué. Si tratta della storia inedita del pioniere del cinema d’animazione in America Latina, Quirino Cristiani, di origine italiana ed emigrato in Argentina, a Buenos Aires, nel 1900 con la famiglia. L’autore del libro mette in luce per la prima volta come il Cristiani sia stato l’autore del primo lungometraggio d'animazione sonoro del mondo, nel 1931, spostando in tal modo l’inizio della storia del cinema d’animazione. Hanno partecipato all’incontro, oltre all’autore, Paolo Bosisio, coordinatore della Sezione Spettacolo entro il dipartimento di Storia delle Arti, della Musica e dello Spettacolo dell'Università degli Studi di Milano ed Emilia Perassi, docente di Lingue e Letterature Ispanoamericane della medesima università.

·        Il giorno 21 novembre 2007, alle ore 9.30, avrà luogo presso l’Università IULM di Milano una giornata di studi dal titolo Los ojos en la ciudad. Mappe, percorsi e divagazioni urbane nella letteratura ispanoamericana. La giornata si articolerà in tre sessioni, “Letteratura e immaginario urbano”, “Volti urbani in America latina: la ciudad criolla”, “Volti urbani in America latina: la ciudad fragmentada”. Del nostro Istituto — che ha dato il proprio patrocinio all’iniziativa — fanno parte del Comitato Scientifico Giuseppe Bellini ed Emilia Perassi. Giuseppe Bellini parteciperà con un proprio intervento su Città del cielo e città dell’inferno: Neruda e Asturias.

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2.         Attività di ricerca e interscambi culturali

 

 

 

3.         SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

v  Rafael Flores, Otumba, prefazione di Emilia Perassi, traduzione di Monica Fumagalli, consulenza linguistica di Irina Bajini, Milano, Viennepierre edizioni, 2006, pp. 132.

 

Indubbiamente l’opera cui qui ci si riferisce non è adatta a una lettura veloce, per lettori stanchi, come anche avverte Emilia Perassi nella prefazione, motivo per cui è una volta di più apprezzabile la scelta editoria della casa editrice che propone al pubblico italiano la traduzione del primo romanzo dello scrittore argentino Rafael Flores Montenegro. Il tentativo di nominare l’innominabile già di per sé si presenta come progetto ostico, tanto più difficile in quanto l’autore ha  vissuto personalmente l’irruzione nella propria vita della dittatura militare protrattasi dal 1976 al 1983, che, come un lutto collettivo, necessita di una lunga elaborazione per poter essere raccontata. Otumba è luogo reale, sulle carte geografiche, è memoria  storica, della battaglia combattuta tra l’esercito spagnolo di Hernán Cortés e quello azteca nel 1520, ma è anche allegoria di città indistinta latinoamericana: “Otumba non appartiene a nessun paese. Si trova a sud del mondo”. essa è al contempo lo scenario, che tanto assomiglia a Buenos Aires, - ma che potrebbe appartenere a qualunque altro paese latinoamericano visitato dall’aberrazione di una dittatura feroce, - in cui si muove il protagonista Roberto Ferreyra, militante sindacale, rientrato – al termine della repressione militare - per un breve soggiorno in patria dall’esilio europeo. Simbolismo e realtà, sogno e memoria, storia e leggenda si intrecciano nel racconto del ritorno di Roberto, nel suo tentativo di ritrovare radici strappate, di ricostruire un’identità confusa e contradditoria. Al rischio di banalizzare la turpitudine della violenza legalizzata con una narrazione realistica, Flores reagisce con una scrittura fatta di giustapposizione di sensazioni, di stati psicologici, di evocazioni di personaggi che affiancano il protagonista ma di cui non si afferra la reale identità, metafore di modalità diverse e opposte di recupero della normalità dopo il terrore: come Juana, di cui non viene rivelato il vero nome, metafora della capacità di adattarsi alla vita che continua e quindi di sopravvivere o Alfredo Beltrán, l’amico scrittore, che sceglie di votarsi interamente al riscatto della memoria, subendone la conseguente alienazione dalla vita reale che troverà il suo esito nel suicidio.

Libro dalla struttura originale, non facile, - per l’attenzione vigile cui costringe il lettore, nel seguire la pista del racconto, tra l’alternasi e la frantumazione della narrazione, - ma tessera importante di quel periodo storico, il Proceso, che rischiamo di voler tutti dimenticare. (C. Camplani)

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v  Rosa Maria Grillo (ed.), L’America Latina tra civiltà e barbarie, Salerno / Milano, Oèdipus, 2006, pp. 409.

 

 Il volume raccoglie parte degli Atti del XXVI Convegno Internazionale di Americanistica,  la cui giornata conclusiva si è tenuta all’Università di Salerno nel maggio del 2004. Malgrado il consueto ritardo nella pubblicazione di raccolte di questo genere, e anche della presente segnalazione, il libro mantiene intatti interesse e attualità. Tema antico, questo del contrasto tra civiltà e barbarie in America Latina, iniziatore Sarmiento, e sempre più attuale e dibattuto oggi. La curatrice, docente ispanoamericanista dell’università salernitana, premette alla raccolta di saggi un interessante preambolo, “Da un convegno a una proposta didattica”, che è nella sostanza quella di una radicale revisione del concetto di barbaro e di civile per quanto attiene all’America detta “latina”. In effetti, l’inizio della “civiltà” americana non coincide con l’arrivo di Colombo, anche se questi inizia, come sempre ho sostenuto, e la Grillo conferma, la letteratura ispanoamericana. Esistono, infatti, le civiltà indigene, a lungo trascurate dalla cultura occidentale, anche se non è da dimenticare quanto alcuni religiosi, al tempo iniziale della Colonia, fecero per salvarne la memoria, nonostante le distruzioni degli armati e dei fanatici. Valga per tutti il noto frate Bernardino de Sahagún. Quindi, una nuova coscienza si impone, oggi più che mai, nei confronti dell’America, una riscrittura della sua storia culturale, anche se è giusto sottolineare, come affermano gli studiosi più spassionati, che la scoperta valse in definitiva ad immettere tutto un continente nel circolo mondiale della storia. Di grande rilievo sono nel volume gli interventi: di Romolo Santoni sull’antropologia, l’identità, l’alterità, l’America prima di essere nominata tale, le relazioni tra Europa e il Mondo Nuovo, la Mesoamerica ; di Mario Humberto Ruz, su “Gestos, voces y letras de resistencia maya colonial”; di Piero Gorza, su “Barbarie e identità: gli equivoci della paura”. Alla Grillo si deve l’esame, ampio, della parte letteraria, dalla Scoperta alla narrativa contemporanea. Di argomento storico, e di particolare interesse è lo studio di Maria Teresa González de Garay dedicato al romanzo Los pasos perdidos, di Carpentier, dove sviluppa “algunas ideas sobre la civilización y la barbarie”. (G. Bellini)

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v  Pier Luigi Crovetto, Cultura spagnola, Roma, Editori Riuniti, 2007, pp. 255.

 

In questo, alla fin fine, limitato numero di pagine, Pier Luigi Crovetto offre non un panorama, ma un approfondito esame della storia politica e culturale della Spagna, partendo da celti, iberi e romani, per giungere fino ai giorni nostri, vale a dire ai tempi del governo di Zapatero. Va giustamente sottolineato il tour de force di questa che vuole essere una visione d’insieme per nulla accademica della storia vitale di un grande Paese, al quale il Crovetto ha dedicato per molti anni, e ancora dedica, la sua attività di fine studioso, con una passione che mai ha fatto ombra al rigore. E’ quindi di grande interesse l’esame cui l’autore sottopone la vicenda storica e culturale della Spagna, che presenta in una visione d’insieme mai fin qui tentata, almeno in Italia, dando ragione, nel campo politico, di luci e di ombre, di raggiungimenti e di fallimenti della nazione che tanto ha dato, nel bene e nel male, all’Europa e al mondo. Ma l’originalità principale del discorso sta nell’esame, come del resto indica il titolo, del contributo che la Spagna ha dato alla cultura: letteratura ed arte, visti alla luce degli avvenimenti che hanno determinato la storia. Il che dà una dimensione particolare allo studio del Crovetto, che si qualifica per vivacità d’intelligenza e approfondita meditazione. Chi affronta la lettura di questo volume è subito catturato dal discorso, privo di condizionamenti, dall’acribia che distingue lo studioso e dal sabor del suo esprimersi, così che dalla prima pagina si sente trascinato irresistibilmente in una lettura che non ammette soste, fortemente costruttiva, che lo porta a riflettere e a rimeditare con profitto non pochi passi del volume. (G. Bellini)

 

 

v  Gabriele Morelli – Danilo Manera, Letteratura spagnola del Novecento, Milano, Bruno Mondadori, 2007, pp. 293.

   

 Il volume, dedicato alla letteratura spagnola, dal Modernismo al Postmodernismo, è frutto della collaborazione tra due ispanisti, dei quali il Morelli riconosciuto specialista nel settore trattato, al quale ha dedicato prevalentemente la sua attività di studioso e di docente universitario. L’esame dell’iter della letteratura spagnola del Novecento è approfondito, in particolare per quanto riguarda la poesia, e in essa soprattutto quella della “Generazione del ’27”, interesse principale del Morelli, cui apporta nuovamente contributi di grande momento, mentre l’ultimo capitolo, circa un centinaio di pagine, dedicato alla narrativa spagnola contemporanea, è opera del collaboratore, studioso che si occupa anche, in altre iniziative, di letteratura caraibica. Di sicura utilità è questa storia letteraria contemporanea, poiché il Novecento è stato uno dei periodi più produttivi e rilevanti della creatività spagnola, per la poesia definito da molti un nuovo Siglo de Oro. Con consumata perizia il Morelli si muove tra notizie storiche e critica dei testi. Nella sezione ultima, dedicata alla narrativa, il discorso si fa meno scorrevole, forse per l’abbondanza dei nomi di autori proposti, come sempre rassegna difficile per ogni settore letterario contemporaneo. Il discorso dei due autori è sempre corredato da una nutrita bibliografia critica, utile per ulteriori approfondimenti, aggiornata circa i contributi più significativi, archiviati sostanzialmente, quasi tutti gli apporti del nostro ispanismo dell’immediato secondo dopoguerra. (G. Bellini)

 

 

v  Candido Panebianco, La parola oltre il finito, Catania, c.u.e.c.m., 2007, pp. 229.

 

Con encomiabile riservatezza e voluto isolamento dall’ambiente immediato, l’ispanista dell’Università di Catania, Candido Panebianco, è andato nel tempo svolgendo un importante discorso critico applicato alla letteratura spagnola e ispanoamericana, preferibilmente del Novecento, molto apprezzato in ambito internazionale. Nel volume che qui si segnala, lo studioso raccoglie una serie di saggi che risalgono al periodo 1979-2002, presentandoli rivisitati e corretti, come suole avvenire in pubblicazioni antologiche di questo genere. Ne deriva una struttura armonica, nella quale hanno posto, in ordine cronologico d’apparizione delle opere prese in esame, saggi che vanno dal Bécquer di Tres fechas e la “crisi del Romanticismo”, al Lezama Lima di Paradiso. In ambito ispanico, oltre a Bécquer, al Machado della “Melanconia”, il Panebianco tratta di “surrealismo e ontologia” in Un río, un Amor di Cernuda; alla letteratura ispanoamericana sono dedicati lo studio sul Centauro “come immagine della rivelazione misterica in Rubén Darío”, quello  del “fantastico” ne La lluvia de fuego di Leopoldo Lugones, e dello stesso autore a Los caballos de Abdera, “tra la violenza e il sacro”. Un altro saggio è dedicato al Neruda delle Alturas de Macchu Picchu, dove il critico indaga il mito del passato incaico; lo segue uno studio dedicato alle “epifanie cosmiche” di José María Arguedas, e conclude il volume l’esame del “Paradiso esoterico” di Lezama Lima. Un insieme di temi che rendono ragione non solo di momenti rilevanti della creazione letteraria ispanica e americana, ma di una particolare tendenza del critico, teso all’interpretazione, nella letteratura, dell’esoterico, un terreno che egli stesso definisce giustamente poco esplorato. In questo modo Candido Panebianco dà alla lettere di cui si occupa una dimensione particolare, che qualifica positivamente e originalmente la sua linea di ricerca. (G. Bellini)

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v  Candido Panebianco, Simbolo e pathos nel «Diván del Tamarit», Catania, c.u.e.c.m., 2007, pp. 95.

 

Come il titolo presentato sopra, anche Simbolo e pathos nel «Diván del Tamarit» è sostanzialmente la riedizione del volume quasi omonimo apparso nel 1981 per i tipi di Bulzoni. La riproposta — che si discosta solo in rari casi dalla lezione originale — è motivata dal successo riscosso dal saggio soprattutto tra gli ispanisti dei paesi anglosassoni, che hanno accolto con particolare favore la lettura multipla dell’opera lorchiana effettuata dal Panebianco. L’approccio orientalistico, psicoanalitico e mitologico si sviluppa attraverso le quattro sezioni in cui è suddivisa l’opera, Il miraggio dell’Oriente, Eros, Pathos e Mito, e contribuisce efficacemente a decodificare il complesso universo simbolico del poeta andaluso. Il volume, piú accurato dal punto di vista formale e piú snello nell’apparato di note, si presenta anche in una veste grafica particolarmente gradevole ed accattivante. (P. Spinato B)

 

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v  José Enrique Briceño Berrú, En busca del hombre. Antología poética, Lima, Universidad Nacional Mayor de San Marcos – Consejo hispanoamericano de artes y letras, 2007, pp. 326.

 

Lo scrittore peruviano José Enrique Briceño Berrú offre al pubblico un nuovo volume, patrocinato da una delle accademie piú illustri del continente americano. Si tratta di un’antologia a tutti gli effetti, giacché si compone di una selezione poetica tratta dalle raccolte precedenti e corredata da una serie di giudizi critici, raccolti nel corso delle presentazioni al pubblico delle varie opere o estrapolati da recensioni e prefazioni. Briceño, residente a Milano da diversi anni, è autore di testi poetici e narrativi, tanto in lingua spagnola come in lingua italiana: l’antologia intende documentare il suo iter poetico e l’accoglienza positiva della critica, europea ed americana, nella meticolosa traduzione dell’autore stesso. I versi inseriti nell’antologia sono tratti dalle raccolte: Del amor profano al amor sublime, Ese Dios furtivo del amor, Il volo del cigno (El vuelo del cisne) e Los senderos del amor. Le interpretazioni critiche selezionate sono di Tina Beretta Trezzi, Mariel Rodés de Clérico, Luis Antonio Quishpe, Ana María González, Italo Francesco Baldo, Francesca Diano, Magda Biglia, Elena Bono, Marco Marangone, Giuseppe Bellini, Emilia Perassi, Roberto Vélez, Silvia Gianni, Miguel Antonio Varillas Velásquez, José Morales Estrada, Lina Aresu, Víctor Jara e Armando Arteaga. (P. Spinato B)

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v  José Enrique Briceño Berrú, La ciudad de los reyes mendigos, Lima, Hipocampo editores – Consejo hispanoamericano de artes y letras, 2007, pp. 133.

 

Sempre di José Enrique Briceño Berrú è La ciudad de los reyes mendigos, anche se questa volta si tratta di un volume in prosa. Il titolo è rivelatore, tanto piú se associato all’immagine di copertina, in cui la sagoma di un fanciullo si staglia sullo sfondo di una metropoli anonima avvolta da un denso strato di nubi cupe, opprimenti, che offuscano anche un accenno di sole, appena visibile in lontananza. La ciudad de los reyes mendigos è un romanzo corale, un collage di voci distanti per provenienza geografica, sociale, economica e culturale che per ragioni diverse si sono trovate a confluire nella capitale peruviana a metà del secolo scorso. L’immagine della città che di conseguenza ne scaturisce è quella di un universo composito ma estremamente realistico, lontano da immagini stereotipate o manualistiche: si parla di Lima ma indirettamente, attraverso i volti, i pensieri, i corpi che la animano e che finiscono per rappresentarla. I brevi segmenti narrativi che compongono le dieci sezioni in cui è suddiviso il romanzo (Desvelos, Amoríos, Desengaños, Ideales, Pugnas, Amor y pasión, Rencillas, Lujurias, Enjambre, Epílogo) sono le tessere di questo mosaico umano toccante, brevi spezzoni che acquistano consistenza e rilevanza nel corso della narrazione, sapientemente orchestrato da chi ha vissuto dall’interno un periodo turbolento della storia peruviana contemporanea. (P. Spinato B)

 

 

v  Oltreoceano, 01, Percorsi letterari e linguistici, a cura di Silvana Serafin, Udine, Casa editrice Forum, 2007, pp. 188.

 

 Primo numero di una rivista dedicata alle migrazioni destinata ad accogliere studi di carattere letterario, linguistico e culturale sulle comunità migranti d’oltreoceano – friulane in particolare – approfondendo i legami simbolici, linguistici e storici che uniscono realtà diverse e analizzando le connessioni con altre lingue minoritarie e le loro poetiche migranti, come si legge nell’incipit  della premessa, firmata da Silvana Serafin. Il volume esordisce con le penetranti liriche di Maria Luisa Daniele Toffanin e Rosalba Campra, e traccia i percorsi letterari simbolici che dall’Italia portano al Canada (De Luca, Chitarro), al Québec (Ferraro, Toffoli), agli Stati Uniti, (Ciani, Serra), all’America ispana (Bellini, Blengino, D’Abdon, Regazzoni, Rocco, Serafin, Toso), al Brasile (Marcato, Rizzolatti), nonché disegna il profilo culturale dei nativi (Mercanti, Riem Natale). Dall’insieme degli studi prende forma l’interpretazione dell’emigrazione come fenomeno corrispondente a precise prove iniziatiche necessarie a intraprendere una nuova vita, all’interno della quale l’interazione e integrazione delle culture di popolazioni o gruppi sociali differenti  costituiscono l’impulso iniziale per la formazione di una nuova coscienza nazionale. (C. Camplani)

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v  Studi latinoamericani/Estudios latinoamericanos, 03, Emigrazioni/immigrazioni, a cura di Mario Sartor e Silvana Serafin, Udine, Casa editrice Forum, 2007, pp. 548.

 

 Preceduto da un editoriale firmato da Mario Sartor e Silvana Serafin, il terzo volume della rivista, questa volta dedicata alle migrazioni, si caratterizza per un’ampia partecipazione di studiosi provenienti da diversi ambiti disciplinari. Ad una prima parte che accoglie contributi vertenti sul tema migratorio colto attraverso il fatto letterario, fa seguito una seconda che rappresenta una novità nel settore, in quanto, oltre ad  incentrarsi sullo studio degli aspetti sociali e psicologici relativi alle esperienze migratorie, introduce approfondimenti sui fatti artistici e sulle loro reciproche influenze da una sponda all’altra dell’Oceano, aspetti spesso non sufficientemente messi in luce negli studi collettanei sull’emigrazione. Chiude il volume una sezione dedicata alle Scritture latinoamericane, uno spazio destinato a una scelta di scrittori successivi al boom che vengono giudicati meritevoli di essere conosciuti e studiati.  (C. Camplani)

 

 

 

v  Pablo Neruda, Residencia en la tierra, ed. de José Carlos Rovira, Madrid, Marenostrum, 2007, pp. 187.

v  José Carlos Rovira, Neruda, testigo de un siglo, Madrid, Centro de Lingüística Aplicada Atenea, 2007, pp. 157.

v  Pablo Neruda,  Album: Bibliografía por José Carlos Rovira, Madrid, Publicaciones de la Residencia de Estudiantes, 2007, pp. 443.

 

José Carlos Rovira, infaticabile e acuto interprete da decenni dell’opera di Pablo Neruda, Ordinario di Letteratura ispanoamericana nell’Università di Alicante, punto di riferimento di una scuola attiva e qualificata, nella quale si contano studiosi di primissimo piano che hanno dato contributi di grande rilievo alle lettere d’America, ha avuto una formazione filologica d’ispanista, ha fatto anche esperienze didattiche a Firenze con Oreste Macrì. Tornato in Spagna, Rovira si è dedicato ad autori come Miguel Hernández e sempre più alle lettere ispanoamericane, elaborando, al di là dei temi propri della docenza universitaria, programmi di ricerca di particolare rilevanza, dedicati all’America del periodo coloniale, non solo, ma dell’età contemporanea. Proprio in quest’ultimo settore rientra il costante interesse non solo per Rubén Darío, ma per l’opera di Pablo Neruda, alla quale ha dato contributi sempre di particolare rilievo, nel passato e nel presente. Valgano ora i testi di cui dò sommaria noltizia: l’avvio alla lettura di Residencia en la tierra, discorso confortato dalla riproduzione dei testi della prima e della seconda Residencia, e di parti salienti della terza; il volume Neruda testigo de un siglo, per la cui dedica affettuosa gli sono particolarmente riconoscente-; l’Album Pablo Neruda, opera di grande originalità e utilissima documentazione.    Nell’esame delle Residencias nerudiane, lo studioso pone in rlievo i meccanismi interni delle varie raccolte, si addentra nella problematica che coinvolge la biografia del poeta, richiama gli interventi degli studiosi più rilevanti, partendo da Amado Alonso, per cocludere che con la terza Residencia Neruda entra nella storia e inizia un nuovo ciclo poetico, contiguo al Canto general. Di rilievo è la serie di commenti ai poemi, che correda la parte finale del volume. Nel libro Neruda, testigo de un siglo, Rovira riunisce una serie di interventi, rielaborati, scritti o letti in occasione del Centenario nerudiano del 2004, per compiere un approfondito esame di tutta l’opera del poeta cileno. Lo studioso parte da un bilancio e dalle prospettive critiche di un Centenario, con l’apporto di nueva documentazione, quindi passa a trattare del primo Neruda, delle sue esperienze moderniste, per poi affrontare i suoi rapporti con la traduzione culturale spagnola, la “risemantizzazione” della parola España nella terza Residencia, la trasformazione della visione dell’America, la genesi del Canto General, la memoria dell’esperienza spagnola, il tema dell’amore, il viaggiatore atraverso il mondo, lo spazio del ritorno. Infine Neruda davanti alla città, la presenzia dell’indio americano nel Canto General, la poesia a “contramuerte”, le relazioni con Whitman, Ercilla e Quevedo, quindi il momento finale. Libro denso di riferimenti e di riflessioni, questo, fondamentale per attingere il vero Neruda. Dell’Album Pablo Neruda non si può dire altro se non che si tratta di un lavoro colossale e prezioso. Rovira ricostruisce tutta la biografia del poeta cileno a la documenta minuziosamente con una ricca serie di fotografie, aiutato in questo anche da Bernardo Reyes, nipote di Neruda, che unisce al volume un suo bellissimo testo: Cuando en el Sur del mundo florecían las lilas.     Devo confessare che attraverso il lavoro imponente dell’amico José Carlos ho avuto ancora modo di arricchire le mie conoscenze circa il poeta e la sua opera. (G. Bellini).

 

 

4. La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

Breve storia delle riviste italiane dedicate all’America Latina.

        L’occasione appare propizia, ormai, per tracciare, sia pure succintamente, la storia delle varie iniziative italiane, attraverso il tempo —partendo dai primi, modesti tentativi—, tese a dedicare attenzione, attraverso la pubblicazione di riviste letterarie, al mondo latinoamericano.

    Scontato il vuoto anteriore alla seconda guerra mondiale, solo nel 1946 Giovanni Maria Bertini, ordinario di ispanistica all’Università veneziana di Ca’ Foscari, fondava i Quaderni Ibero-Americani. Era la prima rivista, smilza nel primo numero, un po’ più nutrita in epoca successiva, che si dedicava programmaticamente al mondo iberico, spagnolo, catalano e portoghese, e che si apriva alle espressioni culturali americane. Rimarrà per molti anni l’unica iniziativa del genere nel nostro paese, sostenuta personalmente dal suo direttore. Vi collaboreranno presto nomi prestigiosi, come si è concretamente dimostrato in occasione della pubblicazione commemorativa del numero 100. In anni non lontani Bertini me ne affidò la vicedirezione e alla sua scomparsa divenni direttore, vicedirettore Giuliano Soria, che continua la tradizione bertiniana di sostegno concreto personale e ora condirettore.

    Nel 1952, quando ero giovane docente alla Facoltà di Lingue e letterature straniere dell’Università Bocconi, Oreste Macrì fondò a Milano la rivista America Latina, di grande formato, presto compromessa dall’intento del sostenitore finanziario di servirsene quale mezzo di propaganda presso governi latinoamericani con i quali intendeva promuovere relazioni d’affari. Di modo che tra gli articoli di letteratura iniziarono ad apparire fotografie di politici, di riunioni di dame, ecc. Inutile dire che Macrì e i collaboratori, tra i quali, oltre al sottoscritto, Cesco Vian, rimasero sconcertati e presto l’iniziativa si concluse.

    Trascorsero diversi anni e i Quaderni Ibero-Americani di Bertini regnarono solitari nel panorama ispanistico italiano, finché nel 1967, divenuto docente della disciplina specifica, diedi inizio, alla Bocconi, agli Studi di Letteratura Ispano-Americana, che nel tempo ebbero collaboratori prestigiosi, come Asturias, Neruda, Vargas Llosa, ma il cui fine principale era di dare concrete possibilità di pubblicazione ai miei giovani allievi, in un’epoca in cui non era facile trovare per i nostri argomenti ospitalità in riviste letterarie italiane. La pubblicazione non aveva un ritmo regolare, né una sede fissa: infatti mi seguì nella mia “peregrinatio” accademica, dalla Bocconi a Ca’ Foscari, infine alla Statale di Milano, dove prosegue il suo lento ritmo, ora con la condirezione di Emilia Perassi.

    Al 1976 risale un mio tentativo di ampliamento del raggio d’interesse letterario: la fondazione dei Quaderni di Letterature Americane, iniziativa che ebbe vita breve: due soli numeri, ma che tra i collaboratori contò anche Giuseppe Tavani, Neruda.

    All’epoca, quindi, resistevano due sole pubblicazioni ispanoamericanistiche: quella diretta da Bertini, Quaderni Ibero-Americani, e gli Studi di letteratura Ispano-americana.

   Per quanto attiene all’ambito lusitano, nel 1977 iniziava a Pisa la pubblicazione dei Quaderni Portoghesi, rivista fondata da Luciana Stegagno Picchio, che apparve durante quasi un decennio, fino al 1978, in seguito sostituita dalla Rivista di Studi Portoghesi e Brasiliani, diretta da Ettore Finazzi Agró.

    Quando ormai ero a Venezia, nel 1978, con Franco Meregalli, ordinario di ispanistica e mio indimenticato maestro fin dagli anni della Bocconi, fondammo insieme la Rassegna Iberistica , giunta attualmente al numero 87, edita prima presso il Cisalpino di Milano, poi —dal numero 39— a Roma, presso l’Editore Bulzoni. L’idea era nuova: presentare una rassegna critica aggiornata, e per settore, della produzione scientifica iberistica in senso lato, con particolare attenzione al contributo italiano, il tutto preceduto da alcuni saggi critici.

    Le sezioni erano: spagnolo, catalano, ispano-americano, portoghese, brasiliano. Il ritmo fu per molto tempo di tre numeri annui, in epoca più vicina ristrutturati in due. La pubblicazione era sostenuta dal contributo del C.N.R., mentre nei numeri più recenti è passata a carico del settore iberistico della Facoltà di Lingue e letterature straniere cafoscarina. Negli ultimissimi numeri, scomparso Meregalli, gode anche di un contributo della sua famiglia.

    Dopo la condirezione di Meregalli e mia, vari furono i mutamenti del Comitato direttivo che promossi, fino a giungere a un comitato più rispondente alla partecipazione dei docenti iberistici cafoscarini, comitato nel quale sono ancora, diciamo, come testimone storico della fondazione.

    In ambito politico-letterario, nel 1979 viene fondata a Roma la rivista Cubana, pubblicazione che, come informa il sito elettronico, rispondeva a “un’idea” nata anche in opposizione “al disinteresse che il Pci sembrava mostrare allora verso gli aneliti e le sconfitte di quell’area politica”. Tra i fondatori, Alessandra Riccio, che alla morte di Gabriella Lapasini le successe nella direzione. Ne sosteneva i costi Bruna Gobbi, la quale confezionava e distribuiva la rivista. Più tardi il titolo della pubblicazione mutò in Latinoamerica, ed estese il suo interesse, oltre che ai movimenti artistici di tutta l’America latina, all’impegno politico-sociale. Direttore editoriale divenne Gianni Minà, responsabile la Riccio. Collaborano alla rivista docenti universitari di varia provenienza, soprattutto dell’Italia centrale, di comune orientamento politico.

    Nel 1980, a Roma, presso la Facoltà di Lettere, viene fondata la rivista Letterature d’America, che pubblica l’editore Bulzoni, responsabile Dario Puccini, con una molteplice direzione. La rivista alterna regolarmente i tre fascicoli annuali, tra Ispanoamerica (non trascurando l’area francofona caraibica e canadese), Angloamerica e Brasile. Una rivista che mantiene la sua vitalità ed ha raggiunto oggi il 112° numero, responsabile Ettore Finazzi Agrò.

    Nel 1983, con Maria Teresa Cattaneo, fondammo presso la Facoltà di Lettere dell’Università di Milano, i Quaderni di Letterature Iberiche e Iberoamericane, pubblicazione che vide una trentina di numeri, particolarmente interessanti, ma che con il numero 28/30 del 2001/2004 appare definitivamente defunta.

    L’interesse del Consiglio Nazionale delle Ricerche per il mondo americano portò alla fondazione, nel 1990, di Caribana, nell’ambito del “Gruppo Nazionale di coordinamento per lo studio delle culture letterarie dei Paesi emergenti”, in questo caso dei Caraibi. La direzione  fu affidata a Luigi Sampietro. Dopo il quinto numero, cessati i finanziamenti, la pubblicazione si estinse, nel 1996.

    Al contrario, una iniziativa scaturita, nel medesimo anno 1990, entro l’ambito degli Studi di Letteratura Ispano-americana, rivolta all’America centrale, Centroamericana, che affidai alla direzione di Dante Liano, è da lui continuata presso l’Università Cattolica di Milano.

    Nel 1995, dal C.N.R. fu promossa, sempre nell’ambito del citato “Gruppo Nazionale di coordinamento per lo studio delle culture letterarie dei Paesi emergenti”, la pubblicazione della rivista Africa, America, Asia, Australia, per le cure mie, di Claudio Gorlier e di Sergio Zoppi. L’iniziativa era la prima a vasto raggio d’interessi, diretta alla valorizzazione delle letterature di lingua spagnola, portoghese, inglese e francese nei vari continenti. La pubblicazione si è fermata al n. 23 del 2003.

    Inutile dire che varie delle accennate iniziative corrispondono al periodo in cui feci parte, prima come membro, poi come presidente, del Comitato per le Scienze storiche, filosofiche e filologiche del C.N.R. “Sembrar en buena tierra” ha dato i suoi frutti, e molti dei docenti universitari delle nostre discipline si sono valsi e si valgono di queste disponibilità di pubblicazione, come se ne valgono i nostri studiosi iberisti e iberoamericanisti in formazione.

    Nel 1999 l’Istituto di Studi Latinoamericani diretto da Antonio Scocozza, inizia la pubblicazione degli Annali di Cultura Latinoamericana, volumi rilevanti per mole e per collaborazioni, al momento giunti al numero 7.

    Nuove riviste delle nostre aree non compaiono fino al 2005, quando appare a Udine il primo numero degli Studi Latinoamericani, diretti da Mario Sartor e da Silvana Serafin, iniziativa nuova anche per vastità di interessi, che vanno dall’arte alla letteratura, alle problematiche proprie del mondo latinoamericano, dalle migrazioni allo sviluppo tecnologico e scientifico, all’aspetto sociale e politico. Una iniziativa che impressiona anche per volume di pagine, eccezionale per riviste delle nostre specializzazioni.

    Il panorama non sarebbe completo se mancassi di includere la recente iniziativa, 2007, di Oltreoceano, rivista dedicata ai percorsi letterari e linguistici nelle comunità migranti al di là degli oceani, con particolare attenzione a quella friulana, diretta da Silvana Serafin e condiretta da Anna Pia De Luca, Alessandra Ferraro, Carla Marcato, Antonella Riem Natale e Piera Rizzolatti, per i settori culturali di loro specifica competenza.

    Un’attività fondativa notevole, come si vede, che dimostra l’interesse accademico italiano verso il mondo culturale latinoamericano. Anche se molte delle iniziative hanno avuto vita breve, tuttavia quelle che sopravvivono, e non solo esse, danno ragione dei nostri interessi verso l’America latina, non solamente, ma dello spirito pioneristico che sempre ha qualificato la nostra attività.

    Naturalmente, contributi di area latinoamericana recano anche altre pubblicazioni, alcune di esse gloriose, come gli Annali di Ca’ Foscari, gli Annali dell’Università di Napoli “L’Orientale”, diretti da Giovanni Battista De Cesare. E molte altre riviste.

 

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

 

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NOTIZIARIO N. 25

(settembre 2007)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

 

1.      CORSI, CONVEGNI, CONFERENZE E MOSTRE

 

·        Santander, dal 25 al 29 giugno 2007, Universidad Internacional Menéndez y Pelayo, per iniziativa di José Carlos Rovira Soler, cattedratico di Letteratura Ispanoamericana nell’Università di Alicante, il Seminario El canon y la historiografía literaria hispanoamericana. Dall’Italia hanno partecipato ai lavori Dante Liano, con un contributo su El canon literario contemporáneo en la literatura hispanoamericana e Giuseppe Bellini, con un intervento dal titolo Por qué y cómo una historia de la literatura hispanoamericana en Italia.

·        Perú

·        Ricerche di Eva Valero dall’Università di Alicante.

·        Vicenza

 

 

2.                  SEGNALAZIONE RIVISTE

 

Riproduciamo gli Indici delle riviste iberistiche di nostra attinenza apparse ultimamente:

 

Quaderni ibero-americani, n. 99, giugno 2006:

 

Articoli

 

Ø  Giuseppe Bellini, Scoperta e conquista del Nuovo Mondo.

Ø  Teresa Cirillo Sirri, La «Magna patria». Una perspectiva utópica de José Enrique Rodó.

Ø  Nicola Bietolini, «I candidi affetti». Il romanzo epistolare « La Serafina » di Mor de Fuentes e i suoi modelli letterari settecenteschi.

Ø  Silvia Lafuente, La favola fantascientifica di Lugones e Quiroga.

Ø  Patrizia Spinato Bruschi, Ciò che resta di una polemica antinerudiana.

Ø  María Elvira Luna Escudero Alie, «El Aleph» de J. L. Borges y «El Quinqué color guinda» de Rafael Dieste: símbolos y confluencias.

Ø  Carlos Meneses, Narradores de los años Cincuenta en el siglo XXI.

 

Recensioni

 

§  AA.VV., La dramaturgia de Calderón: técnicas y estructuras. (Hom. a Sepúlveda) (G. Bellini).

§  A. Echevarría, Lengua y literatura de Borges (G. Bellini).

§  M. Piñero, La creación teatral en José Luis Alonso de Santos (P. Taravacci).

§  E. Löfquist, Penélope sale de Ítaca (Antología de cuentistas paraguayas) (A. Ramos).

§  J. Fuentes Guerra, A. Schwegler, Lengua y ritos del Palo Monte Mayombe (P. Spinato B.).

§  J. del Casal, Poesía completa y prosa selecta (E. Mozziconi).

 

Segnalazioni

 

J. Zárate Moreno, Tres piezas de teatro; R. A. Ramírez Caro, José Joaquín Montes Giraldo; H. L. Pabón Pérez, Miguel Antonio Caro; V. M. Patiño, Autobiografía; F. Braudel, Scritti sulla storia; H. Lyria, Il Viaggio in Italia; R. Gnutzmann, Roberto Arlt: innovación y compromiso; L. Einaudi, Discorsi e messaggi del Presidente della Repubblica; U. Lada Ferreras, A. Arias-Cachero Cabal, La literatura hispanoamericana más allá de sus fronteras; M. Glantz, La desnudez como naufragio; T. Stauder, La luz queda en el aire; M. López-Baralt, Para decir al Otro; F. Casavella, Il giorno del watusso; J. Navarro, La Bibbia d’argilla; E. de Andrade, Dal mare o da altra stella; A. Álamo, L’incendio del Paradiso.

 

 

Quaderni ibero-americani, n. 100, dicembre 2006:

 

Articoli

 

Ø  Giuseppe Bellini, Premessa.

Ø  Giuliano Soria, Intorno ai “Quaderni”: sessant’anni di Ispanismo.

Ø  Riproduzione del numero 1.

Ø  Selezione di articoli tratti dai primi cinquanta numeri: D. Alonso, M. Bataillon, M. Batllori, J. Fucilla, H. Hatzfeld, O. Macrí, F. Meregalli, M. Morreale, J. Ycaza Tigerino, A. Castro, D. Devoto, L. Terracini, G. Correa, G. Gasca Queirazza, G. Mancini, R. Navas Ruiz, C. Samoná, C. Segre, V. Aleixandre, G. Caravaggi, B. Damiani, J. Laurenti, C. Aubrun, E. Carilla, C. Acutis.

 

 

 

3.         indice delle SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Abordajes diversos: teatro, literatura, danza, fotografía, 39, 2006. (C. Camplani)   N. 24, 2007

Actual, 49, 2002. (P. Spinato B.)   N. 12, 2003

América sin nombre, 2, 2000. (G. Bellini)   N. 5, 2001

Anales de Literatura Española, n. 18, 2005. (G. Bellini)   N. 22, 2006

Annali, n. 1-2, 1999-2000.   N. 3, 2001

Annali, Sezione romanza, 2, 2000. (G. Bellini)   N. 3, 2001

Anuario de Estudios Americanos, 1, 2001. (G. Bellini)   N. 5, 2001

Boletín Hispano Helvético, n. 8, 2006. (G. Bellini)   N. 22, 2006

Boletín Hispánico Helvético, 9, 2007. (G. Bellini)   N. 24, 2007

Cervantes,  0, 2001. (G. Bellini)   N. 4, 2001

Cultura de Guatemala, II, 2003. (P. Spinato B.)   N. 15, 2004

Cultura de Guatemala, I, 2004. (G. Bellini)   N. 13, 2004

Cultura Latinoamericana, 3, 2001. (P. Spinato B.)   N. 5, 2001

Cultura Latinoamericana, 6, 2004. (G. Bellini)   N. 23, 2007

Cultura Latinoamericana, 7, 2005. (G. Bellini)   N. 23, 2007

Doctor Virtualis, 2, 2003. (C. Camplani)   N. 11, 2003

Espejo de paciencia, 5, 2000.   N. 3, 2001

Iberoamericana. América Latina – España – Portugal, 1, 2001.   N. 3, 2001

Iberoamericana. América Latina – España – Portugal, 13, 2004. (P. Spinato B.)   N. 14, 2004

Iberoamericana. América Latina – España – Portugal, 24, 2006. (P. Spinato B.)   N. 23, 2007

Itinerarios, 3/1 - 3/2, 2000. (C. Camplani)   N. 5, 2001

Latin American Theatre Review, 39/2. (C. Camplani)   N. 21, 2006

Latin American Theatre Review, 40/1, 2006. (P. Spinato B.)   N. 23, 2007

Marges, 19, 1999.   N. 3, 2001

Quaderni del dottorato in Studi Americanistici, Identità americane, 1, 2004. (C. Camplani)   N. 17, 2005

Quaderni della Biblioteca dell’Orticoltura, 3, 1999.  (P. Spinato B.)   N. 2, 2001

Quaderni di Acme, 79, 2006. (C. Camplani)   N. 21, 2006

Rassegna di studi e notizie, XVIII, 1994.  (P. Spinato B.)   N. 2, 2001

Revista de Estudios Hispánicos, 1-2, 2005. (P. Spinato B.)   N. 24, 2007

Spagna Contemporanea, 16, 1999.   N. 3, 2001

Studi latinoamericani. Estudios latinoamericanos, 1, 2005. (P. Spinato B.)   N. 23, 2007

Studi latinoamericani. Estudios latinoamericanos, 2, 2006. (P. Spinato B.)   N. 23, 2007

Voz y Escritura, 8-9, 1999.   N. 3, 2001

 

aa. vv., Aldo Albònico: l’uomo e l’opera, a cura di G. Bellini, C. Camplani, P. Spinato Bruschi, Roma, Bulzoni Editore, 2001.    N. 4, 2001

AA. VV., America Latina a Milano. Studi e iniziative milanesi rivolte all’America latina dal 1945 ad oggi,  a cura di Giacomo Corna Pellegrini, con la collaborazione di Monica Morazzoni, Milano, Libreria di Comunicazione Cuesp / IULM, 2003. (C. Camplani)   N. 12, 2003

Ancora Syria Poletti: Friuli e Argentina due realtà a confronto, a cura di Silvana Serafin, Roma, Bulzoni Editore, 2005. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

aa. vv., Arte dell’Africa Nera, Una Collezione per il nuovo Centro delle Culture Extraeuropee, Milano, Palazzo Reale-ArtificioSkira, 2000. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

aa. vv., Bibliografia degli scritti di Giovanni Meo Zilio (1955-2005), a cura de A. Di Giorgio, Napoli, ISLA - La Città del Sole, 2006. (G. Bellini)   N. 23, 2007

aa. vv., Carlo V e l’Italia, a cura di Marcello Fantoni, Roma, Bulzoni Editore, 2000. (P. Spinato B.)   N. 12, 2003

AA. VV., Carlos de Sigüenza y Góngora. Homenaje 1700-2000, coord. Alicia Mayer, México, Universidad Nacional Autónoma de México, 2000 (G. Bellini)   N. 9, 2002

AA. VV., Contándonos. 25 cuentos dominicanos, Santo Domingo, Ediciones PD, 2001. (P. Spinato B.)   N. 15, 2004

AA. VV., Contributo friulano alla letteratura argentina, a cura di Silvana Serafin, copertina illustrata da Marco Toffanin, Roma, Bulzoni, 2004. (C. Camplani)   N. 14, 2004

AA. VV., Cuentos de fútbol, a cura di Pierpaolo Marchetti, prologo di Jorge Valdano, Milano, Oscar Mondadori, 2002. (G. Bellini)   N. 9, 2002

AA. VV., Cuentos de fútbol 2, a cura di Pierpaolo Marchetti, Milano, Oscar Mondadori, 2006. (C. Camplani)   N. 21, 2006

AA. VV., Desde aceras opuestas. Literatura y cultura gay y lesbiana en Latinoamérica, Dieter Ingenschay ed., Madrid, Iberoamericana-Vervuert, 2006. (G. Bellini)   N. 22, 2006

AA. VV., El viaje en la literatura occidental, Francisco Manuel Mariño, María de la O Oliva Herrer (coord.), Valladolid, Universidad de Valladolid, 2004. (P. Spinato B.)   N. 21, 2006

AA. VV., Fiesta religiosa y teatralidad popular en México, B. Aracil y M. Ruiz, eds., Alicante, Cuadernos de América sin nombre, 2006. (G. Bellini)   N. 23, 2007

AA. VV., Historia de la literatura mexicana, Raquel Chang-Rodríguez (Coord.), México, Siglo XXI Editores, 2000. (G. Bellini)   N. 11, 2003

AA. VV., Homo ludens, homenaje a Mario Vargas Llosa, Guadalupe Fernadez Ariza coord., Málaga, Ayuntamiento- Universidad, 2007. (G. Bellini)   N. 24, 2007

AA. VV., I cactus non temono il vento. Racconti da Santo Domingo, Milano, Feltrinelli, 2000. (P. Spinato B.)   N. 10, 2003

AA. VV., I Gesuiti e la Ratio Studiorum , a cura di Manfred Hinz, Roberto Righi, Danilo Zardin, Roma, Bulzoni Editore, 2004. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

AA. VV., Il Fuoco dell’amicizia: Pablo Neruda nel ricordo degli amici italiani, Napoli, Arte Tipografica, 2005. (C.Camplani)   N. 23, 2007

AA. VV., Il pensiero di María Zambiano, a cura di Laura Silvestri, Udine, Forum, 2005. (C.Camplani)   N. 19, 2006

AA. VV., Il «Perfetto Capitano». Immagini e realtà (secoli XV-XVII), a cura di Marcello Fantoni, Roma, Bulzoni Editore, 2001. (P. Spinato B.)   N. 12, 2003

AA. VV., Il piacere del testo. Saggi e studi per Albano Biondi, a cura di Adriano Prosperi, Roma, Bulzoni Editore, 2001. (P. Spinato B.)   N. 12, 2003

Aa. Vv., Il progetto e la scrittura – Le projet et l’écriture, a cura di F. Bruera, A. Emina, A. P. Mossetto, Roma, Bulzoni, 2007. (C.Camplani)   N. 24, 2007

Aa. Vv., Italie, Amérique Latine. Influences reciproques (art, culture, societé…) Colloque International de Montpellier, 15 et 16 mai 1998. Sous la direction de Daniel Meyran, Roma, Bulzoni Editore, 2001.   N. 4, 2001

Aa.Vv., L’acqua era d’oro sotto i ponti. Studi di Iberistica che gli Amici offrono a Manuel Simões, Roma, Bulzoni, 2001. (P. Spinato B.)   N. 5, 2001

AA. VV., La dramaturgia de Calderón. Técnicas y estructuras, Ignacio Arellano y Enrica Cancelliere eds., Madrid, Iberoamericana Vervuert, 2006. (G. Bellini)   N. 21, 2006

AA. VV., L’isola regalata. Cronache caraibiche antiche e moderne, Prefazione di Gina Lagorio, Milano, Viennepierre edizioni, 2002. (C.Camplani)   N. 8, 2002

AA. VV., L’umanista aronese Pietro Martire D’Anghiera primo storico del “Nuovo Mondo”, Novara, Interlinea Edizioni, 1992. (C.Camplani)   N. 2, 2001

AA. VV., «La luz queda en el aire». Estudios internacionales en torno a Homero Aridjis, Thomas Stauder ed., Frankfurt am Main, Vervuert Verlag, 2005. (P. Spinato B.)   N. 20, 2006

aa. vv., La obra literaria de Manuel Mariano de Iturriaga, S.J. en los reinos de la Nueva España y Guatemala, Universidad Rafael Landívar - University of Connecticut, 2006. (C.Camplani)   N. 23, 2007

aa. vv., Las Casas face a l’esclavage des Noirs: vision critique du Onzième Remède (1516), Victorien Lavou Zoungbo ed., Perpignan, Presses Universitaires, 2001. (C.Camplani)   N. 5, 2001

AA. VV., La suma que es el todo y que no cesa, María Cecilias Graña ed., Buenos Aires, Beatriz Viterbo Editora, 2006. (G. Bellini)   N. 22, 2006

AA. VV., La traduzione. Il paradosso della trasparenza, Augusto Guarino, Clara Montella, Domenico Silvestri, Marina Vitale (a cura di), Napoli, Liguori Editore, 2005. (P. Spinato B.)   N. 21, 2006

AA. VV., Literatura hispanoamericana del siglo XX. Historia y maravilla, Guadalupe Fernández Ariza Coord., Málaga, Universidad de Málaga, 2006. (G. Bellini)   N. 22, 2006

Aa. Vv., Lo spazio letterario del Medioevo. 2. Il Medioevo volgare. Volume 1: La produzione del testo, Roma, Salerno Editrice, 2001. (P. Spinato B.)   N. 6, 2001

AA. VV., Manuel Altolaguirre y Concha Méndez: una vida para la poesía, G. Morelli y M. Bianchi eds., Bergamo, viennepierre edizioni, 2006. (G. Bellini)   N. 23, 2007

AA. VV., Margherita d'Austria (1522-1586). Costruzioni politiche e diplomazia, tra corte Farnese e Monarchia spagnola, a cura di Silvia Mantini, Roma, Bulzoni, 2003. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

AA. VV., Mario Benedetti: Inventario cómplice, Carmen Alemany, Remedios Mataix, José Carlos Rovira (eds.), Alicante, Publicaciones de la Universidad de Alicante, 1998. (P. Spinato B.)   N. 3, 2001

AA. VV., Mujeres que cuentan, Presentación: Lucrecia Méndez de Penedo, Selección: Lucrecia Méndez de Penedo, Aída Toledo, Guatemala, Universidad Rafael Landívar, 2000. (P. Spinato B.)   N. 14, 2004

AA. VV., Neruda e la poesia del 900, a cura di Giovanna Minardi, Palermo, Flaccovio Editore, 2005. (C. Camplani)   N. 19, 2006

AA. VV., Neruda en su Centenario. Pablo Neruda 1904- 2004, a cura di Trinidad Barrera, Sevilla, Universidad de Sevilla – Fundación El Monte, 2004. (C. Camplani)   N. 16, 2005

AA. VV., Omaggio a Pablo Neruda, Introduzione di A. Riccio, Napoli, La Città del Sole, 2005. (G. Bellini)   N. 23, 2007

AA. VV., Omaggio a Pablo Neruda. Centenario 1904-2004. “Imparerai di nuovo ad esser stella”, Roma,  Provincia di Roma, 2005. (C. Camplani)   N. 19, 2006

AA. VV., “Otro Lope no ha de haber, Atti del Convegno Internazionale su Lope de Vega, 10-13 febbraio 1999,  a cura di  Maria Grazia Profeti, Firenze, Alinea Editrice, 2000. (G. Bellini)   N. 2, 2001

AA. VV., Panama contemporaneo. 15 artisti panamensi / Panamá contemporáneo. 15 artistas panameños, Panamà – Roma, República de Panamá, Ministerio de Relaciones Exteriores – Istituto Italo-Latinoamericano, 2000. (P. Spinato B.)   N. 3, 2001

AA. VV., Penumbra. Antología crítica del cuento fantástico hispanoamericano del siglo XIX, L. López Martín ed., Madrid, Lenguadetrapo, 2006. (G. Bellini)   N. 23, 2007

AA. VV., Pequeñas resistencias 2. Antología del cuento centroamericano contemporáneo, Edición de Enrique Jaramillo Levi, Madrid, Páginas de Espuma, 2003. (P. Spinato B.)   N. 17, 2005

AA. VV., Percorsi di lingua e cultura spagnola. In ricordo di Donatella Cessi Montalto, a cura di Maria Vittoria Calvi, Luisa Chierichetti, Javier Santos López, Milano, Selene Edizioni, 2005. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

AA. VV., Por donde el viento nos lleve. Antología de relatos españoles de piratas, de la selección, introducción y notas de Gerardo González de Vega, Barcelona, Ediciones B, 2003. (C. Camplani)   N. 10, 2003

AA. VV., Reencuentros con Borges. Per speculum in enigmatae, Fabio Rodríguez Anaya ed., Bergamo, University Press, 2007. (G. Bellini)   N. 24, 2007

AA. VV., Rivelazioni. 365 pensieri d’America Latina, a cura di Danielle e Olivier Föllmi, Ed. it. a cura di C. Camplani, Prefazione di Edmund Mulet, Genova, L’Ippocampo, 2006. (G. Bellini)   N. 21, 2006

AA. VV., Santa, Santa nuestra, Rafael Olea Franco Ed., México, El Colegio de México, 2005. (G. Bellini)   N. 22, 2006

AA. VV., Storia dell’emigrazione italiana. Arrivi, a cura di Piero Bevilacqua, Andreina De Clementi, Emilio Franzina, Roma, Donzelli Editore, 2002. (P. Spinato B.)   N. 11, 2003

AA. VV., Storia del teatro moderno e contemporaneo. Diretta da Roberto Alonge e Guido Davico Bonino, Torino, Giulio Einaudi Editore, 2000. (G. Bellini)   N. 2, 2001

AA. VV., Tesori dalle Ande. Miti e realtà dell’antico Perú Ecuador Colombia, a cura di Laura Laurencich Minelli, La Spezia , Centro Europeo Mostre, 1993. (P. Spinato B.)   N. 2, 2001

AA. VV., The discovery of poetry: essays in honor of Andrew P. Debicki, Roberta Johnson (ed.), Boulder , Society of Spanish and Spanish-American Studies, 2003. (P. Spinato B.)   N. 12, 2003

AA.VV., Un diálogo americano: modernismo brasileño y vanguardia uruguaya (1924-1932), P. Rocca, G. Andrade (editores), Alicante, Cuadernos de América sin nombre, 2006. (P. Spinato B.)   N. 23, 2007

AA.VV., Un hombre de bien, Saggi di lingue e letterature iberiche in onore di Rinaldo Froldi, a cura di Patrizia Garelli e Giovanni Marchetti, con la collaborazione di Livia Brunori, Luigi Contadini, Cristina Fiallega, Marco Presotto, Patrizio Rigobon, Roberto Vecchi, 2 voll., Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2004. (C. Camplani)   N. 14, 2004

 

Adán, Martín, La casa de cartón, Edición de Eva María Valero Juan Madrid, Huerga y Fierro Editores, 2006. (G. Bellini)   N. 21, 2006

Aimi, Antonio, La “vera” visione dei vinti: la conquista del Messico nelle fonti azteche, Roma, Bulzoni, 2002. (C. Camplani)   N. 7, 2002

—, Mesoamerica, Milano, Mondadori “Leonardo Arte”, 2003. (G. Bellini)   N. 11, 2003

—, Moctezuma. L’imperatore del Quinto Sole, Milano, Mondadori, 2004. (C. Camplani)   N. 15, 2004

Aira, César, El congreso de literatura, México, Ediciones Era, 2004. (P. Spinato B.)   N. 17, 2005

, Las curas milagrosas del Doctor Aira, México, Biblioteca Era, 2003. (P. Spinato B.)   N. 18, 2005

Álamo, Antonio, L’incendio del Paradiso, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2006. (P. Spinato B.)   N. 20, 2006

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Silvestri, Laura, Notas sobre (hacia) Jorge Luis Borges, Roma, Bulzoni Editore, 2000. (G. Bellini)   N. 2, 2001

Simón, César, Il giardino, Genève, El Dragón de Gales, 2001. (P. Spinato B.)   N. 9, 2002

Soto, Alexis, La sobrina del Cardenal, Santo Domingo, Editora Manatí, 2003. (P. Spinato B.)   N. 13, 2004

Spinato Bruschi, Patrizia, Arturo Uslar Pietri. Tra politica e letteratura, Roma, Bulzoni, 2001. (G. Bellini)   N. 4, 2001

Subcomandante Marcos, Nei nostri sogni esiste un altro mondo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2003. (C.Camplani)   N. 13, 2004

Urrutia, Matilde, La mia vita con Pablo Neruda, a cura di Teresa Cirillo Sirri, Firenze-Antella, Passigli Editori, 2002. (P. Spinato B.)   N. 16, 2005

Valdeón Baruque, Julio, Los Trastámaras. El triunfo de una dinastía bastarda, Madrid, Ediciones Temas de Hoy, 2001. (G. Bellini)   N. 9, 2002

Valenzuela, Luisa, Noir con argentini,  a cura di  María Cecilia Graña, Verona, Perosini Editore, 2002. (C.Camplani)   N. 12, 2003

VEGA, EL INCA GARCILASO DE LA, Storia generale del Perù, a cura e traduzione di Francesco Saba Sardi, Milano, Rizzoli, 2001. (C.Camplani)   N. 8, 2002

Verdon, Jean, Il viaggio nel Medioevo, Milano, Baldini & Castoldi, 2001. (P. Spinato B.)   N. 4, 2001

Vidal, Gore, Palinsesto, Roma, Fazi Editore, 2000. (C.Camplani)   N. 2, 2001

Vieira, António, Per la storia del futuro, traduzione, prefazione e note di Davide Bigelli, postfazione di Paolo Rossi, Aosta, Editions L’Aubage, 2002. (C.Camplani)   N. 9, 2002

Zárate Moreno, Jesús, Tres piezas de teatro, Bogotá, Instituto Caro y Cuervo, 2003. (P. Spinato B.)   N. 20, 2006

 

 

 

4. La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

INDICE

 

Bellini, Giuseppe, Bernardo Reyes poeta.   N. 14, 2004

—, El reino de este mundo, de Alejo Carpentier.   N. 13, 2004

—, Giovanni Meo Zilio.   N. 21, 2006

—, Il poeta Eugenio Florit.   N. 17, 2005

—, La poesia di Santiago Montobbio.   N. 18, 2005

—, «Las razones del corazón, la razón no las conoce»: le lettere di Neruda.   N. 23, 2007

—, Luis Sáinz de Medrano Doctor Honoris Causa.   N. 16, 2005

—, Quevedo in America.   N. 12, 2003

—, Ricordo di Ivana Bulzoni.   N. 19, 2006

—, Ricordo di Mario Monteforte Toledo.   N. 12, 2003

Camplani, Clara, Alma Rosé, Gente come uno. Progetto Argentina.   N. 14, 2004
—, Prime traduzioni italiane di Neruda.   N. 15, 2004

dall’aglio, fabrizio, «L’altra luna» nella traduzione di Giuseppe Bellini.   N. 22, 2006

Méndez de Penedo, Lucrecia, Palabras de agradecimiento con motivo de recibir la condecoración de la Presidencia de la Republica Italiana , Stella Della SolidarietÀ, el 1° de febrero, en el Instituto Italiano de Cultura de Guatemala.   N. 19, 2006

Oviedo, Rocío, Voci della poesia, Traduzione di Giuseppe Bellini.   N. 20, 2006

Reyes, Bernardo, Cuando todo era una fiesta en el SAFICO. Neruda y Lorca, Buenos Aires, 1933-1934.   N. 24, 2007

                                

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

 

 

 

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NOTIZIARIO N. 24

(giugno 2007)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

 

 

1.      CORSI, CONVEGNI E CONFERENZE

 

·        Nei giorni 2-3 marzo, presso il Dipartimento di Italianistica dell’Università di Salamanca, si è tenuto il Convegno: Percorsi letterari tra Italia e Spagna. L’apertura del lavori è stata preceduta dall’intitolazione al Premio Grinzane-Cavour di una delle aule del quattrocentesco Palacio de Anaya, sede dell’Università. Sabato 3 marzo è stato presentato il numero 100 della rivista Quaderni Ibero-Americani, in un incontro dal titolo: Quaderni Ibero-Americani 1946-2006: Sessant’anni di ispanismo. Sono intervenuti: Giuseppe Bellini e Giuliano Soria (attuali Direttori della rivista), Manuel Alvar (Università Complutense di Madrid), Otello Lottini (Direttore Dipartimento Letterature Comparate Università di Roma Tre), Gabriele Morelli (Università di Bergamo), Carmen Ruíz Barrionuevo (Università di Salamanca), Luis Sáinz de Medrano (Università Complutense di Madrid). Moderatore dell’incontro, Vicente González Martín, Direttore del Dipartimento di Filologia Italiana dell’Università di Salamanca, ideatore dei due incontri.

·        Nei giorni 28-30 marzo si è svolto, presso l’Università di Alicante, il Convegno internazionale: En torno al personaje histórico: figuras precolombinas y coloniales en la literatura hispanoamericana desde la independencia a nuestros días, coordinato da José Carlos Rovira, cattedratico di Letteratura ispanoamericana presso la facoltà di Filosofia e Lettere della Università alicantina. A chiusura del Convegno Giuseppe Bellini è intervenuto con un contributo dal titolo: «Descubrimiento y conquista: algunas figuras cuestionadas en el teatro hispanoamericano del siglo XX».

·        Si è tenuto presso l’Università di Milano il giorno 8 maggio il Convegno su Gli Studi di letteratura ispanoamericana a Milano: nascita, irradiazione e sviluppo, organizzato dalla cattedra di Lingue e Letterature ispanoamericane dell’Università di Milano e dall’Istituto del CNR, I.S.E.M. - Unità di Milano. Nel corso della giornata, dopo il saluto inaugurale  del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Elio Franzini, del Direttore del Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate,  Giovanni Iamartino, del Console Generale del Perù, Félix De Negri Boza, e di Emilia Perassi,  titolare della Cattedra di Lingue e Letterature Ispanoamericane, sono intervenuti: Giuseppe Bellini, su Le origini dell'insegnamento di letteratura ispanoamericana: da Milano  a Milano; Silvana Serafin, sul tema Da Venezia a Udine; Raúl Crisafio, su Studi Ispanoamericanisti alla IULM. Clara Camplani ha trattato L'attività del CNR attraverso il  primo Centro per lo Studio delle Letterature e delle Culture delle Aree Emergenti, CSAE (1992-2001; ); Patrizia Spinato Bruschi ha illustrato il passaggio Dallo C.S.A.E. all'I.S.E.M.: prospettive di ricerca. Matilde Benzoni ha illustrato l’apporto degli storici milanesi agli studi sull’America Latina; Jaime Martínez dell’UNED di Madrid, ha trattato Le relazioni dell’ispanoamericanismo italiano con l’ispanoamericanismo spagnolo. Irina Bajini ha svolto il tema Gli ispanoamericanisti nell'editoria milanese e Francesca Pino le Prospettive di ricerca nelle carte Gerbi. Ha concluso i lavori Emilia Perassi.

·         Il 18 maggio, presso l'Aula Magna dell’Ateneo Veneto, si è tenuto il Convegno: Quale America? Soglie e culture di un continente. Nell’occasione sono stati presentati i due volumi della Collana Soglie Americane (Mazzanti Editori), curati rispettivamente da Daniela Ciani Forza, dell’Università di Venezia-Ca’ Foscari, per il settore Anglo-Americano e da Silvana Serafin, dell’Università di Udine, per il settore Latino-Americano. Ai lavori del Convegno sono intervenuti Sergio Perosa, Giovanni Marchetti e Giuseppe Bellini, che ha trattato delle Soglie varcate: l’America della Conquista.

·        Il 22 maggio, presso l’Instituto Cervantes di Roma, nell’ambito degli incontri mensili I martedì dell’ispanismo, dedicato agli ispanisti che in Italia hanno agito per la diffusione della cultura e della letteratura spagnola e ispanoamericana, è stato reso omaggio a Giuseppe Bellini e Giovanni Caravaggi, la cui opera è stata illustrata da colleghi e amici attraverso testimonianze dirette. Sono intervenuti al dibattito Elide Pittarello e Laura Silvestri, Giuseppe Mazzocchi, Paolo Pintacuda. Loretta Frattale, dell’Università di Roma 3, ha introdotto i lavori, cui ha presieduto Fanny Rubio, Direttrice del Cervantes di Roma.

·        Ancora a Roma, si è svolto tra il 29 maggio e il 1° giugno presso l’Istituto Superiore Antincendi il VI Corso di formazione per formatori di enti di servizio civile, patrocinato dal Ministero della Solidarietà Sociale, Presidenza del Consiglio dei Ministri. Vi ha preso parte Patrizia Spinato B., in qualità di formatore accreditato presso l’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, per conto del Consiglio Nazionale delle Ricerche: si prevede la presentazione, per l’anno 2008, di un progetto per il servizio civile volontario relativamente all’ambito bibliotecario dell’unità di Milano.

·        Il 30 maggio, presso  l’Instituto Cervantes di Milano, nell’ambito del ciclo di conferenze La mia Spagna, ha avuto luogo l’incontro con Giuseppe Bellini, che ha parlato della nascita del proprio interesse e della propria passione di ispanista, e di come la cultura spagnola abbia sempre costituito la base e la premessa per l’ampliamento dei propri interessi all’area ispanoamericana. Ha introdotto l’evento il Direttore dell’Instituto Cervantes, Antón Castro.

·        Sempre presso l’Instituto Cervantes di Milano si è conclusa sabato 9 giugno la seconda edizione della rassegna Los sábados del Cervantes: Tutilimundi, che ha coinvolto i bambini dai quattro ai nove anni di età. Scopo della manifestazione è quello di avvicinare il pubblico infantile alla lingua spagnola per mezzo di una serie di attività ludico-artistiche: oltre a Rosa García Camarilla, presenza ormai familiare che ha coordinato le varie sessioni, sono intervenuti artisti, pagliacci, prestidigitatori, attori, burattinai, disegnatori di grande professionalità che hanno saputo coinvolgere i bambini usando lo spagnolo. Novità di quest’anno è stata la presenza di alcuni gruppi di scolaresche della provincia di Milano: presenza importante sia come dimostrazione dell’interesse crescente verso l’area iberofona, sia come possibilità di presentare l’Istituto e le sue attività a nuovi potenziali fruitori. Gli incontri sono a numero chiuso, gratuiti previa iscrizione telefonica, con cadenza mensile, e presuppongono una conoscenza dello spagnolo di base.

·        Si è tenuto a Santander (Spagna), dal 25 al 29 giugno 2007, presso la Universidad Internacional Menéndez y Pelayo, per iniziativa di José Carlos Rovira Soler, cattedratico di Letteratura Ispanoamericana nell’Università di Alicante, il Seminario El canon y la historiografía literaria hispanoamericana. Dall’Italia hanno partecipato ai lavori Dante Liano, con un contributo su El canon literario contemporáneo en la literatura hispanoamericana. Ha chiuso il corso Giuseppe Bellini con un intervento dal titolo Por qué y cómo una historia de la literatura hispanoamericana en Italia.

 

3.                  TESI DI DOTTORATO

 

Nel mese di aprile, presso l’Università Autonoma di Madrid, si sono discusse le tesi di dottorato internazionale, tra cui quella di Chiara Bolognese dal titolo Temas posmodernos en la obra de Roberto Bolaño, che ha ricevuto i pieni voti e all’unanimità la lode. La candidata si è avvalsa, per il suo iter scientifico, anche del nostro Centro. Il Prof. Bellini è stato chiamato a presiedere la commissione giudicatrice.

 

4.                  SEGNALAZIONE RIVISTE

 

Riproduciamo gli Indici delle riviste iberistiche di nostra attinenza apparse ultimamente:

 

Rassegna Iberistica, n. 84, ottobre 2006:

 

Articoli

 

Ø  Marco Presotto, Marcia Leonarda en la estrategia promocional de Lope de Vega.

Ø  Stefano Ballarin, La construcción de la Torre de Benet.

Ø  Fabrizio Cossalter, L’enigma del passato in «Tu rostro mañana » di Javier Marías.

Ø  Marilisa Birello, L’alternança de llengua a les classes d’Italià llengua estrangera amb aprenents bilingües català-castellà durant les activitats orals en subgrups..

Ø  Gemma Rubì, Les cultures polítiques de la Catalunya contemporània interactuant en un marc urbà. Manresa durant la estauració.

 

Note

 

à        Alessandro Scarsella, In margine a fantastico e teoria del romanzo in Spagna (1918-1939).

à        Luis Cañizal de la Fuente , México: ¿Y si los españoles no hubieran venido nunca?.

à        Margherita Cannavacciuolo, “Todo primitivo es  poeta”. La poesía totalizante de Ernesto Cardenal: “Antología de poesía primitiva”.

à        Vanessa Castagna, «The Raven – O Corvo». Fernando Pessoa e Cabral do Nascimento traduzem Edgar Allan Poe.

 

Recensioni

 

§  Sendebar. Libros de los engaños de las mujeres. (M. Ciceri).

§  La traduzione castigliana medievale della «Medea». (D.Ferro).

§  I. Mochi Sismondi, Alla rinfusa (en dos idiomas) .(E. Bou).

§  N. Rotger-F. Valls (eds.), Ciempiés. Los microrrelatos de Quimera. (E. C. Vian).

§  D. Lagmanovich (ed.), La otra mirada. Antología del microrrelato hispánico (E. C. Vian).

§  A. Bosco, Da Franco a Zapatero. La Spagna dalla periferia al cuore dell’Europa/R. Scarciglia-D. Del Ben, Spagna. (A. Zinato).

§  Anuario de Estudios Americanos (F. Fiorani).

§  M. Livi Bacci, Conquista. La distruzione degli indios americani (F. Fiorani).

§  M. M. Benzoni, La cultura italiana e il Messico. Storia di un’immagine da Temistitan all’Indipendenza (1519-1821) (G. Bellini).

§  L. Campuzano, Las muchachas de La Habana no tienen temor de dios...Escritoras cubanas (s. XVIII-XXI) (S. Regazzoni).

§  Omaggio a Pablo Neruda. Centenario (1904-2004) (C. Camplani).

§  Neruda e la poesia del ‘900 (C. Camplani).

§  A. R. Domenella (coord.), Territorio de leonas. Cartografía de narradoras mexicanas en los noventa / N. Pasternac (coord.), Territorios de escrituras. Narrativa mexicana del fin de milenio  (M. Gallina).

§  S. Millares, Alejo Carpentier (P. Spinato B.).

§  L. García Montero, Palabras laudatorias dedicadas a Mario Benedetti (P. Spinato B.).

§  M. E. Cruz Varela, La hija de Cuba  (A. López Labourdette).

§  A. Dal Masetto, Tres genias en la magnolia (M. Cannavacciuolo).

§  J. Corbatta, Juan José Saer. Arte poética y práctica literaria (E. C. Vian).

§  J. C. Lechín Weise, La gula del picaflor (M. Cannavacciuolo).

§  M. Montero, El Capitán de los dormidos (S. Regazzoni).

§  G. Montés-E. Wolf, El turno del escriba  (S. Serafin).

§  A. Decker Márquez, Tardes de lluvia y chocolate (S. Serafin).

§  Lisboa vista por...Olhares de antes e pós 25 de Abril / Lisbona vista da.. Sguardi sul Portogallo prima e dopo il 25 aprile (M. G. Simões).

§  J. Amado, La doppia morte di Quincas l’Acquaiolo (G. Bellini).

§  A Sánchez Piñol, La pelle fredda (A. Scarsella).

 

 

Rassegna Iberistica, n. 85, aprile 2007:

 

Articoli

 

Ø  Giuseppe Bellini, Giovanni Meo Zilio.

Ø  Susanna Regazzoni, Transgresiones y conformismos en la conrucción de la heroína en el siglo XIX hispanoamericano.

Ø  Silvana Serafin, Scrittrici in esilio: alcuni esempi ispano-americani del secolo XX.

Ø  Isabel Gallego, Autobiografiía y ficción: los casos de Alfredo Bryce Echenique, Julio Ramón Ribeyr y Mario Vargas Llosa..

Ø  Vincenzo Arsillo, “So agua era, e sem memoria”: logica residuale e declinazioni dell’oblio in eugénio de Andrade.

Ø  Vincenzo Russo, “O meu país de palavras”: note per una mappa geopoetica del Novecento portoghese.

Ø  Roberto Mulinacci, Metaleituras. Claudio Magris leitor de “Grande Sertão: veredas”.

 

Note

 

à        Giuseppe Bellini, A proposito di ispanismo italiano.

à        Flavio Fiorani, Il Río de la Plata come ‘zona’ memoriale.

à        Adriana Mancini, Silvina Ocampo: un juego de Dominó para una mujer de arena.

 

Recensioni

 

§  M. Multimedia – J. Pérez Navarro – C. Polettini, Conecta. Curso de español para italianos. (V. Donvio).

§  G. Grespi, Traducciones castellanas de obras latinas e italianas contenidas en manuscritos del siglo XV en las bibliotecas de Madrid y El Escorial  (D.Ferro).

§  AA.VV., La dramaturgia de Calderón. Homenaje a Jesús Sepúlveda (G. Bellini).

§  AA.VV., Romanticismo español e hispanoamericano. Homenaje al Profesor Ermanno Caldera (G. Bellini).

§  B. Pérez Galdós, Tormento (P. Spinato B.).

§  R. Arana, Pampaluna (S. Favaretto).

§  D. & O. Föllmi, Rivelazioni. 365 pensieri d’America Latina  (G. Bellini).

§  E. Chang Rodríguez, Ente dos fuegos: Reminescencias de las Américas y Asia (G. Bellini).

§  I. M. Sánchez Prado (ed.), América Latina en la “literatura mundial”  (M. Gallina).

§  AA. VV., Nazioni e identità plurime (M. Cannavacciuolo).

§  J. Asunción Silva, Poesía / De sobremesa  (G. Bellini).

§  S. Montero, La Avellaneda bajo sospecha (S. Regazzoni).

§  Z. Capote Cruz, Contra el silencio (S. Regazzoni).

§  M. Adán, La casa de cartón  (G. Bellini).

§  R. M. Britton, Il giardino di Fuyang o come si scrive l’amore a Panama (M. Cannavacciuolo).

§  M. B. Aracil Varón, Abel Posse: de la crónica al mito de América (G. Bellini).

§  E. Poniatowska, El tren pasa primero (M. Gallina).

§  L. H. Antezana,  Quadrilatero. Note sulla letteratura boliviana (E. C. Vian).

§  M. Vargas Llosa, Travesuras de la niña mala (S. Serafin).

§  T. Stauder (ed.), “La luz queda en el aire”. Estudios internacionales en torno a Homero Aridjis (P. Spinato B.).

§  A. Cueto, La hora azul (E. C. Vian).

§  P. Lemebel, Ho paura torero (F. Rocco).

 

§  C. De Andrade, Breve compêndio da Cidade de Milâo (M. G. Simôes).

 

§  M. Saa, Poesia e alguna prosa (M. G. Simôes).

 

§  AA. VV., Nosaltre exvalencians, Catalunya vista des de baix  (M. Byarri).

§  B. Metge, Il sogno (T. Silverio).

 

 

5.         SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

v  Revista de Estudios Hispánicos, 1-2, 2005, pp. 298.

 

Nonostante porti la data del 2005, è appena uscito l’ultimo numero della Revista de Estudios Hispánicos, dell’Universidad de Puerto Rico. Diretta da Ramón Luis Acevedo, e che vede Giuseppe Bellini tra i corrispondenti esteri, la rivista dedica i numeri 1 e 2 alla letteratura centroamericana, in occasione del centenario della pubblicazione dei Cantos de vida y esperanza. I primi tre studi del volume sono dedicati a Darío e ai suoi immediati discepoli: Jorge Luis Castillo, El motivo del retorno en Rubén Darío y en el imaginario posmodernista; Luis Francisco García, El poeta-artista como redentor social en los cuentos de Azul; Nicasio Urbina, Sistema semiótico y poesía en Azarías H. Pallais. Seguono due saggi su Rafael Arévalo Martínez: Nívea de Lourdes Torres Hernández, De la paloma a la leona: arquetipos femeninos en dos cuentos psicozoológicos de Arévalo Martínez; Martín L. Duncan Tompkins, La función de lo sobrenatural en la novela modernista hispanoamericana: Las noches en el Palacio de la Nunciatura , de Arévalo Martínez. La prima parte ideale della rivista si chiude con due interventi sul modernismo e postmodernismo centroamericano: Mónica Albizúrez, «Lettres de l’inde» de María Cruz; Francisco Albizúrez Palma, La poesía posmodernista en Centroamérica. La seconda parte del numero monografico è dedicata alla letteratura centroamericana contemporanea: Maribel Crespo Gutiérrez, Joaquín Gutiérrez y Yolanda Oreamuno: la construcción del sujeto femenino; Ramón Luis Acevedo Marrero, «Hombres contra la muerte» de Miguel Ángel Espino: del criollismo a lo real maravilloso; Claire Pailler, Visión espacial del mestizaje en la poesía de Pablo Antonio Cuadra; Yvette Aparicio, Literary Convention and Revolution in Roque Dalton’s «Taberna y otros lugares»; Miguel Ángel Náter, Los dominios de Phobos: el miedo y la existencia en «Luz negra» de Álvaro Menén Desleal; Sylma García González, Origen y función del humor en la poesía mística de Ernesto Cardenal; Ángel M. Encarnación Rivera, La hibridez cultural en «El árbol de los pañuelos», de Julio Escoto. La sezione di note e documenti comprende un’interessante riflessione di Dante Liano, ¿Existe una literatura guatemalteca?, e una testimonianza di Luis López Álvarez, Miguel Ángel Asturias, mi amigo. (P. Spinato B.)

 

 

v  Abordajes diversos: teatro, literatura, danza, fotografía. Abrapalabra, n. 39, Città del Guatemala, Universidad Rafael Landívar, 2006, pp. 318.

 

La prestigiosa rivista dell’Università Rafael Landívar, giunta al suo 39o numero, offre in questo numero una panoramica di saggi su musica, teatro, danza e arti visive, volti a stimolare il dibattito e la riflessione critica sulla creazione estetica e il recupero della memoria del fatto artistico. Contribuiscono al volume specialisti provenienti da aree professionali diverse, che danno, con la molteplicità degli approcci, un contributo ricco e sfaccettato. Dal saggio sul teatro guatemalteco degli anni Novanta, della studiosa Lucrecia Méndez de Penedo, conosciuta anche in Italia per i suoi studi sulla letteratura guatemalteca, in particolare su Luis Cardoza y Aragón,  alle riflessioni sulle nuove modalità di produzione letteraria di Matías Barchino della Università di Castilla-La Mancha, come i blog, resi possibili dalle moderne tecnologie, alle ricerche di Sabrina Castillo e Oswaldo Salazar, che presentano i risultati delle indagini sui meccanismi creativi applicati alla danza, e in generale, sulla fenomenologia del Corpo, a partire dagli studi di Husserl. Per quanto riguarda la musica, Dieter Lehnoff traccia un percorso del Coro Nazionale del Guatemala, nel suo sviluppo, dalla nascita, come istituzione che fa risalire le proprie origini ai fermenti culturali che accompagnarono la Rivoluzione Culturale del 1944, fino ai nostri giorni; Tamara Sklioutovskaya e il pianista Gerardo Meza offrono due analisi critiche del lavoro dello stesso Dieter Lehnoff. Chiude la panoramica delle espressioni artistiche una selezione di foto d’arte relative al Centroamerica, realizzate da Miguel Flores Castellanos.(C. Camplani)

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v  Franca Bruera, Antonella Emina, Anna Paola Mossetto (a cura di ), Il progetto e la scrittura – Le projet et l’écriture,  Roma, Bulzoni, 2007, pp. 360.

 

Ultimo uscito della collana dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea del CNR, che ha al suo attivo altri tredici titoli, il presente volume è dedicato a Sergio Zoppi, testimonianza di affetto e stima dei suoi allievi e dei suoi collaboratori. Il volume reca, conseguentemente,  quale primo e ultimo contributo, due creazioni poetiche rispettivamente di Salah Stétié e di Pierre Lexert a lui dedicate. L’Introduzione, firmata dalle tre curatrici, chiarisce come il proposito di  mettere in luce le relazioni esistenti tra la fase progettuale di un’opera creativa, caratterizzata dall’intenzionalità,  e la scrittura nel suo momento attuativo, si sia sviluppato attraverso tre linee interpretative. La prima, Il progetto e la scrittura, che più tradizionalmente riflette sul rapporto di causa-effetto esistente tra progetto e scrittura, nonché sulla traduzione, raccoglie idealmente gli scritti di Cecchetti, Dotoli, Dalla Valle, Giorgi, Matucci, Trinchero, Martin-Scmets, Margarito e Campagnoli, il quale ultimo si sofferma su una lettura insolita del post-modernismo, interpretato quasi sorta di canone inverso del modernismo; la seconda, Il progetto della scrittura, che riflette sulle dichiarazioni di intenti degli scrittori e sulla sua relazione di reciprocità con la scrittura, raccoglie gli scritti di Sozzi, Emina, Bruera, Meazzi e Debon, mentre la terza lettura critica, La scrittura come progetto, studia gli esempi di scrittura come strumento di organizzazione della realtà e forma essa stessa di conoscenza nei contributi di Burgos, Nissim, Soncini, Gianolio, Gallina, Benelli, Novelli, Modenesi, El Houssi, Puleio, Mossetto. Maria Margherita Mattioda, con l’intervista allo scrittore Andreï Makine, che racconta la propria genesi creativa, rilancia la riflessione sull’argomento oggetto dell’indagine e rinvia ad un ampliamento del dibattito. Dibattito che l’intero volume, per il numero dei contributi e l’articolazione della riflessione, contribuisce ad  arricchire, non solo in campo francofono, ma anche di altre letterature, come è il caso del saggio di Barbara Meazzi, che tratta del poeta cileno Vicente Huidobro e dei suoi rapporti con l’avanguardia parigina nei primi decenni del secolo scorso. (C.Camplani)

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v  Boletín Hispánico Helvético, 9, 2007

 

Il recente Boletín Hispánico Helvético, diretto da Jenaro Talens, dedica il suo “Dossier” a Lecturas de la España medieval, prima parte, e alle Culturas semíticas. Di interesse ispanoamericano, tra le Lecturas, il saggio di Elena Plazaola, che studia “Los sintagmas no progresivos en la Brevísima relación  de la destrucción de las Indias”,  del Las Casas. Nel suo insieme, tuttavia, la rivista è di particolare interesse. Di letteratura contemporanea si occupa María Liénard, che dedica il suo studio a Veinte años y un día di Jorge Semprún, sottolineando “clichés y excesos de una ficción libertina”. José Luis de Castro Paz tratta, invece, di cinema, in “De Vértigo a Hable con ella, o los desoladores avatares del deseo masculino”, da Hitchcock ad Almodóvar. Manuel de la Fuente si occupa di “El Rock y su escenario. Características y desafíos del espectáculo de la música popular”. Di grande novità è il settore dedicato, come detto, alle culture semitiche. Presentato da Carlos Alvar e Jenaro Talens, è ricco di interventi, da Sultana Wahnón che si occupa de “La poética hebrea de Mosche Ibn ‘Ezra. Una teoría medieval de la contrariedad”, a Charles Genequand che tratta di “Ibn Bayyah (Avempace) y las costumbres de su tiempo”, a Silvia Naef che illustra “Las artes en el Islam: entre prohibición y figuración”, e infine ad Alain de Libera, che si sofferma su “La filosofía andalusí o el régimen de los solitarios”. Seguono poemi di Abu Tamman ibn Rabah de Calatrava e di Moshe Ibn ‘Ezra, nella versione di Teresa Garulo e di Rosa Castillo, rispettivamente. Di interesse sono anche i “10 iconotextos” di Nuno Júdice, e i “10 fragmentos de Canti di Yusuf Abdel Nur”, nella scelta e versione di Susana Díaz. (G. Bellini)

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v  Domenico Antonio Cusato, El teatro de Mario Vargas Llosa, Messina, A. Lippolis Ed., 2007, pp. 171.

 

Nella bella collana “La estantería ibérica”, che lo stesso Cusato dirige, e nella quale sono ormai apparsi, con questo che si segnala, undici volumi, dedicati sia alla letteratura spagnola che a quella ispanoamericana, il nuovo apporto merita tutto l’interesse di chi dell’opera di Vargas Llosa ha fatto oggetto di attenzione, vale a dire di una vasta serie di studiosi e di lettori. È vero che essi si sono dedicati prevalentemente alla narrativa del peruviano, ma non da trascurare appare la produzione teatrale di Vargas Llosa, settore nel quale lo scrittore ha insistito fino a rendere pubblici fino al momento quattro drammi e un radiodramma, da La señorita de Tacna a Katie y el hipopótamo, La Chunga , El loco de los balcones e infine all’accennato radiodramma, Ojos bonitos, cuadros feos. Sembra anche che questo teatro abbia avuto in Perù un notevole successo. Di fronte alla generale indifferenza della critica, il Cusato si propone, nei cinque studi che compongono il suo libro, di riscattare il valore di queste opere, alla cui struttura nel tempo e nello spazio dedica pagine di vero interesse, sostenute da una acribia che rende ragione, anche ai meno entusiasti delle suddette opere in quanto drammi teatrali, del valore delle stesse come atto creativo non marginale, anzi, non meno rilevante di quello che ha consacrato il nome dello scrittore come romanziere. Mi metto anch’io nel numero di coloro che hanno scientemente trascurato questo settore della creatività di Vargas Llosa: il suo teatro mi è sempre parso assai meno interessante della narrativa, e persino abbastanza noioso, ma ora è il caso che, in parte almeno, mi ricreda, o che, in realtà, dichiari che più delle opere drammatiche del peruviano, mi ha conquistato la dialettica del Cusato nel suo approfondito studio, dal quale è indispensabile partire per cogliere il valore e il significato di drammi nei quali le situazioni e la struttura, pur richiamando prepotentemente la narrativa, si esercitano in una loro originalità e autonomia. (G. Bellini)

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v  AA. VV., Homo ludens, homenaje a Mario Vargas Llosa, Guadalupe Fernadez Ariza coord., Málaga, Ayuntamiento- Universidad, 2007, pp. 302.

 

In occasione della laurea honoris causa che, su proposta di Guadalupe Fernández Ariza, l’Università di Málaga ha attribuito a Mario Vargas Llosa, è stato pubblicato, a cura della citata studiosa, questo prezioso volume, vero gioiello d’arte grafica e fondamentale per i contributi critici che presenta, tredici, dovuti a noti studiosi e scrittori spagnoli, tra essi vari ispanoamericanisti di riconosciuto prestigio, come Carmen Ruíz Barrionuevo, che tratta il tema de “La transposición de arte en Los cuadernos de don Rigoberto”, Teodosio Fernández, il quale rivolge la sua attenzione a “Un teatro para la fantasía y los deseos”, la stessa Fernández Ariza, che tratta de “Los sueños y el paisaje en Travesuras de la niña mala”. Previamente, dopo i testi dei discorsi ufficiali di rito, dell’Alcalde e della Rectora dell’Università, la promotrice dell’impresa aveva illustrato quella che definiva una “aventura escrituraria”, celebrando la poliedricità della narrativa, del teatro e in sostanza della vita di uno scrittore che non ha cessato di rappresentare, con vittorie e cadute, la battaglia dell’uomo nel mondo contemporaneo. Dei vari saggi, oltre a quelli citati, interpretativi del significato profondo dell’opera creativa di Vargas Llosa, alcuni sono dedicati alla struttura della stessa, come lo studio di Cristóbal Macías su “La composición en anillo y la circularidad como recurso narrativo”, mentre altri segnalano accostamenti interessanti a modelli classici. Per questo aspetto vanno segnalati i saggi di: Begoña Souvirón López, “La casa verde: epígonos de Arcadia”; di Juan Francisco Martos Montiel, “Modelos clásicos y ficción erótica en Elogio de la madrastra: un viaje de ida y vuelta”; di María de los Ángeles Durán López, “Dioniso, mito y rito en los Andes”; di Inés Calero Secall, “Flora Tristán y las mujeres griegas antiguas: resabios y maridajes en El paraíso en la otra esquina”. Sostanzialmente gli apporti critici considerano pressoché tutta l’opera creativa di Mario Vargas Llosa. Agli studi di cui sopra sono da aggiungere i saggi di: Isabel Gallego, “Verdades y mentiras en el autorretrato literario”; Carlos Alcalde Martín, “Elogio de la madrastra, erotismo y tragedia”; Aurelio Pérez Jiménez, “Urania, el chivo y la imagen antigua del tirano”; di Francisco Ruíz Noguera, “Historia de una pasión: Vargas Llosa, crítico literario”. Seguono gli interventi creativi di Juan Bonilla, José A. Garriga Vela, Justo Navarro e Antonio Soler, il quale ultimo giustamente celebra in Vargas Llosa lo scrittore “total”, dato che “en todo momento, por vías diferentes, siempre arriesgadas y casi siempre desconocidas, intenta desentrañar el mundo y da muestras reveladoras de la naturaleza del arte”. Un plauso pieno va a Guadalupe Fernández Ariza, le cui benemerenze nel campo degli studi di letteratura ispanoamericana sono più che notevoli,  per aver dato alla critica motivo di tanti raggiungimenti e a Vargas Llosa un meritato riconoscimento. (G. Bellini)

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v  AA. VV., Reencuentros con Borges.Per speculum in enigmatae, Fabio Rodríguez Anaya ed., Bergamo, University Press, 2007, pp. 146.

 

Il volume raccoglie gli interventi di un periodo temporale piuttosto lontano, quelli in occasione del convegno realizzato presso l’Università di Bergamo dal curatore, nel marzo del 2000. Non è, del resto, un fatto nuovo che gli Atti di un convegno appaiano a distanza notevole di tempo, colpevoli talvolta collaboratori ritardatari o anche la penuria di disponibilità, cosa che con frequenza avviene, da qualche tempo, nelle nostre università. Ad ogni modo il materiale riunito nel volume si presenta prezioso, prestigiosamente presieduto dall’intervento nientemeno che di un Premio Nobel, José Saramago, che discetta intorno ad “Algunas pruebas de la existencia real de Herbert Quain”, seguito da Vladimir Mikěs, poeta e drammaturgo boemo, che tratta il tema “Jorge Luis Borges o por qué escribir”, quindi da altri sette interventi, l’ultimo dei quali dell’organizzatore stesso, che tratta del “Criptograma del ángel”, studia la filosofia dello scrittore argentino in relazione al concetto del tempo. Tre altri studiosi italiani partecipano all’evento: Rosalba Campra, la quale in “Los que nacimos en Tlön” formula una forte critica alle disinvolte interpretazioni di Borges; Giovanni Bottiroli, che tratta de “La muerte y la brújula y la refutación del tiempo”; Antonio Melis, autore di un sottile e provocatore intervento su “Borges, precursore di Bernal Díaz del Castillo”. Altri interventi si devono a: Jacques Giklard, “Hablemos de Borges. Elogio de la vulgaridad”; Alfredo Antonaros, “Laberintos y crucigramas”. Ferdinando Scianna evoca il suo incontro con Borges, in “Lo conocí en Palermo: testimonio y album fotográfico”, con un corredo di suggestive immagini che rendono preziosa la figura del poeta. (G. Bellini)

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v  Antonio Gala, El pedestal de las estatuas, Barcelona, Planeta, 2007, pp. 539.

 

Nell’introduzione, «A manera de prólogo», l’autore introduce i lettori nell’atmosfera della sua storia e prende apparentemente le distanze da eventuali idee precostitutite: innanzi tutto racconta di come si è imbattuto nel manoscritto di Antonio Pérez e sembra rifiutare l’idea dell’espediente letterario. In secondo luogo accantona l’etichetta di romanzo storico in favore di storia romanzata. Da queste premesse prende avvio un romanzo lungo, non sempre scorrevole e a volte addirittura faticoso da seguire per l’abbondanza di personaggi e per i continui rimandi ed allusioni. Ma quello che risulta meno gradevole è il registro assegnato all’io narrante che, dal proprio piedistallo, evidentemente si crede nella posizione di poter giudicare non solo i suoi contemporanei, ma anche le gerarchie laiche ed ecclesiastiche dei secoli precedenti. Tra di essi si cercano, inutilmente, personaggi virtuosi a tutto tondo, altrimenti si pretende di annullarne la fama riportando come veritieri tutti gli inevitabili pettegolezzi, e senza possibilità di appello da parte dei condannati. Inoltre —riconosciuto come limite nel libro stesso— non si tiene conto dello scarto temporale: si applicano categorie del ventesimo secolo a quanto accade almeno cinque secoli prima. Il livello è quello delle confessioni triviali a cui ci stanno abituando le finte dirette televisive, con fiumi di giudizi a buon mercato, turpiloquio e aggressività, in nome di nuovi ed elevati valori di cui è sempre portavoce chi ha il microfono. Il quadro che ne riesce è davvero triste per il fango che si getta su un periodo controverso ma affascinante della storia spagnola: re stupidi e depravati (come Enrico IV), regine sporche, pazze, calcolatrici e spregiudicate (Isabella), navigatori egolatri (Colombo), frati presuntuosi (Las Casas), ecclesiastici immorali e corrotti (gli arcivescovi di Toledo, Ignazio di Loyola, i pontefici in generale). Sulla scia delle piú recenti mode di pensiero occidentale, Gala sottolinea un po’ troppo insistentemente la presunta normalità delle relazioni omosessuali e incestuose («La bisexualidad era la regla, como en todas las épocas», p. 37) o l’importanza della diversità etnica, contro la cristianità debole e corrotta e in favore delle minoranze araba ed ebraica. Insomma, non è facile condividere la visione di una Spagna ridotta a «toros y vino y piojos» (p. 125), senza un passato, una cultura, una religione e una moralità: sembra abbastanza spaventoso, proprio per il tipo target a cui il libro è destinato, voler negare tutto quello che la Spagna rappresenta e che, con luci ed ombre, l’ha resa grande. (P. Spinato B.)

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v  Adele Galeota Cajati, Le regole dell’enigma. La narrativa di Silvina Ocampo, Roma, Aracne Ed., 2007, pp. 141.

 

Silvina Ocampo è stata per lungo tempo trascurata dalla critica, più attenta all’opera del marito, Bioy Casares e, non v’è dubbio, a quella dell’amico di entrambi, Jorge Luis Borges. A questa ingiusta disattenzione, della quale fa risalire in qualche modo la colpa anche alla più nota sorella Victoria, animatrice della rivista Sud e di un salotto letterario per tanto tempo dominante nella cultura rioplatense, si oppone decisamente la Galeota , con argomenti pregnanti e uno spirito giustificatamente rivendicativo del diritto della donna scrittrice all’attenzione degli studiosi. Il libro che ora appare nella collana “Studi letterari e linguistici” dell’Università di Napoli “L’Orientale”, vale efficacemente a sanare la situazione. Con argomenti convincenti e un esame approfondito dell’opera di Silvina, la studiosa rivendica decisamente il valore, situando la scrittrice tra le maggiori e più originali espressioni della narrativa ispanoamericana. La Galeota , discussa la pertinenza o meno dei racconti della Ocampo al fantastico rioplatense, esamina quelli che ritiene “emblematici”, indagando lo spazio, la potenza degli oggetti, il rapporto uomo-animale-vegetale, le ambiguità e i giochi dell’età, addentrandosi nel tema di “Sibille e indovine”, delle “Problematiche e labili identità”, nei percorsi esoterici, sottolineando anche, in modo originale e inedito, la rilevanza dei valori cromatici. (G. Bellini)

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v  Candido Panebianco,  La parola oltre il finito. Saggi di letteratura ispanica, Catania, c.u.e.c.m., 2007, pp. 230. Roma, Viella, 2006, pp. 318.

 

I nove saggi qui presentati dallo studioso catanese Candido Panebianco, scritti tra il 1979 e il 2002, sono dedicati sia ad autori spagnoli sia ispanoamericani. Tra gli spagnoli Panebianco ha scelto tre sivigliani, Bécquer, Machado e Cernuda, quest’ultimo ideale ponte, - per l’aver terminato la vita nella patria ospitale del Messico dopo l’instaurarsi della dittatura franchista in Spagna, - tra la Spagna e l’Ispanoamerica, rappresentata a sua volta da sei autori, tra i primi dei quali spicca Darío, pure ideale ponte tra le due sponde dell’Atlantico, cui si affiancano due saggi su Lugones, altri su Neruda, Arguedas e Lezama Lima. Filo conduttore della ricerca interpretativa di Panebianco è la weltangschaung che soggiace alle opere analizzate, sia che si tratti dell’aspetto esoterico che distingue il racconto “Las tres fechas”, di Bécquer, che si tinge di elementi onirici e predecadenti, sia che si tratti del simbolismo delle Prosas profanas, di  Rubén Darío, in cui la figura  del centauro sintetizza la dualità uomo-bestia presente nella natura umana, o dell’elemento esoterico nel Paradiso di Lezama Lima. Nei saggi dedicati a Lugones il Panebianco mette in luce la visione problematica del soprannaturale nello scrittore argentino, mentre in Machado sottolinea  la Melancolia come condizione della coscienza, ispiratrice della sua poesia, in particolare nelle Soledades; come tratto saliente della  poesia filosofica di Cernuda viene colta la tensione all’universale, mentre la visione cosmologica e cosmica lo sono rispettivamente per l’opera di Neruda e di Arguedas. L’investigazione, condotta con parametri diversi dal consueto, e la disamina degli argomenti, che convoca riferimenti filosofici e culturali di diversa provenienza, offre un risultato particolarmente interessante, stimolo per ulteriori riflessioni. (C.Camplani)

 

 

v  Ramón Gómez de la Serna , La donna d’ambra, introduzione di Teresa Cirillo Sirri, traduzione di Immacolata Forlano e di Eliana Guagliano, Salerno, Marlin, 2007, pp. 234

 

Come il protagonista, Lorenzo, spagnolo, “ogni giorno di più approfondiva la conoscenza di Napoli e con sorpresa ne scopriva l’eco spagnola”, anche il lettore è condotto a  scorgere una Napoli  che lo sguardo profondo di Ramón Gómez de la Serna svela pagina dopo pagina,  con il coinvolgimento profondo dato dalla conoscenza diretta e il distanziamento reso possibile dalla lontananza. La mujer de ámbar, romanzo scritto dall’autore madrileno nel 1927, dopo tre soggiorni nella capitale partenopea, viene tradotto per la prima volta in Italia e presentato dalla casa editrice Marlin, - che nel 2006 aveva pubblicato, per la narrativa spagnola, Tormento, di Benito Pérez Galdós -. L’Introduzione, di Teresa Cirillo Sirri, aiuta a collocare il romanzo nel solco di quella ammirazione con la quale, ben prima che si diffondesse la voga del Grand Tour, gli spagnoli hanno sempre guardato a Napoli, a partire dal Viaggio del Parnaso di Cervantes, spesso sottraendosi, come nel caso presentato, alla proposizione di stereotipi o di rappresentazioni oleografiche. Chiude il volume l’omaggio funebre a Ramón Gómez de la Serna del poeta surrealista Luis Cernuda, che di lì a pochi mesi, nello stesso anno 1963, doveva, come l’amico, concludere la sua esistenza in terra americana, dove entrambi si erano recati a causa della guerra civile in Spagna: in Messico, nel caso di Cernuda, a Buenos Aires, per quanto riguarda Ramón. Proprio a Buenos Aires il romanzo ebbe accoglienza particolarmente favorevole: nel prologo alla terza edizione che fu pubblicata nella Collana Austral nel 1943 –e che è riportata nel volume presentato– Ramón osservava come “nelle anime dell’America, in cui l’eco del mondo è nitida e dove l’equidistanza assume il suo massimo valore, questo mio romanzo ha avuto più successo degli altri [...]. Mi emoziona particolarmente questo successo perché non ho voluto scrivere un semplice racconto, né confezionare una storia più o meno amena [...], ma avvalermi del romanzo per evocare l’indimenticabile ed eterna Napoli, che a volte prende sembianze mortali e mostra le proprie rovine solo per  esaltare ancor più la propria natura immortale [...]” (p.17, p.18). Un intendimento felicemente riuscito, che evidenzia i vincoli spirituali tra l’artista e l’Italia, testimoniati anche dalle vicende biografiche e dalle frequentazioni letterarie, tra cui quelle di Giovanni Papini e Massimo Bontempelli, da cui fu anche invitato ad entrare a far parte del Comitato Internazionale della Rivista ‘900. (C.Camplani)

 

 

6. La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

Bernardo Reyes, nipote di Neruda, poeta, scrittore e caro amico, mi concede l’autorizzazione a pubblicare nel nostro Bollettino un suo recente scritto, relativo al primo incontro, a Buenos Aires, tra Federico García Lorca e il poeta cileno. Il testo è parte di un libro di prossima edizione, dal titolo POR UNA SONRISA QUE NO CRECE. El enigma de Malva Marina, la hija de Pablo Neruda, che ho avuto il privilegio di poter leggere nella prima stesura.

Il passo che qui riproduco ha un suo intrinseco interesse non solamente per quanto attiene ai due principali protagonisti, ma anche perché presenta un quadro efficace dell’intellettualità del momento, una sorta di bohème, che a Buenos Aires si riuniva intorno a Neruda.

Un vivo grazie va all’Autore per la gentilezza dell’autorizzazione concessa.

 

                                                               

 

Bernardo Reyes

 

CUANDO TODO ERA UNA FIESTA EN EL SAFICO

Neruda y Lorca, Buenos Aires, 1933-1934

                                

Ciertamente el cuerpo desnudo que vió el poeta español no era de una belleza cautivante. La figura blancuzca tanteando el agua de la tina con un pie, investida de una alegre obesidad, parecía un querubín de Botero ejecutando un imposible paso de ballet.

En aquel mediodía de Buenos Aires, bañista y observador, copa de whisky en ristre, se acomodaron uno hundiéndose en el agua y el otro en un taburete, para proseguir la charla de la regada noche anterior y reponerse de la leve resaca con exactos dos dedos de licor, mientras María Luisa y María Antonia[1], vitrineaban por calle Corrientes, al tiempo que compraban lo necesario para un eventual almuerzo, si acaso el dueño de casa no determinaba un mejor destino y materializaban el almuerzo en el Signo, mezcla de bar, restaurante y punto de encuentro de escritores y artistas, cercano al departamento.  

En el piso veinte el aire marino primaveral arrastraba en su fuerte brisa una transparencia desmesurada: la visión de la enorme ciudad en que se había convertido el antiguo Puerto de Nuestra Señora Santa María de Buen Aire, nombre dado por el Adelantado español Pedro de Mendoza en 1536, y que pasados los siglos todos habían olvidado, era por cierto desafiante en su magnitud y, sobre todo, convocadora de una cautivante fascinación, allá abajo, donde el flujo de los transeúntes no cesaba en momento alguno.

Para 1933, Buenos Aires gozaba de una estabilidad económica privilegiada. Pese a las dificultades de esos años, no paraban de llegar inmigrantes, que de la mudez idiomática inicial, pasaban a la locuacidad animada y los recuerdos de sus países natales pronto ocupaban un lugar en el polvoriento baúl de la memoria.

Buenos Aires, para un lego cualquiera, olía a esencia de alegría fundacional: inmigrantes escapando de la exasperante ansiedad de la miseria, reproduciendo las lejanas arquitecturas de sus ciudades originarias.

El edificio Safico, hoy todavía majestuoso, fue uno de los primeros intentos no fallidos de imitar lo foráneo, alejándose un poco de la elegancia arquitectónica europea, para adoptar la funcionalidad específicamente neoyorkina.

Se emplazó en calle Corrientes 456 y sus cien metros de altura con veinticinco pisos llamaron la atención de los porteños, por ser uno de los primeros rascacielos de la urbe. Se construyó por encargo de una casa de renta denominada Sociedad Anónima Financiera y Comercial (SAFICO) y realizado por el ingeniero civil Walter Moll que concibió  la obra como un volumen rectangular de diez pisos, sobre el que se alza desafiante el resto de los pisos en forma piramidal escalonada.

El manifiesto estilo racionalista de su constructor contrasta con el vestíbulo de entrada y hall, frente a los ascensores, que presenta arreglos Art Decó.

Pese a que fue oficialmente inaugurado en 1934, para 1933 gran parte de los departamentos habitacionales se encontraban ocupados y su arrendamiento implícitamente relacionaba a los ocupantes con estar en posesión de cierto status económico que permitiera acceder a lujo semejante.

Sin embargo el matrimonio ocupante de uno de los departamentos, con evidentes carencias económicas, habían tenido que solicitar un préstamo incluso para poder viajar desde Santiago a Buenos Aires: el nombre de la prestamista, Amalia Alviso, y el del solicitante Ricardo Neftalí Reyes Basoalto, nombrado Cónsul Particular de Elección, adscrito al Consulado General de Chile en Buenos Aires el 10 de julio de 1933, ciudad a la que llega recién el 28 de agosto, luego de una detención en Mendoza, en donde realiza una conferencia y lectura poética.

En carta enviada desde Santiago, por encargo del cónsul Reyes a su padre, don José del Carmen el 25 de agosto de 1933[2], le expresa su pesar por no haber podido viajar a despedirse de la familia a Temuco, al tiempo de señalarle su gran fortuna al haberse encontrado con Amalia, su amiga y ya lejano amor de juventud, la que junto a su esposo deciden realizarle un préstamo de mil pesos, a devolverse cuando ya esté instalado en Buenos Aires.

El cónsul Neftalí Reyes (el seudónimo de Pablo Neruda se legaliza el 8/12/1946, doce años después de su estadía en Buenos Aires) y su esposa María Antonia Hagenaar, es acogido en casa de Sócrates Aguirre Bernal entre fines de agosto y los primeros días de octubre, cuando se traslada al piso 20º del moderno edificio SAFICO. Aguirre además de ser su jefe —Cónsul General de Chile— se convirtió en una especie de ángel tutelar, otorgándole todo tipo de facilidades para que el poeta realizara sus actividades intelectuales.

Una instantánea de aquellos días la encontramos en las memorias de María Flora Yánez, nacida en el seno de una familia aristocrática chilena, hija de Eliodoro Yánez, fundador del diario La Nación y hermana del afamado escritor Juan Emar —llamado por Neruda como el Kafka chileno— uno de los más destacados y olvidados narradores nacionales: martes 3 de octubre (1933). A las siete de la tarde se efectuó el coctel en mi honor que ofrecía Pablo Neruda. Vive en un departamento ultramoderno en el piso veinte de un rascacielos. Me recibió con una amabilidad exquisita. Con su voz baja y su lento hablar de predicador procedió a las presentaciones […][3]. Con distintas variantes, varios de los asistentes a la reunión coinciden en señalar que se encontraban presentes González Carvalho; Pablo Rojas Paz y su esposa Sara Tornú; Norah Lange y Oliverio Girondo; Alfonsina Storni entre muchos otros escritores o poetas, y desde luego Neruda, el anfitrión y dueño de casa y su esposa María Antonia Hagenaar. Al grupo se agregaba una actriz chilena que estaba radicada en la casa del poeta, la futura y excepcional narradora María Luisa Bombal. Y abundantes personajes variopintos, candidatos a ser socialmente considerados.

Entre los brindis generosos, Flora Yánez recuerda una figura patética: Yo no volvía de mi decepción, clavado mi pensamiento en una sola figura: esa era Alfonsina Storni […] tenía ante mí a una especie de cocinera de pacotilla, con gestos y vocabulario muy vulgares y cabellos gris-sucios, tirando al blanco. El hada se transformaba en una figura burda, gemela del espantapájaros […][4]

La descripción que Flora Yánez hace de Alfonsina, no era alejada de la realidad. La gran poeta argentina, contaba con la amistad y anuencia absoluta de Neruda pese a su manifiesto sentido autodestructivo: en esa ocasión Flora registra los avances indisimulados de la poetisa hacia un atractivo traductor, a quien sin previa advertencia comenzó a besarlo con pasión: a medida que comíamos, la pasión de la Storni por el traductor de Apollinaire, aumentaba. De vez en cuando le gritaba “¡Te besaría el sexo![…][5]

Desde comienzos de octubre los diarios bonaerenses venían anunciando la llegada a la ciudad de Federico García Lorca, que arriba un 13 de octubre[6], es decir apenas instalado Neruda en su departamento nada de modesto. Como el poeta chileno, se instala en el mismo corazón de la ciudad, en el hotel Castelar ubicado en Av. de Mayo, a unas quince cuadras del edificio Safico. Desde la habitación 704, dormitorio tan reducido que parecía un camarote [7],  Lorca puede observar la vida intensa fluyendo a todas horas. El día siguiente a su llegada, Lorca y Neruda se conocen en casa del escritor Pablo Rojas Paz y su esposa Sara Tornú, que acaparaban la atención de la intelectualidad argentina. El encuentro sella un inmediato pacto de afecto, alegría y afinidades. Como en otras ocasiones en esta tertulia estaban Oliverio Girondo y Norah Lange; María Luisa Bombal; Raúl González Tuñón y su esposa Amparo Mom, etc. Un grupo nada de hermético, donde entraban y salían los que quisieran.

Conocidos y repetidos como lugares comunes son los hechos que protagonizan ambos poetas entre octubre de 1933 y la partida de Lorca el 27 de marzo de 1934[8]. El respeto mutuo, el cariño profesado sin reservas, la complicidad.

Hay sin embargo dos situaciones que fueron modificadas, con completa conciencia. La primera, narrada magníficamente por Neruda en sus memorias, tiene como protagonistas a una poetisa alta y vaporosa, de ojos verdes escrutando los del poeta; a Lorca como convidado de piedra en lo que sería o fue un sacrificio a Afrodita, en una torre de una elegante casa, que termina con el poeta español rodando por los escalones al cumplir con su función de celestino, fustrando la aventura erótica cósmica.

Años más tarde la escritora uruguaya Blanca Luz Brum, futura pareja del pintor mexicano Siqueiros y de quien se fabulaba había sido amante de Perón, echó por tierra la fértil recreación poética de Neruda, señalando con detalles cómo ocurrieron los hechos: Neruda y Lorca habían sido invitados para ser homenajeados por Natalio Botana, dueño del diario Crítica y uno de los hombres ricos de Argentina. En la ocasión el poeta chileno se emborrachó hasta no saber con certeza lo ocurrido, salvo del accidente de Lorca por la cojera posterior.

El llamado a rebato acatado por la pasión desbordada del poeta, fue un inicial, concluyente y muy poco poético pellizco nerudiano en las contundentes nalgas de Blanca mientras bajaban a un sótano a conocer un fresco pintado por David Siqueiros y Lino Spilimbergo, donde Blanca Luz emergía como una deidad marina en su esplendente desnudez.

Sin embargo difieren del relato hecho por Neruda detalles fundamentales: la ninfa que erotizaba al poeta chileno por aquel entonces no era rubia, sino de pelo negrísimo armado en una trenza; no existían las centenares de jaulas de coloridos faisanes; y como si fuera poco, no existía torre alguna: todo ocurrió después de la comida, en que el vivo recuerdo del fresco, permitía desnudar a la azorada escritora. En un momento, Neruda, Lorca y Blanca, salen al jardín y ya el ataque fue frontal: Neruda intenta abrazar a la poeta uruguaya, al tiempo que ésta pide ayuda a Lorca, quien intenta separar al ardiente y algo enloquecido poeta chileno. Lorca, a pedido de Blanca, se interpone entre ellos y con mala fortuna tropieza y cae por una escalinata que bajaba hasta la fuente del jardín.

Botana, según el testimonio de Blanca Luz, le dijo después de este incidente: lo que me gusta de estos locos de mierda es la absoluta libertad que tienen. A lo que ella contestó: —¿le llamás libertad a la de ese borracho?— refiriéndose a Neruda.[9] Obviamente la transmutación poética de los hechos quedó para la posteridad como alta expresión lírica de una suerte de venganza cifrada en códices reconocibles solo por los protagonistas y más cercana de la ironía que de la bronca.

Porque si hay algo que jamás existió entre Lorca y Neruda, fue la bronca.

La segunda situación está basada en un testimonio inédito, recogido por la familia de Neruda y un círculo muy estrecho de amigos. En él se da cuenta que la complicidad de ambos poetas no era un mero floreo retórico, avalado por poemas laudatorios de uno y otro.

Pese a que el vate hizo infructuosos intentos porque su relato no fuera asociado a una ciudad en específico, tanto su sobrino de Temuco, Raúl Reyes, como su ahijado Ramiro Inzunza, repitieron con ligeras variantes lo sucedido en un departamento de un edificio, particularmente parecido al Safico.

Cuando Lorca llega a Buenos Aires, habían pasado cuatro años de su visita a Nueva York y aunque su homosexualidad no era un tema para nadie, en su obra se manifestaba a veces de forma oblicua: El cielo tiene playas donde evitar la vida / y hay cuerpos que no deben repetirse en la aurora. [10]

Pese a que las estructuras de ambos poetas son diferentes, hay ocasiones en que las afinidades son completas como es el caso de la enorme fascinación por Whitman.

Pero el murmurado relato aquél de Neruda, desarrollado mientras tomaba un baño, tenía relación con una inequívoca y recíproca aceptación mutua en la diversidad, más que a cuestiones de predilecciones literarias o estéticas.

Por eso fue que la declaración amorosa de Federico a Pablo, fluyó con toda la serenidad del mundo. Con la misma serenidad Neruda la escuchó, sin juicios, como cuando se escuchan en un bosque las vertientes que se bifurcan.

Planteadas las diferencias, no quedó del incidente ni la más mínima huella, aunque sí un secreto pactado sin palabras.

María Luisa Bombal, con quien escribían en la misma mesa de la enorme cocina del departamento del edificio Safico —cada uno acodado en cada punta— seguramente supo de este fallido intento de seducción. Y por ella, tal vez María Antonia, su esposa, ya en inicial estado de gravidez de Malva Marina, la única hija que llegó a tener el poeta.

El melancólico varón varonil[11] anuncia al mundo que los hospitales se pintarán de azul después del asesinato macabro del poeta andaluz, recordando su risa de arroz huracanado[12].

En el modesto cáliz de greda de la hilaridad y no en el grial ostentoso del menosprecio, el relato se mantuvo vivo saciando la sed de curiosidad de unos pocos. Las circunstancias, el tiempo, la vida, pudieron haber inferido modificaciones, pero en lo esencial Federico y Pablo, seguirán guiñándonos un ojo, desde allá, cuando todo era una fiesta en el Safico.[13]

 

 

 

 

 

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[1] Se refiere a María Luisa Bombal, quien es acogida por el matrimonio Reyes- Hagenaar, mientras permanecen. Y María Antonia Hanenaar, primera esposa de Neruda.

[2] En Pablo Neruda, Cartas a Laura. Hugo Montes. Ed. Andrés Bello, 1978.

[3] En Historia de mi vida. María Flora Yánez. Ed. Nascimento 1980, Chile.

[4] Idem anterior.

[5] Idem anterior.

[6] En Vida pasión y muerte de Federico García Lorca 1898-1936. Ian Gibson. Plaza & Janés Ed., 1998.

[7] En Vida pasión y muerte de Federico García Lorca 1898-1936. Ian Gibson. Plaza & Janés Ed., 1998.

[8] David Schidlowsky en  Las furias y las penas:Neruda y su tiempo Wissenschaflitcher Verlag Ed. 2003, señala que el 26/03/1934, se efectúa la despedida de Lorca en casa de Neruda. Y el día siguiente se va de B.Aires. Estos datos Schidlowsky los toma de Federico García Lorca, Vol 2, Ed.Grijalbo, Barcelona 1987.

[9] En Falsas memorias Blanca Luz Brum. Hugo Achúgar. Coedición LOM y Ed. Trilce, 2001. El mismo incidente es documentado por David Schidlowsky en Las furias y las penas: Neruda y su tiempo Wissenschaflitcher Verlag Ed. 2003.

[10] En Poeta en Nueva York, versos de Oda a Walt Whitman. Federico García Lorca. O.C.. Aguilar, 1960, Madrid.

[11] En Residencia en la Tierra II. Versos de Oda a Federico García Lorca. Pablo Neruda. Ed. Losada, 1971.

[12] Idem anterior.

[13] El presente artículo es una recreación del testimonio dado al autor por su padre, Raúl Reyes Toledo, sobrino de Neruda, radicado hasta su muerte en Temuco, coincidente con ligeras modificaciones con el de Ramiro Inzunza, ahijado de Neruda, también escuchado en la intimidad de su núcleo familiar. Inzunza fue quien primero recordó los vagos detalles, al autor.

 

 

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NOTIZIARIO N. 22

(Dicembre 2006)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

 

1.                  ATTIVITA’ DI RICERCA

Nell’ambito del progetto di ricerca CNR-CONICET “Italia-Argentina: ovverosia il Mediterraneo in Sudamerica: storia, arte e cultura tra XVI e XXI secolo”, Clara Camplani, partecipante al progetto con una ricerca sulle caratteristiche e gli esiti dell’emigrazione novecentesca dalla Lombardia all’Argentina, (ricollegandosi alle precedenti ricerche sull’emigrazione italiana in Centroamerica aventi come risultato la collaborazione scientifica al Dizionario biografico degli Italiani in Centroamerica, Milano, Vita e Pensiero, 2003) ha compiuto un viaggio in Argentina,  soffermandosi particolarmente a Buenos Aires e Córdoba, per ricerche in biblioteche e archivi, contatti per scambi di pubblicazioni e incontri diretti con il comitato dirigente del Centro lombardo della città di Córdoba, nonché con i partners argentini del progetto, in particolare la Prof. María Cristina Vera de Flachs, (Conicet – Universidad Nacional de Córdoba), la specialista sull’immigrazione italiana Dott. Isabel Manachino de Pérez Roldán della Universidad Nacional de Córdoba e la Prof. Celina Ana Lértora Mendoza  (Conicet –  Inst. Teológ. Franciscano Argentino) e con il Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos (CEMLA) di Buenos Aires (Dott. Alicia Bernasconi) e l’Instituto Italiano di Cultura di Córdoba. La ricerca, già iniziata nel territorio della Valle Camonica e del lago Sebino, ha l’intento di indagare sulle diverse motivazioni sociali alla migrazione proveniente dall’area considerata nei vari periodi storici e l’esito sociale e culturale nelle generazioni successive (persistenza di modelli culturali, realizzazione di integrazione o multiculturalismo).

 

2.                  CONVEGNI E CONFERENZE

 

·        Si è svolto a Udine, tra il 15 ed il 16 novembre, il convegno internazionale dal titolo: Tra il Friuli, la Spagna e l’America. Le due giornate di studio —La scrittura come nuovo inizio: la narrativa femminile nelle letterature di lingua spagnola / Tra il Friuli e la Spagna : omaggio a Giancarlo Ricci— sono state organizzate rispettivamente da Silvana Serafin e da Renata Londero presso la Sala Florio dell’ateneo friulano. Mercoledí 15 novembre si sono presentati i prodotti di ricerca interuniversitaria PRIN e CIRF, cui ha dato il proprio apporto scientifico anche il personale afferente alla sezione milanese dell’ISEM. Inoltre, Giuseppe Bellini è intervenuto con la presentazione delle collane e delle riviste edite con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

·        Presso l’Università degli Studi di Milano ha avuto luogo tra il 14 ed il 15 dicembre la quarta edizione del convegno di letteratura e storia: Leggere l’altro, Milano da leggere, cui ha partecipato anche Emilia Perassi con una relazione dal titolo: «Carlo Emilio Gadda e l'America Latina».

 

 

3.                  RISULTATI DI RICERCA PUBBLICATI

 

Dedicato a Silvana Serafin e coordinato da Emilia Perassi e da Susanna Regazzoni, è uscito il volume Mujeres en el umbral. De la iniciación femenina en las escritoras hispánicas (Sevilla, Renacimiento, 2006, 437 pp.). L’opera riunisce una serie di saggi inediti intorno alle caratteristiche ed alla rilevanza del tema iniziatico nella letteratura ispanofona, e raggruppati in tre sezioni: «Vidas»; «Ficciones»; «Las escritoras cuentan». Questo l’indice:

DEDICATORIA, Emilia Perassi y Susanna Regazzoni.

INTRODUCCION, Silvana Serafin.

VIDAS

LAURA SILVESTRI, Aprovechemos la presencia: para la creación de una historia en femenino.

ANA MARIA ZUBIETA, Representaciones literarias de la iniciación de las mujeres en la militancia política.

GIOVANNA MINARDI, Mi Manuel de Adriana Verneuil de González Prada, una mujer francesa y peruana.

CLAUDIA GRONEMANN, Escenificaciones híbridas: La escritura transmedial y transcultural en el Diario de Frida Kahlo .

PATRIZIA SPINATO BRUSCHI, La línea de fuego de Syria Poletti.

CLARA CAMPLANI, Rito de iniciación de Rosario Castellanos.

FEDERICA Rocco, Los Diarios de Alejandra Pizarnik.

ALFONSO DE TORO, Margarita Mateo: posicionalidades y estrategias de hibridación.

GIUSEPPE BELLINI, Lo que un hombre aprende de cuatro mujeres que se querían tanto.

FICCIONES

TRINIDAD BARRERA, La iniciación femenina: Juana Manuela Gorriti en la cocina.

ANTONIO FERNANDEZ FERRER, Desde el umbral de un sueño: Lydia Cabrera en La laguna sagrada de San Joaquín.

ELISA CAROLINA VIAN, Cuando el amor triunfa: House of Mist o la reescritura de La última niebla de Maria Luisa Bombal.

ANA MARIA GONZALEZ, La escritura como expresión del proceso de iniciación en Inés Arredondo: un ejemplo de narrativa mexicana contemporánea.

MANUELA GALLINA, El eterno femenino de Rosario Castellanos: de la molicie a la parálisis, de la parálisis al deseo.

MARIA CECILIA GRAÑA, De tía a sobrina: la iniciación femenina en dos cuentos caribeños (Oriane, da Oriane y La muñeca menor).

MARA DONAT, Waslala: viaje hacia el encuentro.

IRINA BAJINI, Travestirse para ser persona. Algunos casos de mujeres disfrazadas en la narrativa hispanoamericana actual.

DANTE LIANO, Dos narradoras centroamericanas: Ana Cristina Rossi y Tatiana Lobo.

MIRTA YAÑEZ, Feminismo y compromiso. Ambigüedades y desafíos en las narradoras cubanas (de hoy)

LAS ESCRITORAS CUENTAN

ROSALBA CAMPRA, La lengua, ese país inevitable.

MARIAROSA SCARAMUZZA VIDONI, Imágenes y metáforas identitarias en Clara Janés.

 

TIZIANA GIBILISCO, La iniciación a la palabra: entrevista a Alicia Kozameh.

MARTHA CANFIELD, Cómo y por qué empecé a escribir.

MARIA TERESA ANDRUETTO, Fragmentos de una novela en construcción: Lengua madre.

MYRTA YAÑEZ, El almohadón de plumas, como diría Quiiroga.

PLACER DE LOS UMBRALES, Emilia Perassi

 

4.         SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

v    M. Cipolloni-L. Coveri-M. Mariani-L. Stagno, Il linguaggio dell’immagine, l’immagine del linguaggio. Codici e scritture dall’emblematica al doppiaggio, Salerno, Edizioni del Paguro, 2004, pp. 95.

 

La poliedricità di Marco Cipolloni e il suo appassionato amore allo studio dei più vari fenomeni della creazione letteraria e artistica in genere, è certamente il motore dell’interessante serie di saggi riuniti in questo primo numero della collana Le forme e i segni pubblicato sotto l’egida dell’Università di Genova e certamente benedetta da Pier Luigi Crovetto, prestigioso ispanista e americanista delle predetta Università. Più che entrare nell’argomento, credo opportuno segnalare i titoli dei vari saggi, che di per sé spiegano efficacemente i contenuti: Cipolloni scrive  di Alice e Don Chisciotte: immagini nel testo o immagini del testo?; Laura Stagno tratta di Emblemi di potere. Apparati trionfali e “complimenti” in Genova per la regina d’Ungheria (1630) ed altri sovrani; Manuela Mariani dedica il suo saggio  Ai margini del segno: codici e cornici nei testi artistici. Per un’analisi “semiotica” della cornice a intarsio di Filippo Parodi raffigurante “Il giudizio di Paride” (Genova, Palazzo Spinola di Pelliceria); ancora il Cipolloni interviene con lo scritto La tauromaquia dos veces ilustrada. Grabados de suerte y cogidas en la iconografía taurina del “entresiglos” español; infine Lorenzo Coveri si dedica al problema di Tradurre l’italo-americano nel cinema. Come si vede il volume si presenta ricco d’interesse e attesta una visione ampia della cultura: dalla letteratura alle altre espressioni artistiche. Marco Cipolloni ha questo grande merito: di ampliare efficacemente le frontiere del nostro ispanismo. (G. Bellini)

 

v    Giovanna Minardi, Cuentos pigmeos. Amtología de la minificción latinoamericana, Lima, Ediciones El Santo Oficio, 2005, pp. 104.

 

La Minardi , studiosa di letteratura ispanoamericana nell’Università di Palermo, ha diretto di preferenza le sue attenzioni di critica verso la narrativa peruviana, ma in questo interessante libro estende con competenza il suo interesse a una serie varia di narrativa di tutta l’America ispanica, privilegiando la minificción, sottolineando così le caratteristiche, la diversità e l’attrattiva che questi scritti direttamente esercitano sul lettore. La studiosa premette alla raccolta, che contempla anche uno specifico settore dedicato a “Minitextos del Perú”, un puntuale studio, in cui studia le origini e lo sviluppo del minitesto narrativo caratterizzato da un’azione “breve y fulminante”, che incide nel sorprendente e nell’ovvio, ma si estende anche alla critica politica, comunque provoca sempre la complicità del lettore. (G. Bellini)

 

v    AA. VV., Romanticismo español e hispanoamericano. Homenaje al Profesor Ermanno Caldera,  ed. de E. Rubio Cremades, Anales de Literatura Española, n. 18, 2005, pp. 382.

 

La prestigiosa rivista dell’Università di Alicante, diretta da  Guillermo Carnero Arbat, dedica questo numero all’ispanista italiano Ermanno Caldera, studioso ben noto della letteratura spagnola del secolo XIX, scomparso non molto tempo fa. Il progetto aveva come finalità iniziale un omaggio in vita a Caldera, in occasione dell’investitura di Dottore “Honoris causa”, con cui l’Università di Alicante si apprestava a distinguerlo. Il volume si trasforma, invece, in un omaggio alla memoria. Omaggio di grande valore, data la qualità dei contributi; cui prendono parte anche studiosi italiani, particolarmente vicini a Caldera, o suoi diretti discepoli. Il volume presenta numerosi saggi, di studiosi spagnoli prevalentemente, ma anche stranieri, che danno vita a un acuto esame della letteratura ispanica dell’epoca romantica. Un apporto prezioso agli studi sul romanticismo in ambito ispanico —l’area ispanoamericana è la meno presente—, e un valido omaggio al destinatario, personaggio di grande cultura e di non meno grande simpatia umana, che per anni fu anche, per un lungo periodo, cordiale amico. (G. Bellini)

 

v    AA. VV., Santa, Santa nuestra, Rafael Olea Franco Ed., México, El Colegio de México, 2005, pp. 363.

 

Il volume riunisce gli interventi letti nel Coloquio Internacional dedicato al libro e al suo autore dal 22 al 24 gennaio 2003 presso El Colegio de México,  sotto gli auspici della Cattedra Jaime Torres Bodet del Centro de Estudios Lingüísticos y Literarios. I saggi sono suddivisi in sei sezioni dedicate rispettivamente: all’origine del romanzo Santa, al tema della caduta, a quello della città, della patria, della prostituta, al momento letterario, al dialogo con altri testi e infine a “otras miradas, otras artes”. Un  insieme di studi di più che notevole interesse che, in modo vario, celebrano il Centenario della pubblicazione del romanzo più celebrato di Federico Gamboa, ancora oggi ritenuto da molti rappresentativo del naturalismo messicano e in senso ampio ispanoamericano. Ma il naturalismo rappresentato in Santa è in realtà solo un pretesto per fare della letteratura erotica, senza neppure riuscirvi efficacemente. Nella sostanza è anche questo che si evince da molti degli studi riuniti nel libro, anche se non mancano opinioni opposte. La lettura del volume è comunque sempre interessante e vale a comprendere meglio  l’epoca, l’autore, il momento sociale e storico-letterario del Messico in cui si elaborò e si pubblicò Santa. (G. Bellini)

 

v   José Carlos Rovira, Ciudad y literatura en América latina, Madrid, Editorial Síntesis, 2005, pp.300.

In questo volume lo studioso José Carlos Rovira, trasfonde, oltre alle proprie conoscenze, espresse in modo rigoroso, anche tutta la sua passione intellettuale e la sua sensibilità. Solo così può prendere vita un volume tanto ricco e complesso, che può essere letto in vari modi, da tipi di lettori differenti. L’idea di fondo è quella di mettere in rilievo le molteplici confluenze tra le città, in questo caso dell’America latina, e i fatti letterari che in qualche modo contribuiscono a determinarle, costruendo un immaginario intorno ad esse e dotandole di personalità. Ne nasce un volume dal profilo storico, che ci accompagna dalla Scoperta ai giorni nostri, un testo di guida architettonica, urbanistica e artistica, che conforta ogni affermazione di questa passeggiata tra le più interessanti città latinoamericane con una indicazione di testi di approfondimento che dà conto dei motivi per cui siano essi proposti, ma soprattutto prende vita un libro che guida il lettore a penetrare nel carattere delle città, a conoscerne l’anima, attraverso la voce di chi le ha viste prima di noi, in altri tempi, in altre situazioni, o semplicemente con altri occhi. Le citazioni di cronisti o romanzieri che vengono poste accanto alla trattazione delle città presentate potrebbero costituire di per sé una ricca antologia di testi sulle città americane, che accompagni il viaggiatore – ben diverso dal turista, come spiega l’Autore nel prologo -  nella scoperta o nell’approfondimento dei luoghi urbani che sono tali non solo per l’architettura che li modella, ma per i movimenti artistici che essa stessa genera e da cui è riflessa. In particolare su due città paradigmatiche si incentra l’attenzione dello studioso, che propone due interi capitoli – veri saggi nel saggio - su Città del Messico e Buenos Aires. Un importante apparato finale chiude il volume, con un Indice dei nomi e un Glosario che si caratterizzano non tanto per il numero dei nomi presentati, quanto per la loro corposità e selezione, finalizzata a riportare quelli che abbiano una diretta incidenza sulla visione della città, così da costituire una piccola enciclopedia tematica; segue una Cronologia che affianca in una tabella i momenti salienti della storia e della società con quelli della vita delle città e con i momenti più rappresentativi della letteratura e delle arti in generale, pittura, scultura, architettura, alle quali, nella parte finale, si aggiunge la cinematografia. La bibliografia finale sintetizza le indicazioni contenute nel corso della narrazione. Narrazione, perché oltre che uno studio rigoroso, si tratta anche di un appassionato racconto della vita urbana in America latina. (C. Camplani)

 

v    AA. VV., Desde aceras opuestas. Literatura y cultura gay y lesbiana en Latinoamérica, Dieter Ingenschay ed., Madrid, Iberoamericana-Vervuert, 2006, pp. 304.

 

Da diversi punti di vista teorici sedici studiosi auropei e americani si occupano della cultura di segno gay o lesbico nell’ambito ispanoamericano del secolo XX. Vengono così esaminate le opere di autori quali Puig, Reinaldo Arenas, Pedro Lemebel, Mujica Láinez, Gloria Anzaldúa, Jaime Manrique, Lezama Lima, Cristina Peri Rossi, Osvaldo Lamborghini, lirica e racconto del settore specifico a Cuba, la pittura di Carlos Márquez. Di carattere più generale sono i saggi dedicati alla rappresentazione della tendenza lesbica nella narrativa sudamericana e nella narrativa chicana. Il volume è introdotto da uno scritto del curatore, dedicato a La literatura/cultura gay y lesbiana actual en Latinoamérica: Postmodernidad y postcolonialidad, riassuntivo-valorizzativo dei vari interventi. Il volume è ricco di osservazioni di vero interesse e apporta molto alla conoscenza dell’impatto del fenomeno nella creatività dell’America Latina. (G. Bellini).

 

v    AA. VV., Literatura hispanoamericana del siglo XX. Historia y maravilla. Guadalupe Fernández Ariza Coord., Málaga, Universidad de Málaga, 2006, pp. 258.

 

Chi potrà riconoscere adeguatamente i meriti di questa studiosa dell’Università di Málaga, ispanoamericanista tra le migliori in ambito internazionale, instancabile animatrice di iniziative dedicate alla letteratura d’America. Non amica della chiacchiera inconsistente, ma della concretezza, Guadalupe Fernández Ariza ogni anno raccoglie in volume i frutti delle sue iniziative, alle quali convoca studiosi di luoghi diversi, che si impegnano sui temi da lei proposti. Lo ha fatto anche questa volta, a conclusione del IV Curso de Literatura hispanoamericana del siglo XX, nel volume che qui segnalo, centrato su Historia y maravilla, tema che l’ispanoamericanista, ricorda la studiosa nella sua presentazione, affronta fin dal primo istante in cui accede ai primi documenti, vale a dire “a los textos escritos desde el asombro del descubridor, desde la furia del conquistador, desde la benevolencia del evangelizador, desde la mirada, en suma, atónita y fascinada del europeo que contempla la realidad portentosa del Nuevo Mundo”. E ancora: “La fusión de lo histórico y lo maravilloso ha sido una constante de las letras hispanoamericanas desde los Cronistas y ha seguido nutriendo las fábulas de las más importantes novelas del siglo XX”. Alla narrativa del secolo XX è quindi dedicata la serie di interventi, di saggi, riuniti nel volume, che si apre con il testo di un significativo esponente del nuovo romanzo “storico”, l’argentino Abel Posse, il quale disserta sulla relazione tra Novela y crónica. Lo seguono, con la competenza di sempre, Raquel Chang-Rodríguez illustrando El asombro americano y los cronistas indígenas del Perú. Guamán Poma de Ayala ante los Virreyes españoles e Teodosio Fernández che tratta di Viajeros, historiadores, novelistas: realidad y ficciones de la Patagonia. Posta la base con questi interventi, si procede all’esame dei testi fondamentali della narrativa ispanoamericana del secolo XX: Carmen de Mora tratta di Realidad histórica e imaginación mítica en “Pedro Páramo”, quien escribe de Los dos reinos de Alejo Carpentier, Begoña Souvirón López del mismo escritor Entre el surrealismo y lo real maravilloso americano, Patrick Collard  dei Diálogos novelescos de Germán Espinosa y Antonio Benítez Rojo con Alejo Carpentier. Lo scrittore cubano è evidentemente privilegiato, ma non manca l’attenzione verso altri grandi scrittori, come Manuel Mujica Láinez, studiato entro La tradición latina de la Biografía , da Rosa Francia, Mario Vargas Llosa dalla stessa Fernández Ariza sul tema El Dictador y la Tragedia , Roa Bastos oggetto di studio da parte di Trinidad Barrera nella relazione Historia y ficción, Abel Posse indagato da Isabel Gallego Rodríguez nel rapporto tra Verdad histórica y verdad política en “Los perros del Paraíso”. Chiude Carmen Ruiz Barrionuevo sul tema Historia, intrahistoria y ficción: posibilidades de lo novelesco en tres obras del siglo XX (Tengo miedo torero, di Pedro Lemebel, Ciudad lejana, di Javier Vásconez, Una línea indecisa, di Ricardo Gil Otaiza). Infine Sergio Baur tratta de La recepción de los modelos. (G. Bellini)

 

v    Benito Pérez Galdós, Tormento, a cura di Maria Rosaria Alfani, Cava de’ Tirreni, Marlin, 2006, 334 pp.

 

A Maria Rosaria Alfani va il merito di aver riproposto e curato l’edizione italiana di Tormento. Pubblicato per la prima volta nel 1884, il romanzo costituisce la parte centrale  di una trilogia che ambisce a ritrarre la borghesia madrilena durante il regno di Isabella II. Lo spaccato sociale si rivela, come sempre, efficace nella sua minuziosa analisi: Galdós riporta i dialoghi, i ragionamenti, le reazioni di un micromondo  peculiare e a lui ben noto. Paragonato dalla critica a Dickens, a Dostoevskij e a Balzac, in effetti lo scrittore spagnolo nel corso della sua feconda carriera artistica giunge progressivamente a completare il grande affresco della società madrilena del XIX secolo in tutti i suoi chiaroscuri. Secondo lui, il romanzo costituisce il piú efficace strumento della coscienza borghese e per questo esorta gli scrittori a lui contemporanei a concentrarsi maggiormente sulla descrizione della quotidianità, attingendo dai problemi legati alla spiritualità ed alla sessualità della classe media urbana. Il suo attacco agli artisti del tempo, fatta eccezione per Fernán Caballero e José María Pereda, è patente anche nell’incipit di Tormento, dopo l’agnizione degli incappucciati. Uno di essi, Ido del Sagrario, si presenta ben pasciuto, grazie ai proventi di una letteratura facile che gli consente cospicue entrate: ben contento di presentarsi sotto una luce migliore al vecchio conoscente, quasi esige sciorinargli i segreti della sua nuova attività. Assunto come scrivano, assorbe e fa proprio il mestiere dell’autore, di cui presto diviene collaboratore strettissimo: i romanzi d’appendice escono dalle loro penne ad una velocità sorprendente, rielaborando ogni volta una serie di ingredienti fissi. Ambientazioni, personaggi, vizi, virtú, si mescolano all’infinito, dando ogni volta vita ad opere simili ma sempre diverse agli occhi del pubblico. Il primo capitolo funge da prologo e da ipotesi di lavoro, giacché Galdós raccoglie le affermazioni dello scrittore da strapazzo come una sfida e racconta la storia segreta della protagonista, Amparo, senza timore di intaccare il valore artistico della sua opera. Dimostra in tal modo che, dati degli elementi fissi ed approvati dal pubblico, si possono contestualizzare ed approfondire le caratteristiche dei personaggi dando loro una piú alta dignità poetica. Come ben sottolinea la Alfani nell’introduzione, Galdós scrive un romanzo realista utilizzando gli stereotipi della narrativa popolare: e questa traduzione schiude al pubblico italiano un ulteriore esempio della narrativa realista spagnola, sempre attuale e gradevole. (P. Spinato B.)

 

v    Trinidad Barrera, Las vanguardias hispanoamericanas, Madrid, Editorial Sintesis, 2006, pp. 239.

 

Come si può osservare scorrendo la Bibliografia che correda il libro della Barrera i riferimenti al fenomeno dell’Avanguardia ispanoamericana sono numerosi e molti di sicura utilità. Tuttavia questa nuova fatica storico-critica della ben nota studiosa dell’Università di Siviglia, specialista sia di letteratura coloniale che di quella moderna e contemporanea, si avvantaggia su tutti i vari apporti precedenti per più motivi. In primo luogo per la chiarezza del discorso critico e la completezza dell’esame, che si rivolge a tutto il mondo dell’America di lingua spagnola, partendo dal Modernismo per giungere fino ai primi decenni del Novecento, quando, appunto, il rinnovamento avanguardista si presentava più vigoroso e ricco di esperienze e direttrici. Lo studioso di letteratura ispanoamericana, di poesia segnatamente, trova nell’opera della Barrera materia efficace per chiarire ulteriormente aspetti che fino al momento erano rimasti in ombra, o erano stati trattati sommariamente, soprattutto per quanto riguarda le cosiddette letterature “minori”, o anche di paesi la cui letteratura è stata per anni difficilmente accessibile, come l’America Centrale e i paesi andini. Poco si sapeva, infatti, per fare qualche esempio, di che cosa avesse significato l’Avanguardia per paesi come l’Honduras e Panamá, oppure per la Bolivia o il Paraguay. Il libro della studiosa sivigliana offre efficace risposta anche per queste aree letterarie. Di rilievo è anche la selezione di testi che correda il volume e che permette di attingere direttamente i programmi avanguardisti, né meno utile è la cronologia finale, che permette di meglio cogliere il corso degli eventi storico-letterari. (G. Bellini)

 

v    Ana María Rodas, Poesie della sinistra erotica e altri versi, a cura di Carla Perugini, Bari, Palomar, 2006, pp. 115.

 

In agile volume la curatrice presenta, con testo originale a fronte, una pregevole traduzione delle poesie di Ana María Rodas, poetessa guatemalteca che la curatrice definisce, per i suoi testi, “antilirica e anticonvenzionale”, dando ragione, nell’Avvertenza, del procedere nel suo lavoro di traduttrice. Apre il volume un interessante saggio della Perugini, che analizza l’opera della poeta, “fra trasgressione e potere”, richiamandone la decisa rivendicazione e alludendo al posto “scandaloso e polemico” che i Poemas de la izquierda erótica (1973) occuparono nel panorama letterario del paese. Seguirono le raccolte Cuatro esquinas del juego de la muñeca (1975), El fin de los mitos y los sueños (1984) e dopo un decennio di silenzio La insurrección de Mariana (1993), resurrezione dovuta all’amore, dopo dolorosi anni di tragedia politica e personale. Inedito rimane Esta desnuda playa. Il lettore troverà materia di riflessione nella poesia della Rodas, del tutto nuova nella sua varia formulazione e perciò particolarmente interessante. (G. Bellini)

 

v    José Asunción Silva, Poesía / De sobremesa, ed. de Remedios Mataix, Madrid, Cátedra, 2006, pp. 549.

 

Dopo l’edizione critica madrilena degli “Archivos”, del 1990, coordinata da Héctor H. Orjuela, che seguiva all’edizione caraqueña dell’Obra Completa, del 1977, nella Biblioteca Ayacucho, a cura di Eduardo Camacho Guizado e Gustavo Mejía, l’opera del poeta colombiano non ha cessato di interessare gli editori e, naturalmente, gli studiosi. Infatti, come consegna nella sua bibliografia la Mataix , nel 1996 si tornò a pubblicare di Silva l’opera poetica, e lo si fece anche, da parte di un’altra casa editrice nel 2002, mentre il romanzo De sobremesa fu edito isolatamente a Madrid nel 1966. Un’abbondanza singolare di testi, cui si aggiunge ora il libro curato dalla Mataix, non iniziativa ripetitiva e gratuita, bensì di alto significato. La studiosa fa precedere, infatti, l’opera di Silva da un ampio e approfondito studio introduttivo, di ben 164 pagine, libro nel libro, uno degli studi più interessanti apparsi fino ad ora. La Mataix , studiosa di ben nota serietà e competenza, dedica alla personalità e all’opera di Silva pagine di grande rilevanza, sia per quanto riguarda l’aspetto informativo bio-bibliografico, sia per la valutazione critica, illustrando la formazione culturale del poeta, i fondamenti della sua cultura, non solo, ma i contatti che egli ebbe con altre culture, gli apprezzamenti dei contemporanei o le incomprensioni, quando non i malevoli giudizi, le critiche ingiustificate, le prese in giro gratuite. Nello studio della Mataix vi sono pagine interpretative della poesia di Silva realizzate con tanta finezza e penetrazione che si qualificano come quanto di meglio è stato scritto sul poeta. Merito non da poco è anche di aver riportato all’attenzione del lettore e della critica il romanzo De sobremesa opportunamente studiato. (G. Bellini)

 

v  Pedro Sevylla de Juana, La deriva del hombre, Madrid, Devenir, 2006, pp. 129.

Nato nel 1946 a Fuentes de Valdepero, presso Palencia, Pedro Sevylla de Juana ha già al suo attivo quattordici titoli, tra i quali En torno a Valdepero e El dulce calvario de la señorita Salus. In questo nuovo volume raccoglie centonove componimenti degli ultimi dieci anni, quasi tutti in prosa ma animati da una cadenza poetica inequivocabile, in cui ripercorre le tappe della deriva dell’uomo sulla terra: qui le correnti e le maree della vita lo trascinano generalmente lontano dai suoi punti d’approdo ideale, giacché deriva esprime proprio «la distancia existente entre el punto de destino y el punto de arribada, entre lo deseado y lo conseguido». Ma la tribú errante di Pedro Sevylla de Juana non riesce a sottrarsi né al fascino della terra madre, al mare solido, né a quell’imperativo che la spinge verso l’alto, verso quelle stelle e quelle nuvole che guidano i sogni del presente, del passato e del futuro di noi tutti. (P. Spinato B.)

 

v    AA. VV., La suma que es el todo y que no cesa, María Cecilias Graña ed., Buenos Aires, Beatriz Viterbo Editora, 2006, pp. 206.

 

La Graña , ispanoamericanista dell’Università di Verona, raccoglie in questo libro otto saggi di autori diversi dedicati, come reca il sottotitolo del volume, allo studio de “El poema largo en la modernidad hispanoamericana”, forma di vasta fortuna nella poesia dell’America latina del secolo XX, da Huidobro a Gorostiza, da Neruda a Octavio Paz, per nominare solo i poeti più noti. La studiosa segnala in The Waste Land (1922) di T. S. Eliot il primo “poema largo” della modernità occidentale in area anglofona, anche se  lo precede Whitman. In area francofona il primo poema del genere è Un coup de dés (1897) di Mallarmé, mentre nell’ambito ispanico sarebbe Altazor (1931) di Vicente Huidobro, ma con un precedente remoto e illustre d’epoca barocca, richiamato da Octavio Paz, il Primero Sueño di Sor Juana Inés de la Cruz. Nel volume gli interventi, come scrive la curatrice, “se proponen como una reflexión crítica sobre el poema extenso a través del análisis de algunos de los poemas ‘mayores’ del siglo XX en Hispanoamérica”. Infatti: Ignacio Álvarez tratta di Temblor de cielo, di Huidobro; Andrea Ostrov di Altazor, del medesimo poeta; Nicanor Vélez sottolinea in Piedra de Sol e in Blanco, di Octavio Paz l’architettura di parole e di silenzi; Francesco Fava si occupa anch’egli di Piedra de Sol come “poema de confluencias”; Álvaro Salvador studia Alturas de Macchu Picchu di Neruda, Antonio Melis tratta de “La piedra obsesiva de Martín Adán”, la stessa Graña si occupa della “reunión de los bloques erráticos” in Hospital británico di Héctor Viel Temperley, e infine Geneviève Fabri studia Cántico Cósmico di Ernesto Cardenal. Un apporto critico che merita di essere conosciuto e meditato e per il quale va riconosciuto il merito della curatrice. (G. Bellini)

 

v      Concepción Reverte Bernal, Teatro y vanguardia en Hispanoamérica, Madrid – Frankfurt am Main, Iberoamericana – Vervuert, 2006, pp. 192.

Di grande interesse il recentissimo libro di Concepción Reverte Bernal, che con un taglio interdisciplinare e comparatistico esamina gli autori delle avanguardie storiche ispanoamericane. Mentre il primo capitolo, introduttivo, delimita l’ambito cronologico e fissa le linee metodologiche utilizzate dall’autrice, successivamente si prendono in considerazione alcune opere rappresentative del periodo. La Reverte parte dal presupposto che l’avanguardia drammaturgica ispanoamericana sia opera di scrittori già affermatisi come poeti o romanzieri, che utilizzano il mezzo teatrale per dare risonanza alle novità di cui si fanno portatori. L’analisi di alcuni lavori di Vicente Huidobro, Miguel Ángel Asturias, César Vallejo, Conrado Nalé Roxlo, Francisco Arraví mette in evidenza i debiti che essi hanno non solo con la propria tradizione culturale, ma anche nei confronti della letteratura universale. (P. Spinato B.)

 

v      Boletín Hispano Helvético, n. 8, 2006, pp. 231.

 

È appena apparso il nuovo numero del Bolletino della Sociedad Suiza de Estudios Hispánicos, numero di particolare interesse poiché, oltre a presentare uno studio di Julián González Barrera sulla “historia de la docella Teodor”, di Carlos Hernández Sacristán, dedicato a “El Quijote: cuerpo y alteridad”, di Marta Agudo, al poema in prosa nella Spagna del secolo XX, di Gustav Siebenmann, alle traduzioni “del / al español / catalán / portugués”, da parte di “traductores/ras” che vivono in Svizzera, reca un corposo Dossier a proposito dello spagnolo d’America “en el umbral del siglo XXI”. Gli interventi, presentati da Mariela de la Torre , sono tutti di molto interesse, a partire da quello di José Luis Rivarola, “El español en el siglo XXI. Los desafíos del pluricentrismo”. Degli Atlanti linguistici e delle “variedades” dello spagnolo americano tratta Pilar García Mouton; dello stato attuale della lessicografia dello spagnolo americano e del Diccionario del español de Bolivia scrive Reinhold Werner, mentre Yvette Burki si dedica al tema de “La metamorfosi en la norma. Un acercamiento a partir del género periodístico”, mentre di apprendimenti personali all’Avana scrive José María Enguita Utrilla. Chiude il numero il settore “Escrituras”. (G. Bellini)

 

v  Angélica Gorodischer, Trafalgar, Buenos Aires, Emecé Cruz del Sur, 2006, pp.248.

Si tratta di una riedizione del libro di racconti pubblicato dalla Editorial El Cid di Buenos Aires nel 1979, che ha già visto almeno un’altra edizione nel 1988 per Hyspamérica Ediciones di Argentina. La feconda scrittrice argentina, nata nel 1928 a Buenos Aires e vissuta fin dall’infanzia a Rosario, dove ambienta le avventure del protagonista Trafalgar, è stata giudicata dalla critica uno dei pochi scrittori di fantascienza di lingua spagnola che possano essere posti sullo stesso piano degli autori anglosassoni. La creazione di mondi immaginari che propongono situazioni archetipiche possono farla accostare alla narrativa di Ursula Le Guin, scrittrice statunitense di fantascienza che nel 1999 ha tradotto con il titolo « The End of a Dynasty » il terzo racconto della sua raccolta Kalpa Imperial. Le avventure fantastiche ambientate in pianeti di altre galassie  del libro Trafalgar sono in grado di cogliere di sopresa il lettore per il contrasto con l’ambientazione estremamente realistica dei luoghi in cui le avventure vengono narrate e per la comparsa di personaggi comuni e abitudinari nel racconto cornice che costituisce il filo conduttore del libro. Lo stesso protagonista, Trafalgar, viene presentato con una scheda biografica posta tra l’epigrafe e la breve nota introduttiva dell’Autrice, così da assumere la fisionomia di parte del paratesto e di realismo. Con note estremamente puntuali sono anche descritti i luoghi in cui vengono raccontate le avventure, per lo più al caffè Burgundy, del quale si dà, oltre alla meticolosa descrizione, anche l’indirizzo, calle Córdoba 1100 di Rosario. L’introduzione del personaggio della zia  Josefina, al centro della raccolta, contribuisce a contrapporrre alle avventure “impossibili” un’interpretazione ricondotta ai canoni della normalità e del buon senso. Contrapposizione che corre lungo tutte le pagine del testo e che costituisce una continua nota di piacevole provocazione per il lettore. (C. Camplani)

 

 

 

 

6. La Pagina

A cura di Giuseppe Bellini

 

OMAGGIO NATALIZIO A UN AMICO

 

    Fabrizio Dall’Aglio ha pubblicato da poco un nuovo libro di poesia, L’altra luna (Firenze, Passigli Editori, 2006), che raccoglie, presentate da Mario Specchio, composizioni poetiche che vanno dal 2000 al 2006.

    Si chiederà il lettore che cosa c’entri il poeta italiano con l’ispanismo. Spiego subito: Fabrizio Dall’Aglio è un cultore e un promotore della poesia spagnola e ispanoamericana, per cui gli va dato posto tra noi, anche se la sua produzione poetica si colloca nell’ambito dell’italianistica. Qui desidero, quindi, fare un’eccezione nel nome dell’amicizia e della bellezza della poesia, per un esercizio di traduzione di alcune composizioni. Esercizio che, sia pure imperfetto, dedico all’amico.

 

I

La estación prolija de la infancia

atrincherado se ha en mi memoria

deja filtrar algún rezago opaco

que me compone y se compone forma

 

Al paso de su tiempo he construido

el anillo que liga a la escritura

pura insustancia imagen y figura

que me compone y se compone forma

 

De la sangre el latido está en la página

en el blanco que marca las palabras

el blanco que las rehuye o las anima

y las compone y me compone forma.

 

 

II

Cosas descubro debajo de la tierra

en quistes de conchas engastadas

a un tiempo inhumano agarradas

de recompuesta descomposición.

 

Las casas descubro debajo de la tierra

y los hombres que se demoran en fijar

sus inmóviles gestos en la arena

de plástica memoria de la especie.

 

En el llanto descubro que les pertenece

la eco larga que los ha parido

el llanto que es amor de sufrimiento

en la reconciliación terrorizada.

 

III

No sé si es por eso que morimos

para que los días alcancen otros días

lejos de nosotros que quedamos

a las esperas nuestras agarrados.

 

No sé si es por esto que vivimos

al margen del país de la fortuna

que llegar nos ha visto y que nos ve

indispuestos a fugas y carreras.

 

No sé si es por esto que escribimos,

por reflexión o desahogo, acaso rabia

de nuestra fe desde el dormitorio.

 

IV

En el descanso de mi cuerpo en fuga

divisaba alejarse la pendiente

en la pausa de ese tiempo ausente

que detras de mi espalda respiraba.

 

Yo lo sabía, amor, era el amor

el nombre que de pronto me urgía

como un chorro de vida abandonada,

de la entrega el descanso desgarrado.

 

V

Escucha los mil sonidos del árbol

la hoja que se desprende

la corteza

el bracear inmóvil de las frondas.

Escucha. Sólo el cielo respira

solo un halo de viento y entre las olas

de la yerba mojada

el sol ha capturado un caracol

un caracol pequeño que da vueltas

sobre sí mismo en tondo

el terror le dobla las antenas

y de repente llueven

mil plumas de pájaros

y el campo es un colchón de flores

donde el tiempo duerme, se esconde

cerrando al día las ventanas.

 

 

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

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NOTIZIARIO N. 21

(ottobre 2006)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

 

1.                  CONVEGNI E CONFERENZE

 

·        Dal 26 giugno al 1 luglio si è svolto a Genova il XXXVI Congresso del Instituto Internacional de Literatura Iberoamericana (I.I.L.I.), centrato sul tema: Palabras, ideas, idas y vueltas. Las relaciones culturales y lingüísticas entre Europa y América Latina. Patrizia Spinato è intervenuta con un contributo su: La ruta americana de los agentes comerciales: recuerdos "sin gafas" entre los siglos XIX y XX; Emilia Perassi su Imágenes de América Latina en la literatura italiana del siglo XX; Giuseppe Bellini ha partecipato alla Tavola Plenaria II: Fortuna y memoria de la literatura hispanoamericana.

·        Dal 19 al 22 settembre, si è tenuto a Valladolid il VII Congresso della Asociación española de estudios literarios hispanoamericanos, dedicato al tema El viaje en la literatura hispanoamericana : el espíritu colombino. Sono intervenuti, con proprie relazioni, Giuseppe Bellini (Colón y el descubrimiento de America en la cultura italiana) e Patrizia Spinato B. (Un viajero milanés del siglo XIX al Río de la Plata : Alessandro Litta Modignani).

·        Giuseppe Bellini ha ricevuto la nomina a Presidente «de honor» dell’Associazione degli Ispanoamericanisti Spagnoli (AEELH).

·        Dal 14 al 16 settembre si è svolto presso l’Università degli Studi di Udine il Convegno: Nazione e identità, dibattito in Ateneo. Il ruolo dei flussi migratori verso le Americhe e di quelli contemporanei di ritorno. Emilia Perassi ha partecipato con un contributo su: Eroe e antieroe in Esteban Echevarría e Domingo Faustino Sarmiento.

·        Sulla rivista dell’Instituto Cervantes dello scorso mese di settembre è comparso un articolo che dà conto dell’ inaugurazione, avvenuta nel mese di giugno, ad Algeri, della grotta nella quale Cervantes trascorse parte della sua prigionia tra il 1575 e il 1580. La grotta, di formazione naturale, è posta di fronte al mare vicino alla città di El Djazair, la primitiva Algeri. Tra le varie autorità, all’evento hanno partecipato l’Ambasciatore di Spagna in Algeria, Juan Leña e  il Direttore dell’Instituto Cervantes di Algeri, Eduardo Calvo, che nel suo discorso ha affermato che il restauro della prigione di Cervantes è“ un símbolo de la amistad hispano-argelina” e che “no es un lugar de pasado, sino de futuro”. Il luogo ha una superficie di 2000 metri quadrati e nel piazzale antistante ospita una colonna in onore di Cervantes, al quale è stato anche dedicato un busto e una targa commemorativa.

·        Beatrice Barbiellini Amidei, allieva di un nostro collaboratore, Alfonso D’Agostino, e attualmente sua ricercatrice, ha recentemente pubblicato un saggio sulla rivista Medioevo Romanzo in cui sostiene l’attribuzione a Boccaccio di un manoscritto vergato - su supporto cartaceo e con scrittura cancelleresca appartenuta a una sola mano - prima del 1373 (1372 secondo la datazione fiorentina) e conservato presso la Biblioteca Riccardiana di Firenze. Il giorno 23 giugno scorso, presso l’Università degli Studi di Milano, si è svolto, su tale attribuzione, un Convegno, presieduto da Maria Luisa Meneghetti, che ha visto la partecipazione del Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia, Elio Franzini, e l’intervento di numerosi studiosi, sia tra i relatori, (quali Francesco Bruni, dell’Università di Venezia, Cesare Segre, codirettore di “Medioevo Romanzo”, Michelangelo Picone, dell’Università di Zurigo, la Direttrice della Biblioteca Riccardiana di Firenze, dott.ssa Lanzi), sia tra il pubblico, tra il quale numerosi esperti e ricercatori della materia. Maurizio Vitale, impossibilitato ad essere presente di persona, ha voluto inviare un proprio scritto con il quale avvalora la tesi della Barbiellini, giudicandola persuasiva e documentando tale giudizio. Il testo olografo, attribuito al Boccaccio, oltre ad un volgarizzamento dei primi due libri del De Amore, trattato breve in latino del XII secolo di Andrea Cappellano, e ad altri interessanti materiali, quali due lettere amorose, quattro sonetti senza attribuzione autoriale, una ballata, la cui prima stanza pare attribuita a Dante, è accompagnato da una prosa in forma di lettera amorosa alla donna, con caratteristiche arcaizzanti rispetto al periodo di attribuzione, di un arcaismo voluto e consapevole, alla maniera precedente  lo stilnovismo. Il dibattito tra gli studiosi, vivace e costruttivo, ha toccato temi di natura linguistica, ecdotica, stilistico-lessicale, paleografica, ma anche tematica, comparatistica e, in generale, dell’inserimento del “nuovo” testo di Boccaccio nel panorama culturale contemporaneo, non solo italiano ma europeo. (C.Camplani)

·       Il giorno 4 ottobre alle ore 21 nell'Auditorium del Conservatorio "Guido Cantelli" a Novara, all'interno della manifestazione "Il Mondo della Chitarra" si è svolto il concerto JÁCARAS! Canzoni e danze spagnole del XVII secolo (Ester Castriota, voce; Monica Paolini, chitarra barocca). Per i testi di alcune romanze Monica Paolini si è avvalsa di volumi di difficile reperimento provenienti dal fondo Giovanni Maria Bertini e conservati nella nostra Biblioteca 

ANONIMO                                          Fuego de Dios

MATEO ROMERO                           A quien contaré mis quejas

PABLO ESTEVE                               Cancion del Ciego

ANONIMO                                          Al enredador

GASPAR SANZ                                  Canarios (chitarra sola)

JOSÉ MARÍN                                     Niña como en tus mudanças

No piense Menguilla ya

Al son de los arroyuelos

Ojos pues me desdeñais

GASPAR SANZ                                  Pavana por la D con Partida al Aire Español

ANTONIO DE SANTA CRUZ         Jacaras (chitarra sola)

ANONIMO                                          Canço del lladre

ANONIMO                                          No hay que decirle

 

·       Il volume di Clara Camplani Agli albori della nuova Algeria: il processo storico-culturale (Roma, Bulzoni, 2005), frutto di una ricerca condotta nell’ambito dei programmi dell’ISEM, risulta consigliato per la disciplina Storia e Istituzioni dell’Africa Mediterranea e del Vicino Oriente (docente: prof.ssa Bianca Maria Carcangiu) nella Facoltà di Scienze Politiche, Università degli Studi di Cagliari.

 

 

 

2.                  SEGNALAZIONE RIVISTE

 

Riproduciamo gli Indici delle riviste iberistiche di nostra competenza apparse ultimamente:

 

 

Quaderni ibero-americani, n. 98, dicembre 2005:

 

Articoli:
 

Ø  Héctor Brioso Santos, Novela, poliglotismo y americanismo: los poderes de la ficción o el nuevo cervantismo norteamericano.

Ø  Ricardo Fernández, La ventana indiscreta: cronotopo y teoría de la autobiografía.

Ø  Porfirio Mamani Macedo, El problema de la identidad peruana en El zorro de arriba y el zorro de abajo.

Ø  Carola Sbriziolo, José López Rubio e la otra generación del 27.

Ø  Francisco Javier Higuero, Circularidad abierta y marginazión solidaria en El último trayecto de Hoarcio Dos de Eduardo Mendoza.

Ø  Mercedes Almagro Bataillou, La escritura y la memoria en la obra de Josefina Aldecoa.

Ø  Juan Ramón Vélez García, El concepto freudiano de lo Unheimlich en “El ídolo de las Cícladas” de Julio Cortázar.

Ø  Victoria Cohen Imach, Infancia y provincia en la poesía de Juan José Hernández.

 

Recensioni:
 

§  R. Ferrer, I nodi del silenzio (C. Perugini).

§  J. Beverly, H. Achúgar, La voz del otro (P. Spinato B.).

§  E. Perassi, Temi storici nel teatro ispanoamericano (L. Patruno).

§  R. Courtoisie, Facce sconosciute (E. Jossa).

 

Segnalazioni:
 

AA.VV, I gesuiti e la Ratio Studiorum ; AA.VV., Contándonos. 25 cuentos dominicanos; AA.VV., Pequeñas resistencias 2. Antología del cuento centroamericano contemporáneo; AA.VV., Percorsi di lingua e cultura spagnola. In ricordo di Donatella Cessi Montalto; C. Aira, El congreso de literatura; C. Aira, Las curas milagrosas del Doctor Aira; V. Colosio, Tango para vivir; R. de la Fuente , J. Amezúa, Diccionario del Teatro Iberoamericano; E. Dones, Bianco giorno offeso; O. Lottini, Unamuno linguista (e altri saggi); S. Mantini, Margherita d’Austria (1522-1586). Costruzioni politiche e diplomazia, tra corte Farnese e Monarchia spagnola; M. Russotto, Viola d’amore e altri versi; AA.VV., Ancora Syria Poletti: Friuli e Argentina due realtà a confronto.

 

 

Rassegna Iberistica, n. 83, aprile 2006:

 

Articoli

 

Ø  Giuseppe Bellini, La condición femenina en dos novelas de Manuel Gálvez.

Ø  Silvana Serafin, «Canaima»: un percorso tra le forze di natura.

Ø  Susanna Ragazzoni, America Latina: storia di un’invenzione.

Ø  Giulia Crescentini Anderlini, Pintar o Imperio. O contágio da imagem nas primeiras cartas orientais da Companhia de Jesus.

Ø  Ambrogio Raso, Camilo Castelo Branco traduttore.

Ø  Vincenzo Arsillo, Lo specchio del silenzio. La storia come «essai» in José Cardoso Pires.

 

Note

 

à        Giuseppe Bellini, Sem Tob consigliere inascoltato.

à        Elisa Carolina Vian, Volver a escribir el Don Quijote: un microrrelato de Mario Levrero.

à        Manuela Gallina, Uno sguardo alla generazione del crack.

à        Giovanni Mo Zilio, Uno stilema grafico in José Saramago.

à        Manuel G. Simões, O sagrato, o profano e o fascínio do mar na poesia de Júlio Conrado.

à        Alessandro Mistrorigo, A través de la prosa de Claudio Rodríguez: la voz de la palabra poética.

 

Recensioni

 

§  M. J. Díez Garretas, J. M. Fradejas Rueda, I. Acero Durántez, Los manuscritos... (D. Ferro).

§  B. de Las Casas, Brevísima relación de la destruición de las Indias (G. Bellini).

§  A. Argelli, Francisco de Figueroa. Il poeta delle due culture (G. Bellini).

§  M. V. Calvi, L. Chierichetti, J. Santos López (a cura di), Percorsi di lingua… (P. Spinato B.).

§  K. Benson, Fenomenología del enigma. Juan Benet y el pensamiento... (S. Ballarin).

§  J. G. Maestro (ed.), Theatralia, 6 (S. Serafin).

§  R. Darío, Cantos de vida y esperanza (G. Bellini).

§  M. Ojeda, Nicomedes Santa Cruz. Ecos de África en Perú (G. Bellini).

§  A. Fernández Ferrer, La inexistencia de la literatura hispanoamericana (I. Bajini).

§  P. A. Cuadra, Poesía (G. Bellini).

§  I. Allende, El Zorro. Comienza la leyenda (S. Serafin).

§  L. Padura Fuentes, Il romanzo della mia vita (G. Bellini).

§  J. Villoro, El testigo (M. Gallina).

§  J. Volpi, La guerra y las palabras (M. Gallina).

§  V. Colosio, Tango para vivir (P. Spinato B.).

§  U. Tavares Rodrigues, O Mito de D. Juan e outros ensaios de escreviver (M. G. Simões).

 

 

 

 

3.                  SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

 

v  Latin American Theatre Review, 39/2.

 

Segnaliamo il numero 39/2 di Latin American Theatre Review che contiene articoli di: Lydia Barovero, “La ironía y la Reprodución en El Eterno femenino de Rosario Castellanos.”; Sharon Magnarelli, “To See on Not to See: Questioning the Essence of Theatre in Javier Daulte’s ¿Estás ahi?””; Amalia Gladhart, “Revenge, Representation and the Importance of Memory in Susana Torres Molina’s Una noche cualquiera.”; Juanamaría Cordones-Cook, “Odebí, el cazador: Del tabù a la transgresión.”; Enrije Mijares, “Producción reciente de Víctor Hugo Rascón Banda.”; Tomás Chacón Rivera, “El jefe máximo de Ignacio Solares y la posmodernidad.”; Michael Millar, “Popolar Theatre and the Guatemalan Peace Process”; Georgina J. Whittingham, “Transgresiones ecfrásticas: El texto y la imagen en Los Herederos de Segismondo de Schmidhuber de la Mora.” ; Miguel Ángel Giella, XX, “Festival Iberoamericano de Teatro de Cádiz 2005: Lugar de encuentro de dos continentes”; Lucía Garavito, “IX Festival Iberoamericano de Teatro de Bogotá, 2004” ; Paula Varsavsky, “V Festival Internacional de Teatro y Danza de Buenos Aires”; Deb Cohen, “Costa Rican Theatre”, Summer 2005; Lucas Rimoldi, “Los 80 años de Emilio Carballido”; Beatriz Rizk, “Teatro Latinoamericano en el Festival de Almada”. Segnaliamo – in quanto più vicino agli interessi di chi scrive - l’articolo di Lydia Barovero che esamina l’ironia nell’ultima opera di Rosario Castellanos, l’opera teatrale El eterno femenino.Il titolo dell’opera, ricorda l’Autrice, proviene dalle ultime righe del Faust di Goethe, come la Castellanos evidenzia attraverso la protagonista Lupita, nel terzo atto dell’opera.  Ma con un rovesciamento di intenti: infatti di fronte alla perpetuazione di un ruolo femminile statico – ben rappresentato dai successivi “quadri”, che vanno da rappresentazioni di Eva a menzioni contemporanee al testo – la Castellanos propone di adottare un atteggiamento critico di fronte alla riproduzione “eterna” della situazione femminile, stabilita in un contesto culturale controllato dagli uomini. La Barovero si rifà alle teorie sull’ironia di Linda Hutcheon, accoglie il confronto che Leticia Iliana Underwood stabilisce con Simone de Beauvoir (“The Legacy of Simone de Beauvoir in Mexico: Rosario Castellanos”, Simone de Beauvoir Studies 10, 19993, pp. 165-173), cita Octavio Paz nel considerare le strutture sociali esistenti come impedimento alla vera comunione umana tra i sessi, giacché la società messicana è strutturata per rendere inutile la donna e quindi il dialogo tra soggetti di sesso diverso. (“la esterilidad del mundo burgués desemboca en el suicidio o en una nueva forma de participación creadora”, cita la studiosa da El laberinto de la soledad”). Attraverso la disamina dei tre “quadri” che si chiudono con altrettante domande della protagonista Lupita, rivolte a nessun destinatario in particolare, o meglio, al pubblico, la Castellanos suggerisce lo sviluppo di una nuova forma di comunicazione feconda, e cioè il ricorso alla partecipazione collettiva, che apre un nuovo spazio dove vi sia posto per il dialogo. (C.Camplani)

 

 

v  Francisco Manuel Mariño, María de la O Oliva Herrer (coord.), El viaje en la literatura occidental, Valladolid, Universidad de Valladolid, 2004, pp. 316.

 

Nata su impulso del gruppo di studio di letteratura germanica comparata, del vivace ateneo di Valladolid, la miscellanea riunisce, in realtà, gli specialisti di varie aree linguistiche e disciplinari della penisola iberica, tutti accomunati da un medesimo interesse scientifico. Si condivide infatti il presupposto che la letteratura odeporica costituisca l’origine e il fondamento del fatto letterario, e nelle sue varie sfaccettature viene qui analizzata: commerciale, esplorativa, descrittiva, religiosa, diplomatica, fantastica, ideologica, iniziatica, archetipica, descrittiva, formativa, culturale, autoconoscitiva, immaginaria… I diciassette saggi, presentati per la prima volta in forma orale in occasione dell’omonimo congresso tenutosi a Segovia tra il 5 e il 7 di novembre 2002, offrono una efficace panoramica dei diversi approcci possibili al tema. (P. Spinato B.)

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v  Alexander Caldcleugh, Viajes por America del Sur, s.l., Ediciones Espuela de Plata, 2004, pp. 193.

 

Il quinto volume della collana «Viajeros por América» propone l’edizione facsimilare della versione spagnola del testo, pubblicata a Buenos Aires nel 1943 nella traduzione di José Luis Busaniche, di cui pure si conserva il prologo; integrano l’edizione argentina sedici illustrazioni di Alejo González Garaño, riportate in appendice al testo. Travels in South America, nell’originale londinese del 1825, si componeva di due tomi, da cui sono state tratte le pagine riferite all’Argentina e al Cile. In un momento di particolare fortuna della travel literature, l’iniziativa è lodevole, sebbene forse la riedizione meritasse anche un’introduzione piú aggiornata che contestualizzasse l’interessante operazione editoriale. (P. Spinato B.)

 

 

v  Michele Mari, I demoni e la pasta sfoglia, Roma, Quiritta, 2004, pp. 480.

Lo scrittore e studioso di letteratura italiana offre una collezione di brevi saggi su scrittori di tutti i continenti, divisi in sette sezioni. Nella prima è contenuta la spiegazione al titolo, in quanto si tratta di scrittori che hanno nell’ossessione il tema principale della propria narrativa, per i quali “anche la più piccola esperienza è assottigliata in pasta sfoglia verbale”. I riferimenti alla letteratura ispanoamericana sono nel complesso molto scarsi: la citazione dell’episodio che sarebbe alla base della creazione di Moby Dick, occorso nel mare del Cile, dove, tra il 1810 e il 1859 un’enorme balena grigia imperversava vicino al promontorio di Mocha, e che per questo fu chiamata dai marinai Mocha Dick; un accenno al “Diario” di Colombo nella sezione “Mare Mostrum”; diversi riferimenti a Bioy Casares, Borges-Guerrero, mentre le recensioni a Gadda e Campana danno luogo a qualche commento sulle rispettive permanenze in America Latina. Cortázar è citato all’interno dalla sezione “Estroversioni” per una stroncatura del Bestiario: “materiale letterariamente incommestibile”. Mari non sa darsi pace per come “uno scrittore colto, e comunista, abbia potuto incappare nel provincialismo di chi vede nel caffé Florian il senso supremo di un viaggio a Venezia”. Il critico non apprezza l’uso dell’arte dell’allusione “espediente meccanico che quasi mai riesce a dar forma a quel repertorio filisteo [...] a cui Cortázar non sa e non vuole rinunciare”, mentre lo sperimentalismo di Cortázar “troppe volte non va al di là di una diligente applicazione dei modelli oulipiens”. (Clara Camplani)

 

 

 

v  Augusto Guarino, Clara Montella, Domenico Silvestri, Marina Vitale (a cura di), La traduzione. Il paradosso della trasparenza, Napoli, Liguori Editore, 2005, pp. 369.

 

Il volume in oggetto riunisce i testi degli interventi presentati in occasione della omonima Giornata di Studio svoltasi presso la Biblioteca Nazionale di Napoli tra il 30 ed il 31 ottobre 2003. Pur animata da un’ottica interdisciplinare e condivisa da vari insegnamenti all’interno dell’Università Orientale di Napoli, l’iniziativa nasce dalla necessità del Corso di laurea di mediazione linguistica e culturale di aprire uno spazio di riflessione sul tema della traduzione, oggetto centrale delle attività didattiche. I contributi raccolti sono opera di Pasquale Ciriello, Mauro Giancaspro, Giuseppe Pasino, Paolo Donadio, Domenico Silvestri, Giuseppe Bellini, Marina Vitale, Augusto Guarino, Giuseppe Farese, Giovannella Fusco, Patrizia Fusella, Anita Tatone, Clara Montella, Franco Crevatin, Laura Salmon, Giancarlo Marchesini, Anna De Meo, Johanna Monti, Sergio Patou-Patucchi, Adriana Villamena, Raffaella Del Pezzo, Maria Grazia Scelfo, Judit Papp, Marta Cariello e Magda Olivetti. (P. Spinato B.)

 

 

v  Enrique Gómez Carrillo, Esquisses, Città di Guatemala, Magna Terra Editores, 2005, pp. 76

 

Nei giorni 2, 3 e 4 agosto, presso l’Università Rafael Landívar di Città del Guatemala, in collaborazione con la Associazione Enrique Gómez Carrillo, si sono svolti i lavori del I Congresso Internazionale “Reencuentro con Enrique Gómez Carrillo”. Testimonianza dell’attenzione che la città dedica a uno dei suoi scrittori più prolifici e al grande contributo da lui dato all’evoluzione della prosa spagnola. Circa un anno prima era stata pubblicata nella stessa capitale una preziosa riproduzione della prima edizione di Esquisses, edita a Madrid nel 1892, quando l’Autore non era ancora ventenne, che riunisce alcuni ritratti di scrittori famosi, come Oscar Wilde, Armand Silvestre, Charle Maurras, Paul Verlaine, e alcuni cammei di autori meno famosi, se non nell’ambiente parigino, ma in ogni caso resi celebri dall’essere stati inseriti nel piccolo florilegio, cui anche Leopoldo Alas dedicò un commento, cosa che fece la fortuna del giovane guatemalteco. Nel Prologo l’Autore profetizza scarso successo in Madrid per il libricino, soprattutto a causa del titolo francesizzante. Mentre prevede più successo in America, terra più cosmopolita della Spagna e più attenta alla cultura e ai messaggi francesi. Nel 2003, sempre a Città del Guatemala, era uscito un numero speciale della Revista Cultural de Guatemala dedicato a Enrique Gómez Castillo e presentato da Lucrecia Méndez de Penedo. Un omaggio all’ultimo cigno del modernismo americano. (C. Camplani)

 

 

v  Stefano Cammelli, La maschera di Pacal, Bologna, Pendragon, 2005, pp. 360.

Una narrazione che si articola su due livelli temporali: da una parte Città del Messico in epoca contemporanea, tra il 1985 e il 1986, dall’altra Palenque, nel VI o VII sec.d.C., al tempo della costruzione della grande piramide. Una trama che inizia con accenti da romanzo poliziesco, ma che si sviluppa come romanzo sociale, ricca di riflessioni sulla realtà contemporanea, anche italiana, sullo stato dei beni ambientali e sulla proteiformità della politica. Una scrittura dotata di un ritmo avvincente. Un omaggio al grande archeologo Paul Gendrop, che l’autore conobbe durante i suoi viaggi in Messico, accompagnando il padre, negli anni Settanta, insieme ad archeologici messicani. Ma soprattutto un’appassionata storia culturale dei Maya, colti nel momento del loro massimo splendore, di cui si vuole partecipare quello che, secondo lo scrittore -  che fa sue le tesi di Gendrop - fu la caratteristica saliente, e cioè l’ aver elaborato una sorta di “umanesimo” ante litteram, una capacità di interpretare l’essere umano nella sua dimensione individuale. Tutto questo è il libro di Cammelli, studioso che, non avendo trovato spazio tra gli editori per un saggio sulla storia dei Maya giudicato senza mercato, utilizza il genere del romanzo – e in particolare del romanzo giallo -  per trasmettere ciò che ha intuito di tale antica cultura. La ricostruzione dell’ambiente Maya dimostra non soltanto la frequentazione dei luoghi da parte dell’autore, ma anche dei romanzi della letteratura ispanoamericana ambientati in area maya: in  particolare la descrizione della spiaggetta sulle sponde del fiume ricorda molto il fiume Usumacinta descritto da Mario Monteforte Toledo in Anaité. (C. Camplani)

 

 

v  Danielle & Olivier Föllmi, Rivelazioni. 365 pensieri d’America Latina, Prefazione di Edmund Mulet, Edizione italiana a cura di Clara Camplani, Genova, L’Ippocampo, 2006, pp. s. n.

 

Un libro straordinario questo, curato da Clara Camplani per le edizioni artistiche dell’Ippocampo, un vero oggetto prezioso d’arte fotografica e di saggezza, condensata nelle espressioni dei grandi della letteratura iberoamericana. Si rimane rapiti davanti alla bellezza delle immagini, fotografie d’arte di colori bellissimi, veri e propri capolavori fotografici, e non meno davanti al messaggio profondo che trasmettono i passi riprodotti, appartenenti grandi artisti dell’America Latina. Giustamente sottolinea Edmond Mulet che, dopo i volumi dedicati all’Himalaya (Offerte), all’India (Saggezze), all’Africa (Origini), ora si aggiungono a questo tipo di iniziativa artistica —sostenuta da un mecenate che intende restare anonimo e sotto l’egida della Commissione svizzera dell’UNESCO, con il sostegno di Lotus & Ives Mahé, il coinvolgimento attivo di Fujifilm, la partecipazione del Laboratorio DUPON, di Canon e di Grands Réportages— le Saggezze latinoamericane, prodotto artistico “realizzato da un uomo che ha vissuto con le nostre genti e che con loro ha respirato il tempo”, come indica la parola guaraní “arandu”, rendendo “Lo spirito e il pensiero, la forza dell’immaginazione e della creatività dei popoli d’America latina, tratti dai testi dei suoi grandi poeti, letterati e pensatori […] presentati in una comunione magica, mai prima d’ora realizzata a livello continentale”. Ma corre l’obbligo anche di porre in rilievo che senza l’intelligente e puntigliosa ricerca di Clara Camplani questa edizione italiana difficilmente sarebbe stata realizzata con tanto rigore scientifico per quanto attiene ai testi riprodotti e da lei tradotti e spesso chiariti tra mescolanze di autori. Un lavoro quindi encomiabile sotto tutto gli aspetti e una gioia dell’editoria e della fotografia. (G. Bellini)

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v  El testamento vallisoletano de Cristóbal Colón, Valladolid, Ayuntamiento de Valladolid, 2006, s.p.

 

In occasione del quinto centenario della morte di Cristoforo Colombo, fra le molteplici iniziative della municipalità di Valladolid, merita almeno una menzione l’edizione speciale del testamento dell’ammiraglio genovese, di cui si conservano due copie ma non l’originale. Un primo fascicolo contiene la suggestiva riproduzione facsimilare del documento, «Otorgado en Valladolid a 19 de mayo de 1506 ante el escribano Pedro de Hinojedo». Un secondo fascicolo, invece, presenta lo studio del testo e la relativa trascrizione ad opera di Demetrio Ramos e di Lucio Mijares Pérez. Si ripropone in tal modo all’attenzione della critica un testo che, secondo Ramos, «cuenta sólo con una bibliografía mínima, a pesar de que es unánime la apreciación que ha merecido el documento postrero de cuantos se ocuparon de la obra del genial genovés.» (P. Spinato B.)

 

 

v  Antonio Álvarez Gil, Roberto Fontanarrosa, Milton Fornaro, Mempo Giardinelli, Patxi Izurzun, Daniel Lagares, Julio Llamazares, Javier Marías, Juan Sasturain, Ariel Scher, Juan Villoro, Cuentos de fútbol 2, a cura di Pierpaolo Marchetti, Milano, Oscar Mondadori, 2006, pp. 205.

 

Antologia dettata da contingenze extraletterarie, ma che assolve all’imperativo di rigore nell’edizione, serietà nelle traduzioni, sensibilità letteraria nella scelta dei testi. Vengono presentati 11 racconti di varia estensione, da quello più breve, Viejo con árbol, - condotto sul filo del registro elegiaco chiuso con un repentino finale di disincantata ironia -, a quello più lungo, Campitos, che manifesta, nel suo snodarsi, gli accenti del romanzo breve, articolato, ricco di vari spunti, in cui si sollecitano considerazioni esistenziali di lungo periodo sullo sfondo di un mondo, come quello del fútbol, legato alla velocità, all’efficacia, alla popolarità bruciata in una stagione. Un mondo che testimonia di una passione, un filo rosso che unisce idealmente tutti i paesi dell’America latina e, gettando un ponte oltre l’Atlantico, la Spagna. Pierpaolo Marchetti traduce tutti i racconti. (Clara Camplani)

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v  Martín Adán, La casa de cartón, Edición de Eva María Valero Juan Madrid, Huerga y Fierro Editores, 2006, pp. 161.

 

Di questo straordinario poeta peruviano del secolo XX la curatrice del presente volume pone in luce, in un pregnante studio introduttivo —che prepone all’introduzione di Luis Alberto Sánchez al momento della prima pubblicazione del libro—, il significato rivoluzionario e la categoria artistica. In Italia La casa de cartón era stata edita in traduzione nel 1987, presso la Liviana Editrice di Padova, da Antonio Melis, grande diffusore della letteratura peruviana nel nostro paese dalla sua cattedra di Siena. Ora la Valero pubblica a Madrid questa edizione veramente preziosa esteticamente e valida dal punto di vista critico, in quanto in poco più di una ventina di pagine ottiene il risultato di offrire una visione significativa del poeta e della sua traiettoria umana ed artistica, dalle origini in una famiglia bene di Lima (era un Fuentes Benavides) alla deriva umana, al riscatto improvviso con la nomina all’Accademia, e nell’ambito letterario dalla rivolta contro il modernismo e la persistente tendenza “ispanistica” della letteratura della capitale, all’affermazione di un avanguardismo personalissimo, e infine al ritorno alla classicità del verso in Mi Darío e Diario de poeta, pubblicati integri, nel 1980, cinque anni prima della sua scomparsa, nell’Obra poética curata da Ricardo Silva Santisteban. La casa de cartón, come illustra acutamente la Valero , opera inaugurale dell’attività scrittoria di Adán ventenne, inaugura un percorso, mette allo scoperto “el drama que lo perseguiría hasta el final de sus días: el conflicto entre su ser individual y la sociedad (pp. 22-23). Perciò ha ragione la curatrice quando, concludendo il suo saggio, invita il lettore a procedere «con cierto sigilo para, ante todo, afinar el oído, porque a pesar de la prosa, el espacio sobre el que se construye esta insólita “casa de cartón” es un territorio abonado, fundamentalmente, por la poesía». Il volume curato dalla Valero, oltre all’introduzione del Sánchez, reca anche l’interessante postfazione di José Carlos Mariátegui, contemporaneo e amico, il primo a pubblicare sulla sua rivista, Amauta, parti del testo. (G. Bellini)

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v  Juan Gelman, Doveri dell’esilio, Novara, Interlinea Edizioni, 2006, pp. 60.

 

In edizione a tiratura limitata di cinquecentonovantanove copie numerate, Interlinea torna a proporre i testi dello scrittore argentino, per le cure di Laura Branchini. L’occasione è fornita dall’assegnazione del Premio Festival di poesia civile «Città di Vercelli»: giunto alla sua seconda edizione, si propone di recuperare quelle espressioni liriche in grado di testimoniare i valori morali e civili nel mondo d’oggi. Gelman, in effetti, è considerato la personificazione di una serie di problematiche che hanno accomunato buona parte dei popoli latinoamericani ed è assurto a simbolo di quanti per la propria patria e per i propri affetti hanno combattuto e creduto fino ai limiti della razionalità, ancor piú dopo il parzialmente felice esito del suo dramma familiare. La sua poesia, sempre animata dal ricordo e dalla speranza, viene qui proposta in un’antologia di testi sul tema dell’esilio mai tradotti in precedenza nella nostra lingua e comunque in una versione recentemente riveduta dall’autore e non ancora pubblicata neppure in spagnolo; il componimento dal titolo escondrijos, che apre la raccolta, è invece un inedito assoluto del 2004. (P. Spinato B.)

 

 

 

v  Giuseppe Bellini, Gabriel García Márquez, Un’epopea della sconfitta, Roma, Bulzoni, 2006, pp.143.

 

L’Autore ci accompagna attraverso l’opera narrativa dello scrittore colombiano, dedicando ognuno dei dieci capitoli di cui consta il libro ad altrettanti suoi romanzi. Partendo da La Hojarasca e arrivando fino a Memorias de mis putas tristes, questi sono trattati in ordine cronologico, con ampi riferimenti alla biografia dell’Autore e puntuali rimandi alla critica esistente su ciascuno di essi. Il Bellini individua nella centralità dei vinti della storia il filo rosso che unisce i romanzi di Gabriel García Márquez e sottolinea come non sia tanto nell’elemento contenutistico la grande rivoluzione che in essi si compie, quanto nella struttura stessa del romanzo, nella intertestualità che si sviluppa a mano a mano che l’opera narrativa si moltiplica. Il libro è dedicato a Mario e Ivana Bulzoni, amici, prima ancora che editori, di Bellini. (C.Camplani)

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v  AA. VV., La dramaturgia de Calderón. Técnicas y estructuras, Ignacio Arellano y Enrica Cancelliere eds., Madrid, Iberoamericana Vervuert, 2006, pp. 666.

 

Il volume raccoglie gli atti delle Giornate calderoniane, organizzate nel 2000 presso l’Università di Palermo, in unione con il “Grupo de Investigación del Siglo de Oro”, dell’Università di Pamplona, diretto da Ignacio Arellano. Con  grande sensibilità e amicizia il volume è stato dedicato alla memoria di Jesús Sepúlveda, ispanista di grande valore operante nella nostra Università di Milano, prematuramente scomparso qualche tempo fa. Si tratta di un omaggio di grande rilievo che degnamente celebra nella sostanza uno studioso che molto ha dato agli studi ispanici e in specie calderoniani, e che molto prometteva. Evoca la figura di Jesús con comprensiva commozione Mariateresa Cattaneo, che lo ebbe prima lettore alla sua cattedra, poi professore Associato, quindi vincitore di concorso a professore Ordinario, la cui chiamata all’Università di Milano era in via di realizzazione. Desidero qui dare testimonianza del vuoto che lascia anche tra noi ispanoamericanisti e amici la scomparsa di Jesús, che con noi sempre ha collaborato attivamente, in particolare nelle iniziative editoriali iniziative che ho diretto, nell’ambito del Consiglio Nazionale delle Ricerche, all’epoca delle celebrazioni per il V° Centenario della Scoperta colombiana. Quanto agli studi raccolti nel presente volume, per la cui trattazione rimando ad altra sede, vale sottolineare la sostanziosa contribuzione di voci italiane, tra le più prestigiose del nostro ispanismo, da Maria Grazia Profeti a Enrica Cancelliere, a Fausta Antonucci, studiose che nell’ambito del teatro del Siglo de Oro, e di Calderón specificamente, godono di giustificata fama internazionale. (G. Bellini).

 

v  Elsa Osorio, Lezioni di tango, trad. di Roberta Bovaia, Parma, Guanda Editore, 2006, pp. 420.

 

La casa editrice fondata da Ugo Guanda a Parma nel 1932, da sempre attenta alla letteratura internazionale e ricca in catalogo di opere ispanoamericane, presenta l’ultimo volume di Elsa Osorio, nata a Buenos Aires e attualmente residente a Madrid, vincitrice in Argentina del Premio nazionale di letteratura, già autrice del romanzo, sempre pubblicato da Guanda, I vent’anni di Luz, ispirato ai casi di neonati rubati alle donne incinte fatte “desaparecer”, e soltanto dopo la fine della dittatura portati a pubblica conoscenza dall’Associazione delle Nonne della Plaza de Mayo. Protagonista dell’ultimo romanzo è ancora una volta l’Argentina, descritta attraverso gli occhi di due emigrati a Parigi: Ana, sfuggita con la famiglia alla repressione del regime militare negli anni Settanta, e Luis, costretto a lasciare l’Argentina in seguito alla crisi economica del 2001. L’incontro casuale e la scoperta della comune passione per il tango sono all’inizio di una storia personale che, attraverso le radici comuni dei due protagonisti, ripercorre la Storia dell’Argentina, dalla fine dell’Ottocento, lungo tutto il Novecento, passando dalle prime lotte sindacali al peronismo, agli anni della dittatuta e, infine, al crack dell’economia negli anni più recenti. . (C. Camplani)

 

v  Rodrigo Fresán, I giardini di Kensington, trad. di Pierpaolo Marchetti, Milano, Mondadori, 2006, pp. 440.

 

Pubblicato nel 2003 a Barcellona, per la casa editrice Random House-Mondadori (e selezionato dalla rivista Lateral come vincitore del premio di narrativa), il terzo romanzo dello scrittore argentino – nato nel 1963 - si snoda con continue alternanze temporali tra la Londra contemporanea, quella degli anni Sessanta e la Londra precedente la prima guerra mondiale, teatro delle imprese del creatore di Peter Pan, James Matthew Barrie. Anche lo stile narrativo si alterna, a seconda che l’io narrante parli di sé – in tal caso utilizzando uno stile allucinato, sconnesso, discontinuo – oppure ricostruisca, con stile lineare,  la biografia di Barrie, ricostruzione attenta e documentata dal punto di vista storico, come è dimostrato anche dalla bibliografia finale e dalle note. Il romanzo è denso, praticabile attraverso differenti chiavi di lettura, ricco di riflessioni, ma anche di giochi intertestuali. Tra ricostruzione sociale, ripensamento storico, memoria, ricordi mitizzati, riflessioni sull’infanzia e la vecchiaia, è comunque rintracciabile una trama che riserba un colpo di scena finale, degno di un thriller. Interessante l’introduzione di un punto di vista argentino sulla Londra degli anni Sessanta, della quale si coglie l’ambiente giovanile, la musica dei Beatles, l’abbandono lisergico. Oltre alla città di Londra il romanzo contiene una breve incursione nel Messico degli anni Sessanta, che non fa altro che confermare la centralità della capitale britannica, vera ed effettiva protagonista del romanzo. (C. Camplani)

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v  Octavio Paz, Pietra del sole, Messina, Armando Siciliano Editore, 2006, pp. 74.

 

La collana di «Letteratura Spagnola» di Armando Siciliano Editore si arricchisce di un nuovo volume dedicato ad Octavio Paz. Rosario Trovato, già collaboratore dell’iniziativa editoriale, si occupa della traduzione del testo messicano, «l’unica in italiano che rispetti la volontà dell’autore», cimentandosi quindi nella resa ritmica e fono-semantica dei cinquecentottantaquattro endecasillabi che rappresentano l’anno venusiano. L’opera è corredata da una nota introduttiva in cui Trovato avvia il lettore alle peculiarità della composizione: dalle origini e il significato della pietra del sole alle diverse e molteplici letture cui si presta un testo circolare, ricco di significati. Poesia, amore, verità, tempo, vita umana: tutto finisce per coincidere, in un turbinio di immagini e di fusioni, verso la rivelazione di noi stessi. (P. Spinato B.)

 

 

v  Federica Rocco Contin, Una Ruja ta’ seariis, Roma, Bulzoni, 2006, pp. 62.

 

Un omaggio alla famiglia materna, all’infanzia, a un mondo contadino che scompare, a una lingua, il friulano, che si identifica con l’infanzia.  Con una premessa di Silvana Serafin, che coordina il progetto di ricerca “Culture a confronto: l’emigrazione friulana oltreoceano” e postfazione di Silvana Rizzolatti, filologa romanza e studiosa di dialetti veneti, che ha illustrato il percorso di “riconquista” della lingua friulana compiuto dalla Rocco in età adulta, questo libretto si inserisce nel progetto che intende studiare in modo sistematico il punto di vista letterario, linguistico e culturale delle comunità friulianofone in America e in Australia, dando voce ai protagonisti, che esprimono il senso di appartenenza alla terra d’origine e al contraddittorio prendere forma di una identità spesso lacerata. Sono poesie asciutte, come la lingua che le esprime, delicate, come se non volesse, l’Autrice, uccidere quegli echi di vita scomparsa che potrebbero svanire messi su carta, a contatto col reale.  Una lingua che è la vera protagonista, evocatrice di percezioni, emozioni, odori, che prendono forma grazie a suoni uditi nell’infanzia, filtrati dal ricordo, riacquisiti ed elaborati con la volontà di non vedere tutto dileguarsi come la fumara, la nebbia al mattino. (C. Camplani)

 

v  Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere e Filosofia, Dipartimento di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate – Sezione Iberistica, Quaderni di Acme n. 79-(Direttore Isabella Gualandri)-Luoghi per il don Chisciotte, a cura di Mariarosa Scaramuzza Vidoni, Milano, Monduzzi editore/Cisalpinao, 2006, pp. 308.

Nel quadro delle celebrazioni cervantine per il quarto centenario della pubblicazione del Don Chisciotte, l’Università di Milano, attraverso la sezione Iberistica dell’Istituto di Scienze del Linguaggio e Letterature Straniere Comparate, aveva già organizzato un pomeriggio di letture e lezioni in collaborazione con l’Instituto Cervantes di Milano il 14 febbraio 2005. Ora la stessa Università sostiene un omaggio a Cervantes che non è un mero atto celebrativo, ma rappresenta un momento di incontro e confronto con  studiosi di varie discipline e differenti tradizioni critiche, per i quali il testo di Cervantes è ancora oggi motivo di ispirazione creativa, sollecitazioni e riflessioni. Tra i diciassette interventi accolti nel volume, si spazia dalle elaborazioni poetiche di Julio Martínez Mesanza e Fausto Cercignani e il divertissement in prosa di Clara Janés, alla testimonianza del Chisciotte attraversi gli ex libris, illustrata dal massimo collezionista di questo settore, Gian Carlo Torre, mentre  Mariarosa Scaramuzza Vidoni si occupa del simbolismo contenuto nei riferimenti culinari presenti nel capolavoro in esame;  i contributi di Maria Teresa Cattaneo, di Alberto Bentoglio, di Elena Dagrada e di Romana Margherita Pugliese vertono sulle rielabolarazioni dei personaggi del Quijote in ambito teatrale, multimediale, cinematografico e musicale. Gabriella Rovagnati propone un confronto tra la lettura del Cervantes e quella di Canetti, mentre Gabriele Scaramuzza analizza il rapporto con la scrittura di Kafka. Carlo Montaleone e Cesare Segre colgono spunti di riflessione ricavati da una nuova lettura rispettivamente sulla percezione della realtà e sugli aspetti metanarrativi del romanzo. Marco Modenesi, Carlo Pagetti, Nicoletta Vallorani ed Emilia Perassi rendono conto delle diverse modalità di ricezione del Quijote rispettivamente in ambito canadese, inglese, statunitense e ispanoamericano. Precede i contributi una Presentazione di Mariarosa Scaramuzza Vidoni e chiude una rassegna di tavole a colori con riproduzioni di ex libris e locandine. (C. Camplani)

 

 

 

4. La Pagina

 

A cura di Giuseppe Bellini

 

 

 

Giovanni Meo Zilio

 

L’ispanoamericanismo ha perso questa estate appena trascorsa uno dei suoi più qualificati rappresentanti: Giovanni Meo Zilio, studioso di fama internazionale.

Aveva iniziato i suoi studi all’Università di Padova, dove si era laureato in Filosofia nel 1945. In seguito, dal 1950 al 1960 era stato professore contrattato di Linguistica italiana e di Metodologia e didattica dell’italiano presso l’Istituto Artigas di Montevideo, città dove aveva svolto anche attività presso il locale Istituto italiano di cultura. Nel 1956 aveva vinto il “Premio Internacional de Investigaciones literarias”, del Ministero della Pubblica Istruzione uruguaiano, per lo studio sul Cocoliche, argomento che, esteso poi a tutta l’area rioplatense, aveva continuato a coltivare e approfondire negli anni della sua docenza in Italia, interessandosi pure al linguaggio dei gesti nella citata area, tema cui dedicò vari volumi.

Era stato membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche e nel 1968 aveva vinto la cattedra di Letteratura ispanoamericana presso l’Università di Firenze. Traferitosi all’Università di Venezia nel 1974, occupò fino al 1988 la cattedra di Storia delle lingue iberiche. Era membro de honor dell’Istituto Caro y Cuervo, corrispondente dell’”Academia uruguaya de Letras”, di quella argentina, dell’”Academia del Lunfardo”, di Buenos Aires, della “Sociedad argentina de Historiadores”, membro dell’Ateneo Veneto, di Venezia; aveva ricevuto la medaglia d’oro del presidente della Repubblica italiana per i benemeriti della Cultura e dell’Arte.

In politica era stato sottosegretario alla Ricerca scientifica, nel primo governo Berlusconi, poi assessore alla Cultura della città di Vittorio Veneto. Aveva pure prestato la sua opera come consigliere del ministro per gli italiani all’estero.

L’attività di studioso di Giovanni Meo Zilio fu sempre particolarmente intensa, dedicata alla lingua e alla letteratura ispanoamericane, ma anche brasiliana. Opportunamente aveva raccolto gran parte, se non la totalità, dei suoi studi in alcuni volumi, pubblicati presso l’Editore Bulzoni di Roma: Estudios hispanoamericanos. Temas lingüísticos (1989, pp. 489), Estudios hispanoamericanos. Temas literarios y estilísticos, 2 voll. (vol. I, 1993, pp. 493; vol. II, 1995, pp. 812). Ma la sua attività di studioso non si era arrestata neppure negli ultimissimi anni. Continuò, infatti, a collaborare anche alla Rassegna Iberistica e ai Quaderni Ibero-Americani.

Nell’ambito della letteratura ispanoamericana tre furono soprattutto gli ambiti di prevalente interesse del Meo Zilio: la poesia epica coloniale, alla quale diede due contributi di particolare rilievo, il volume su Hernandez Domingo Camargo y su San Ignacio de Loyola, poema heroyco (Messina-Firenze, D’Anna, 1967) e l’Estudio sobre Juan de Castellanos (Firenze, Valmartina, 1972); la poesia gauchesca, in particolare il Martín Fierro di Hernández, che in più occasioni studiò, sia nell’aspetto linguistico che in quello più strettamente letterario, e più volte tradusse in italiano, prima presso le milanesi Edizioni Accademia, nel 1977 (La ida), poi completo, con un fondamentale studio di oltre cento fitte pagine, in due volumi, corredati da un imponente numero di note, ed editi nel 1985 dalla “Asociación Dante Alighieri”, di Buenos Aires; la poesia del secolo XX, soprattutto di César Vallejo che, primo in Italia, approfondì, dandone i risultati nel volume Stile e poesia in César Vallejo (Padova, Liviana Editrice, 1960, ampliato nell’edizione del 1990).  

Tra tutte le espressioni letterarie ispanoamericane, tuttavia, possiamo dire che fu il Martín Fierro ad appassionare lo studioso. La sua residenza nell’ambito rioplatense e la passione linguistica lo volgevano continuamente al poema argentino, nel quale con ogni probabilità identificava un momento significativo della personale avventura di giovane studioso, affrontata in territori nei quali solo l’intelligenza e l’ardimento potevano aprire una strada.

 

 

 

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

 

NOTIZIARIO N. 16

(Aprile 2005)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

 

  1. CONVEGNI E CONFERENZE

 

Vari sono stati gli eventi celebrativi in occasione del Centenario della nascita del grande poeta cileno Pablo Neruda (1904). Diamo notizia di alcuni tra i più significativi.

 

-Milano, 8 novembre 2003 : Pablo Neruda in Bocconi.

Il tradizionale incontro d’autunno del Centro Linguistico della Bocconi, si è incentrato sul centenario della nascita di Neruda, poeta al quale l’Università si sente particolarmente legata. Neruda fu infatti ospite della Bocconi, durante il periodo dell’esilio in Italia, e tenne un ciclo di seminari per la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere cui più terdi doveva seguire una memorabile lectio magistralis –unica nel nostro paese– all’indomani dell’assegnazione del Premio Nobel, nel 1971. Hanno partecipato il Rettore allora in carica, Carlo Secchi, il Presidente del Centro Linguistico Giancarlo Forestieri, l’Ambasciatore del Cile in Italia, José Goñi. Coordinatore scientifico, Leo Schena. E’ intervenuto Giuseppe Bellini, che ha evocato la presenza del poeta nell’Università e il significato della sua opera creativa; sono seguiti Teresa Cirillo, Jaime Martínez e Piero Ceccucci. Claude Couffon, impossibilitato a essere presente, ha inviato un suo testo sul poeta. Gli Atti saranno presto in circolazione. Ne daremo notizia.

 

-Treviso, 1 luglio 2004: Neruda in Italia – "Canto Neruda"

Omaggio del Dipartimento di Scrittura creativa di Fabrica. Fabrica e United Colors of Benetton, in collaborazione con l’Ambasciata del Cile, hanno promosso una serata per celebrare Pablo Neruda nel centenario della nascita. Hanno partecipato l’ambasciatore del Cile, José Goñi, Stefano Passigli -Senatore della repubblica-, editore delle traduzioni italiane di Neruda. Ha introdotto Isabella Panfido. Sono state 12 ore di Neruda, cantate da Tosi Poleri, musicate da Eugenio Chabaneau ed Ermanno Dodaro.

 

-Provincia di Roma, 2004. Assessorato alle politiche giovanili e alla formazione professionale: Imparai di nuovo ad esser stella. Omaggio a Pablo Neruda.

Premio di poesia riservato ai giovani dai 15 ai 26 anni residenti a Roma e Provincia. Tema del concorso è stato: "Un’utopia per un vicino futuro".

 

-Milano, 10 novembre 2004. Instituto Cervantes,. Conferenza di Giuseppe Bellini: Cómo interpreté a Pablo Neruda. Omaggio a Pablo Neruda nel primo centenario della nascita.

 

-Napoli 12 novembre 2004, Università degli Studi di Napoli "L’Orientale", Assessorato al Turismo, Spettacolo e Cultura regione Campania , Ambasciata del Cile in Italia.

Primo Premio Internazionale Pablo Neruda. E’ stato assegnato al romanziere cileno Antonio Skármeta, presentato da Giuseppe Bellini.

 

-Milano 22-23 novembre 2004,Università degli Studi di Milano -Università Cattolica del Sacro Cuore – IULM: Due centenari: Pablo Neruda - Alejo Carpentier : Storia politica e storia sociale come fonti creative.

Il Convegno è stato dedicato alla memoria di Jesús Sepúlveda. Gli Atti sono in stampa. Se ne darà notizia.

 

-Firenze 17 gennaio 2005, Circolo Vie Nuove: Per vivere Neruda.

Centro di Orientamento e Iniziative America latina – Circolo Vie Nuove, C.G.I.L. Camera del Lavoro, Associazione Culturale Atahualpa. Proiezione di video originali in cui Pablo Neruda racconta in prima persona la propria "geografia poetica", realizzati da Hugo Arévalo nel 1973.

 

 

 

2. RIVISTE

 

Riproduciamo gli Indici delle riviste iberistiche di nostra competenza apparse ultimamente:

 

 

Rassegna iberistica, n. 79, febbraio 2004:

Articoli

Note

Recensioni

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Quaderni ibero-americani, n. 94, dicembre 2003:

Articoli:

Recensioni:

Segnalazioni:

L. Chen, La dictadura y la explotación: un estudio de la trilogía bananera de Miguel Ángel Asturias; Tirso de Molina, La venganza de Tamar; D. Manera, M. Cruz, M. Hernández, Santo Domingo. Respiro del ritmo; P. Bevilacqua, A. De Clementi, E. Franzina (a cura di), Storia dell’emigrazione italiana. Arrivi; L. Méndez de la Vega, El amor en la poesía inédita colonial centroamericana; K. Spinato, Miti mediterranei dall’America: il teatro cortigiano di Lorenzo de las Llamosas; A. Aimi, Mesoamerica; M. Fantoni (a cura di), Carlo V e l’Italia; M. Fantoni (a cura di), Il "Perfetto Capitano". Immagini e realtà (secoli XV-XVII); A. Prosperi (a cura di), Il piacere del testo. Saggi e studi per Albano Biondi.

 

3. SEGNALAZIONI LIBRARIE

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La collana "Poeti della Fenice", di Guanda, propone nella traduzione di Roberta Bovaia una consistente mostra antologica di alcuni dei poemi piú significativi della produzione nerudiana, tratti da quattordici raccolte diverse. Roberto Carifi, nello studio introduttivo, mette in rilievo gli aspetti caratteristici di una sterminata ricerca dell’uomo nella storia: Neruda, attraverso una nuda semplicità, ricerca un equilibrio tra sogno ed azione. Senza rinunciare all’attività di testimone, il poeta perviene ad un materialismo mistico che scuote dalla solitudine per intrecciarsi con il tempo e con la storia. (P. Spinato B.)

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Una testimonianza di prima mano sulla vita privata del poeta è questo volume redatto da una delle donne da lui piú amate. Matilde apre e chiude il cerchio dei suoi ricordi l’11 settembre 1973, e in esso consegna le memorie legate alla loro lunga convivenza: eventi mondiali come il Nobel, ma anche momenti di grande intimità come gli appostamenti per avvistare gli uccelli, concorrono a completare l’immagine di una personalità polifacetica, complessa, naturalmente distinta a seconda dell’osservatore di turno. E il Neruda di Matilde risulta un "bambinone […] grande, ingombrante", da assecondare, coccolare, proteggere ma al tempo stesso un "uomo" da ammirare, seguire e a cui votarsi. Per la vita. (P. Spinato B.)

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In dieci saggi Giuseppe Bellini rilegge l’opera nerudiana in un percorso cronologico-tematico, frutto di anni di studio intorno al vate cileno. Si tratta di un viaggio alle regioni segrete dell’interiorità del poeta, alla ricerca di un’umanità sovente contraddittoria, ma che in fondo rispecchia l’epoca travagliata in cui si trova. Infatti, segnala l’autore, la ragione vera della fortuna di Neruda per oltre mezzo secolo trascende la contingenza dell’impegno politico: temi come l’amore, il sogno, l’utopia, il tempo, attraggono da sempre la sensibilità del lettore, che trova conferma e sollievo delle proprie inquietudini piú intime. Queste le sezioni del volume: "Fra tradizione e rinnovamento", "La poesia della memoria", "Erotismo e amore", "Il richiamo delle pietre", "Mondo perduto e mondo riscattato", "Celebrazione ed eroici furori", "Tra novità e continuità", "Per le città del mondo", "Umorismo e ironia", "Fine del viaggio". (P. Spinato B.)

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Questo recentissimo apporto di Bernardo Reyes viene ad aggiungersi ad altre sue imprese nerudiane, quali la biografia di Retrato de familia. Neruda 1904-1920 e la preziosa documentazione fotografica riunita in Album de Temuco. Reyes, parente del grande cileno, aggiunge nuovi dettagli alle conoscenze sulla vita del poeta: il sottotitolo di questo volume si riferisce, infatti, alle "Residencias, calles y ciudades olvidadas" con le quali ebbe rapporto il poeta. Si tratta di un contributo prezioso anche dal punto di vista iconografico, giacché vi riproduce fotografie e mappe che illustrano i luoghi per i quali è passato il poeta o in cui ha dimorato. Pur non trattandosi di un esame della poesia nerudiana, è pur sempre un viaggio che conduce ad essa e al tempo stesso a una visione piú concreta dell’uomo, lungi da mitizzazioni che finiscono per avvolgere ogni artista affermato. (G. Bellini)

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Nicola Bottiglieri prende spunto da una visita alle dimore del poeta per ripercorrerne aneddoticamente la biografia. Attraverso paesaggi, muri, oggetti, persone rievoca nel suo reportage cileno un mondo che fu, oltre alle pagine strettamente letterarie, ma al tempo stesso coglie l’occasione per meditare sul mistero della vita che è in ognuno di noi. Il volume immette in un ambito personalissimo dello scrittore cileno, visto con moderata simpatia dall’autore, più volto a valorizzare la figura e il significato di quella che fu la famosa Hormiga Negra, che considera ingiustamente abbandonata e addirittura dimenticata dal Neruda felice innamorato di Matilde. (P. Spinato B.)

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Come spiega Gabriele Morelli nella sua introduzione al volume, biografia e poesia in Neruda hanno un vincolo strettissimo. In questa raccolta, che chiude il Canto generale, la parola evocatrice informa sulle origini del poeta e del mondo, in una sintassi sacrale abbinata ad un lessico estremamente quotidiano. Ventotto sono i poemi, riproposti nella traduzione di Dario Puccini, che compongono l’autoritratto dei primi quarantacinque anni di vita del poeta, testimonianza dei tasselli che di volta in volta sono andati a formare il lungo percorso che lo avrebbe portato al Nobel. (P. Spinato B.)

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Questa ennesima antologia della poesia nerudiana si pone nell’ambito del programma "La grande poesia", del Corriere della sera, del quale il volume è il numero 2, facendo seguito a quello di Montale. Bella la presentazione grafica e sempre di interesse lo studio introduttivo di Cesare Segre, seguito da una puntualissima "Nota bio-bibliografica", che conclude con una "Bibliografia essenziale" di molta utilità. Nel suo discorso critico il prefatore ripercorre agilmente tutto il tragitto della poesia nerudiana, al centro della quale pone il Canto general. La scelta delle poesie ripropone le traduzioni di Roberto Paoli, dall’antologia curata anni fa per la BUR di Rizzoli. Il panorama della poesia nerudiana appare, quindi, incompleto: inizia con testi dai Veinte poemas de amor y una canción desesperada, prosegue con altri dalle Residencias, dal Canto general, da Las uvas y el viento, dai tre libri delle Odas elementales, da Estravagario, Navegaciones y regresos e Plenos poderes, per concludere con testi dal Memorial de Isla Negra. Rimane esclusa, perciò, tutta la vasta produzione nerudiana successiva a queste raccolte, che termina con gli otto libri della Poesia postuma, ma la parte fondamentale dell’opera nerudiana vi è rappresentata. (G. Bellini)

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Un’edizione di pregio, nella tipica linea editoriale di Mavida, suggella degnamente il centenario nerudiano. In cento esemplari numerati si propongono, in originale e nella traduzione di Giuseppe Bellini, i testi: Sobre una poesía sin pureza, Los temas, Conducta y poesía, intervallati da tre splendide incisioni di Stefano Grasselli: Il poeta, Cacciatore oppresso, La belva. I testi della plaquette sono composti a mano in carattere Garaldus e tirati, con le incisioni, sui torchi del Laboratorio Fratelli Manfredi, con carta Edizione ruvida della Sicars per l’interno e carta a mano Vega blu della Duchene per la raffinatissima copertina. Una chicca per gli estimatori del poeta. (P. Spinato B.)

 

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La raccolta, pubblicata per la prima volta nel 1968, costituisce uno degli ultimi contributi alla ripresentazione dell’opera completa di Neruda in occasione del Centenario della nascita del Poeta offerti dalla casa editrice Passigli. Il testo consta di sessantotto composizioni poetiche, tranne la ventunesima, El llanto, in prosa. Protagoniste assolute solo le mani, artefici e metafora di quel lavoro manuale che nel Sessantotto veniva, anche con forzature, rivalutato, rispetto al lavoro intellettuale, elemento privilegiato per marcare, in tutte le culture, un distanziamento tra le classi sociali. Con forte ironia, a volte vicina al sarcasmo, nel ribadire il proprio rispetto per chi svolge un duro lavoro manuale, il Poeta rivendica il valore dell’opera intellettuale, e tra tutte la più evanescente, ma non per questo effimera, la poesia. ( C. Camplani)

 

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Una novità assoluta per l’Italia è rappresentata dalla edizione di Arte de pájaros che la Passigli propone nell’anno del Centenario, raccolta pubblicata per la prima volta a Santiago del Chile nel 1966. In quest’opera più che in altre è possibile apprezzare la complessità dell’influenza della natura su Neruda, fonte di ispirazione lirica e al tempo stesso oggetto di osservazione squisitamente naturalistica. Si tratta di un atteggiamento spirituale ed esistenziale che può trovare consonanze con quello del belga Maurice Maeterlinck, premio Nobel per la letteratura nel 1911, entomologo, oltre che poeta, drammaturgo, filosofo, saggista, la cui influenza sugli esordi della poesia di Neruda è testimoniata dalla ballata Pelleas e Melisanda, una sezione della raccolta Crepuscolario, che Neruda volle, nella maturità, valorizzare, collacandola all’inizio della raccolta da lui ordinata Todo el amor. Arte de pájaros, che Bellini affianca all’opera di Virgilio e di Alonso de Ercilla per il ruolo svolto dalla natura, è, nell’edizione di Passigli, impreziosita da una veste tipografica particolarmente attenta e da illustrazioni molto pregevoli, che alla fedeltà all’originale di impronta scientifica, accentuata dal nome latino in didascalia, accostano la grazia del tratto e del colore che bene convengono ad un’opera lirica, interpretando in maniera sintetica, ma efficace, il connubio di precisione e di poesia che contraddistingue la raccolta. (C. Camplani.)

 

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Una delle opere più complesse di Neruda, data alle stampe alla fine del 1925, pietra miliare nel cammino verso la elaborazione di un grande poema unitario che sfocerà, nella maturità, nel Canto general. Il testo del poema, con traduzione a fronte del Bellini, è arricchito dal discorso che Neruda tenne in occasione dell’inaugurazione del seminario di studi sulla sua opera presso la Biblioteca Nazionale di Santiago, nel 1964. In esso Neruda rende conto delle proprie intenzioni e dell’aspirazione, di cui Tentativo dell’uomo infinito fa parte, di scrivere un lungo "poema ciclico", che tesaurizzi tutte le sue esperienze e passioni, e che , afferma, "non ho ancora terminato perché lo terminerà la mia ultima parola nell’istante finale della mia vita". La prefazione di Bellini non si limita ad inquadrare il poema all’interno dell’opera nerudiana, e a illuminare la lettura attraverso l’interpretazone di un linguaggio idoneo a rendere una materia magmatica che cerca forma, ma ripercorre i giudizi della critica su tale testo, mettendoli a confronto con le dichiarazioni del poeta e apportando la propria personale interpretazione. Le esaustive annotazioni costituiscono una imprescindibile, mirata, bibliografia nerudiana. (C. Camplani)

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Si tratta di una raccolta di prose poetiche, eccetto una, Diente de cachalote, in versi sciolti. Appare nell’ultimo decennio della vita del poeta, nel 1966, e riprende la propensione, già di Crepuscolario, ad affidare alla poesia la sensazione di ogni giorno, l’espressione, felice o cupa, del quotidiano. Con il Memorial de Isla Negra condivide la propensione biografica, aneddotica, confermando come il "prosaismo" adottato, e da molti rimproverato come caduta di stile, fosse in realtà collegato al suo concetto di poeta che deve farsi, parzialmente, "cronista" della sua epoca, di una cronaca che deve essere "polverosa, piovosa e quotidiana". Il titolo, che, rinviando alla parabola evangelica, evoca la quintessenza dello sforzo effimero, richiama il disegno del poeta di rendere meno perituro ciò che è più volatile e fragile nella vita umana, come il quotidiano e il domestico, e che, in quanto tale, meglio la rappresenta. Una casa en la arena è anche un inno alla passione che Neruda ha sempre manifestato per le case, ben presente anche in raccolte quali La uvas y el viento (1954) e Memorial de isla negra (1964), come nella successiva Barcarola (1967). Bellini, nella sua prefazione, illustra tutte le case che nella vita del poeta hanno rappresentato una tappa del suo vivere e un aspetto della sua personalità. Dalla Chascona di Santiago alla Sebastiana di Valparaíso, alla casa di Isla Negra e le inserisce nel mondo poetico nerudiano, accomunandole con la passione per gli elementi naturali, il mare, le pietre, la terra, che insieme costituiscono un tutt’uno con la preoccupazione fondamentale del poeta, quella per l’umanità che consuma il proprio passaggio con la natura. (C. Camplani)

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Ottavo e ultimo dei libri indediti di Neruda, pubblicato per la prima volta nel 1974, raccoglie liriche di carattere autobiografico, come sottolinea il prefatore, caratterizzate ora da un "tono pensoso, preoccupato", ora da un "apparente atteggiamento scanzonato ed elusivo". La raccolta comprende diciannove liriche di lunghezza e soggetto molto diversi: la presentazione, Repertorio, annuncia una galleria di "medaglioni" riferiti a personaggi, buoni e cattivi, vivi e defunti, accomunati dall’aver incrociato in qualche modo e in qualche momento la vita del poeta, personaggio egli stesso tra gli altri. Di particolare interesse per noi, che operiamo a Milano, è la lirica, sia pur piuttosto criptica, Los que me esperan en Milán. Nella prefazione il Bellini offre una vera e propria ermeneutica del testo, accompagnando l’interpretazione delle liriche con sintetici, ma precisi riferimenti alla vita e al pensiero del poeta. (C. Camplani)

 

 

 

Cuore centrale del Canto General, che, nell’insieme, rappresenta un ritorno di Neruda al progetto giovanile di un "poema ciclico". Il capitolo dedicato a Macchu Picchu apparve prima dell’opera complessiva, nel 1946, e fu poi pubblicato in varie occasioni separatamente dal resto dell’intera opera, anche in traduzione. E’ al 1943 che risale la scoperta di questo sito da parte del poeta, durante il viaggio di ritorno in patria dal Messico. Si trattò di un’esperienza fondamentale per Neruda, che in seguito ebbe ad affermare "Mi sentii cileno, peruviano, americano. Avevo trovato in quelle alture impervie, tra quelle rovine gloriose e disperse una professione di fede per la continuità del mio canto". Si tratta – afferma il Bellini nella Prefazion -, di un viaggio positivo in direzione della fratellanza umana. Infatti la consapevolezza di un destino comune che unisce l’umanità distingue l’intento di questo poema "ciclico", da quelli di analoga intenzione, El hondero entusiasta e Tentativa del hombre infinito, in cui solo l’individuo veniva preso in considerazione, l’essere umano nella propria drammatica unicità e consapevolezza. Con le Alture di Macchu Picchu è l’umanità intera ad essere assurta a protagonista collettivo di un testo epico che ha l’afflato solenne di un canto religioso. Segue la Prefazione una straordinaria testimonianza di Neruda stesso sulla propria poesia, sul suo evolversi, sulla gestazione e nascita, anche materiale, del Canto General. (C. Camplani)

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Pubblicata nel 1924, è la raccolta giovanile di Neruda che più rimane giovane, conservando nel tempo freschezza e piegandosi alla sensibilità delle diverse stagioni della vita. Introduce il volume la presentazione letta da Federico García Lorca all’Università di Madrid nel 1934, seguita dalla Prefazione di Giuseppe Bellini, che sottolinea lo stretto legame tra il paesaggio e l’amore nelle liriche presentate. Riprendendo l’affermazione del poeta in occasione della milionesima copia venduta, "In virtù di un miracolo che non comprendo, questo tormentato libro di poesia ha indicato a molti uomini la strada della felicità.", il Bellini sottolinea quale strano destino abbia fatto sì che un libro, nato dal dolore e dall’inquietudine esistenziale, sia divenuto per tutti fonte di conforto e fiducia nella vita. (C. Camplani)

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Atti delle Giornate di Studio svoltesi tra il 4 e il 6 maggio 2004 presso l’Università di Siviglia e il Centro Culturale El Monte. La raccolta dei contributi al Convegno è introdotta dalla organizzatrice, Trinidad Barrera, con una presentazione dal titolo En el corazón de Neruda. In esso la studiosa sottolinea il legame che unì fin dalla gioventù la Spagna e il poeta cileno, in particolare per la frequentazione di intellettuali quali Bergamín, Alberti, Rosales, Aleixandre, Guillén e Lorca, nonché per il contributo a riviste quali Caballo Verde para la Poesía – che diresse - e El Mono Azul e come la situazione della guerra civile abbia ispirato l’ultima parte di Residencia en la tierra, precisamente España en el corazón. Partecipano al volume Volodia Teitelboim, cileno, che con il suo saggio Hay libros que son padres de naciones, mette in luce una sfumatura emotiva dell’amico poeta; Alain Sicard, con Pablo Neruda y Andalucía, ricco anche di aneddoti personali, per avere lo studioso la fortuna di aver conosciuto personalmente il poeta; José Carlos Rovira, che con Balance y perspectivas críticas ante un Centenario mette in luce aspetti poco noti dell’opera nerudiana, mentre la stessa Trinidad Barrera presenta il saggio La vanguardia chilena y Pablo Neruda; Teodosio Fernández centra il proprio contributo sul rapporto che legò Neruda e l’esperienza politica cubana dal 1959: Pablo Neruda frente a la revolución cubana; Gema Areta firma Pablo Neruda habitando la esperanza e Selena Millares Más allá de la historia: mito y leyenda en la poética nerudiana; Sergio Macías Brevis, poeta e responsabile culturale presso l’Ambasciata cilena a Madrid, offre il contributo El símbolo casa en la obra de Pablo Neruda; Osvaldo Rodríguez, cileno residente in Spagna, professore all’Universidad de Las Palmas, si sofferma su La poesía póstuma de Pablo Neruda: un viaje al interior de sí mismo. Conclude il volume l’intervento di Giuseppe Bellini, Neruda, entre duda y afirmaciones, con il quale lo studioso offre un panorama del Neruda che ha conosciuto e frequentato, anche negli aspetti più umani e riposti. (C. Camplani)

 

 

4. La pagina

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LUIS SÁINZ DE MEDRANO DOCTOR HONORIS CAUSA

 

La Universidad de La Laguna ha distinto Luis Sáinz de Medrano, professore emerito dell’Università Complutense di Madrid, con il Dottorato Honoris Causa per i molti meriti che egli ha nei confronti di detta Università, dove inaugurò la prima Cattedra spagnola di Letteratura ispanoamericana, e per la sua intensa attività scientifica che, passato all’Università di Madrid, diede inizio alla consistente scuola di ispanoamericanisti che andarono in seguito a ricoprire le Cattedre che mano a mano, con l’affermarsi dell’indipendenza della disciplina, si creavano nel paese.

Siamo particolarmente felici per questo prestigioso riconoscimento al fraterno amico, al quale, al momento della sua uscita di ruolo abbiamo dedicato a Milano, sotto gli auspici del C.N.R., dell’Università Statale e dell’Università Cattolica, il Convegno "Anime del Barocco" e gli Atti relativi, apparsi nel 1999. Si trattava per noi di un Omaggio non solo a un amico fraterno, ma a colui che nei molti anni trascorsi si era sempre mostrato disponibile nei nostri riguardi. Non poche volte, infatti, sono ricorso a lui anche per affidargli miei discepoli, poi divenuti professori. Con Luis e con il suo gruppo abbiamo avuto, e ancor abbiamo, occasioni continue di contatto e di collaborazione. Lo riconosciamo con piacere e gratitudine.

Dello studioso non mi sembra il caso di parlare, poiché chi si interessa di letteratura ispanoamericana conosce bene il valore dei suoi contributi. Desidero invece sottolineare le qualità umane di Luis, del resto poste in rilievo anche dall’incaricato della Laudatio, il Prof. Juan Manuel García Ramos, proprio in occasione del Dottorato Honoris Causa: " Es difícil encontrar en una persona, la manera tan excepcional que posee el doctor Sáinz de Medrano de ejercer el compañerismo, de estimular sin límites a los demás en los trechos ventajosos de la carrera académica y en la carrera de la vida, y de confortar sin límites, también, en las adversidades que a todos nos tocan en nuestro papel de seres mortales. Esa virtud que se llama simplemente generosidad".

Parole che sottoscriviamo pienamente, mentre ci rallegriamo con l’Amico di sempre.

Giuseppe Bellini

 

 

 

N.B.: Nel caso non si volesse più ricevere in futuro il Notiziario, si prega di darne segnalazione al nostro indirizzo elettronico.

 

 

CENTRO PER LO STUDIO DELLE LETTERATURE E DELLE CULTURE DELLE AREE EMERGENTI

Sezione Iberica e Latinoamericana

ora "ISTITUTO DI STORIA DELL’EUROPA MEDITERRANEA" - I.S.E.M.

Università degli Studi di Milano

via Festa del Perdono n. 7, 20122 Milano

Tel. 02 50312150 – Fax 02 50312154

e-mail csae@mailserver.unimi.it

http://users.unimi.it/cnrmi/csae.html

 

"dal mediterraneo agli oceani"

 

NOTIZIARIO N.11

(settembre 2003)

a cura di Clara Camplani e Patrizia Spinato Bruschi

 

 

 

1. CONVEGNI E CONFERENZE

Il premio è presieduto da Giuliano Soria, Presidente del Grinzane, e la Commissione giudicatrice del nuovo premio è composta dagli scrittori e critici italiani e stranieri Mario Delgado Aparaín (Uruguay), Luis Sepúlveda (Cile), Tabajara Ruas (Brasile), Giuseppe Bellini (Italia), Salvatore Tropea (Italia).

La giornata è promossa dai professori Dante Liano ed Emilia Perassi.

I formulari di partecipazione al convegno (si veda il collegamento con il CRILAUP presente sul nostro sito oppure si contatti il Prof. Meyran per posta elettronica: meyran@univ-perp.fr) si raccoglieranno fino alla fine di febbraio.

 

2. PUBBLICAZIONI IN VOLUME

Nel mese di luglio è uscito il quinto volume della Collana "Cruz del Sur", patrocinata dall’Istituto di Studi Latinoamericani di Pagani per i tipi di Oèdipus. La monografia, a firma del Prof. Bellini, si intitola Tra Medioevo e Rinascimento. La poesia nell’America conquistata, ed è articolata in sei capitoli preceduti da una premessa: I. La presenza medievale in America. II. I romances nella conquista e nuovi cicli storici. III. Fortuna americana del Romancero. IV. La nuova cultura: poesia lirica ed epica. V. Diffusione dell’epica americana. VI. Recupero del mondo indigeno.

3. RIVISTE

 

Riproduciamo gli Indici delle riviste iberistiche di nostra competenza apparse ultimamente:

Studi di letteratura ispano-americana, n. 36, 2002:

Articoli

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Quaderni ibero-americani, n. 92, dicembre 2002: Omaggio al Cile, a cura di Giuseppe Bellini e Giuliano Soria.

Articoli

Recensioni

 

4. SEGNALAZIONI LIBRARIE

 

Hsiao-Chuan Chen, docente presso il Dipartimento di Spagnolo dell’Università di Tamkang, offre per i tipi dei Cuadernos Americanos un saggio di particolare rilevanza per gli studiosi dell’opera di Asturias.

Innanzi tutto, come si evince dal titolo, l’autrice si occupa di tre romanzi poco trattati dalla critica e, sembrerebbe, secondari per il pubblico lettore del Nobel guatemalteco (Viento fuerte, El Papa Verde, Los ojos de los enterrados), dei quali la studiosa dimostra, invece, il valore e la piena dignità rispetto alle opere consacrate. Ma la vera originalità è il taglio dato dalla biografia da Lucía Chen, che attraversa il Pacifico per confrontarsi con una cultura opposta soltanto in apparenza: originaria di Taiwan, essa consegue il dottorato presso la UNAM e nella capitale americana entra in contatto con una civiltà conosciuta prima solo indirettamente.

Il Messico diviene il ponte tra due mondi, quello occidentale e quello asiatico, diversissimi ma complementari, messi a confronto analizzando il retroterra di Asturias, la funzione della mitologia, il simbolismo, la scala dei valori etici, l’orientamento politico. La stessa cultura maya trae valorizzazione attraverso l’interpretazione dell’autrice, convertita dal buddismo al cattolicesimo e di conseguenza provvista di chiavi di lettura piú agili e profonde rispetto al lettore normale. (P. Spinato Bruschi)

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L’importante impresa che un gruppo qualificato di studiosi ha affrontato, coordinati da Raquel Chang-Rodríguez, emerita dell’Università di New York e nota studiosa di letteratura coloniale ispanoamericana, fomentatrice benemerita di costanti iniziative nel settore, giunge ora al suo secondo volume, dedicato a La cultura letrada en la Nueva España del siglo XVII.

Di un volume così importante si sentiva il bisogno, poiché né le varie storie letterarie esistenti, panoramiche o di settore, né i pur validi studi dedicati a temi e ad autori, riuscivano a dare un’immagine corrispondente a quella che fu la realtà culturale di un periodo oserei dire unico della letteratura ispano-americana della Colonia. Certamente si erano, in modo giustificato e con rara competenza, privilegiati fino ad oggi alcuni momenti epocali, scrittori di grande significato, come Sor Juana, Alarcón, Sigüenza y Góngora, Eslava, ecc. —non è qui il caso di un prolisso elenco—, tuttavia mancava quella visione approfondita d’insieme che solo oggi fornisce la serie delle collaborazioni presenti in questo volume, dove intervengono studiosi nessuno dei quali sconosciuto agli interessati alla letteratura ispano-americana.

Nella sua "Introduzione" Raquel Chang-Rodríguez chiarisce la finalità del volume, che prende avvio da una proposta trascendente ciò che tradizionalmente si accetta come "letteratura", per offrire una visione d’insieme che prenda in considerazione le idee estetiche e i diversi "sujetos" che "animaron la creación literaria tanto como las líneas de fuerza que marcaron su producción".

Il volume è ripartito in settori. Il primo settore, dedicato a Sociedad y Cultura, tratta dell’educazione umanistica dei novohispani (P. Gonzalo Aizpuru), studia i "soggetti sociali", il potere e la sua rappresentazione (M. Moraña), l’introduzione e lo sviluppo della stampa (A. C. Ibarra González), i "festejos" e celebrazioni (M. D. Bravo y Arriaga).

Nel secondo settore, dedicato a La expresión poética, sono esaminate le varie poetiche, il precettismo, le retoriche e le lodi della poesia (E. Rivers e F. C. Cevallos), l’epica novoispana e l’ideologia imperiale (E. Davis), la poesia lirica e patriottica (R. Chang-Rodríguez), per finire con cent’anni di "teatralidad" (S. Poot Herrera).

Il terzo settore, dedicato alla prosa storica e narrativa, si articola in saggi che trattano della "revisión" della conquista, narrazione, interpretazione e giudizio (S. V. Rose), dei cronisti indigeni (J. R. Romero Galván) e della prosa narrativa (J. C. González Boixo).

Il quarto settore tratta della consolidación eclesiástica, esamina la cronaca religiosa, storia sacra e coscienza collettiva (A. Rubial García), si occupa della "cella e del convento" nella prospettiva femminile" (A. Lavrin), dei cronisti di monache, vale a dire della "traducción masculina" di un’esperienza "ajena" (M. Ramos Medina), dei sermoni novoispani (C. Herrejón Peredo) e infine dell’Inquisizione relazionata con la cultura letteraria (N. Guarneros Rico).

Alla linguistica e filologia si rivolge il quinto settore, con interventi dedicati allo studio delle lingue indigene (I. Guzmán Betancourt), allo spagnolo del secolo XVII (B. Garza Cuarón) e al latino nella Nuova Spagna (D. Briesemeister).

Nel sesto settore sono studiate le figuras estelares: Alarcón (A. Sandóval-Sánchez), Sigüenza y Góngora (M. A. Codding), Sor Juana Inés de la Cruz (G. Sabat de Rivers) e di nuovo la stessa artista, indagata nei "materiales afectos y el Sueño" (M. Glantz).

Chiude il volume una esauriente Cronologia relativa alla Nueva España del secolo XVII (N. Pullés-Linares), un Indice dei nomi e dei titoli e l’Indice delle illustrazioni.

Il materiale, come si può dedurre, è particolarmente vasto e approfondito. Presenta argomenti per tutte le esigenze e per tutte le direzioni della specializzazione. Per chi scrive, ad esempio, i settori d’interesse continuano ad essere la stampa, la cronaca, la poesia lirica ed epica, le grandi figure delle lettere: Alarcón e in particolare Sor Juana, alla quale dedicano la propria attenzione e competenza nel volume due grandi Maestre, Georgina Sabat de Rivers e Margo Glantz, dalle quale sempre si apprende. Riassumere alcunché del ponderoso volume è impresa inutile: meglio leggerlo direttamente. (G. Bellini)

 

 

Sempre attuale e di grande interesse per i conflitti interiori che si presentano, nonché gradevolissima alla lettura, è la pièce di Tirso La venganza de Tamar. Francesca De Cesare propone l’edizione critica del testo con un nutrito corredo introduttivo e un’aggiornata bibliografia critica.

La studiosa contestualizza l’opera partendo dall’ipotesto biblico, quindi, attraverso l’interpretazione e la conseguente rielaborazione del drammaturgo spagnolo, analizza il ruolo dei quattro personaggi principali.

L’esame dei testi utilizzati per l’edizione suppone un accenno all’appropriazione calderoniana del terzo atto all’interno dei Cabellos de Absalón e dei conseguenti dibattiti della critica specialistica.

Concludono la sezione introduttiva un’ipotesi di datazione dell’opera, lo schema della versificazione, l’analisi ecdotica ed una ricca bibliografia indiretta.

Il testo della commedia, della quale vengono riprodotti anche i frontespizi e le prime pagine dei manoscritti e delle principali opere a stampa, è corredato dalla illustrazione dei criteri utilizzati nella trascrizione, da una disanima delle varianti delle edizioni moderne e da una serie di note al testo a chiusura del volume. (P. Spinato Bruschi)

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All’interno della Collana "Testi e studi – Scienze umane", con il contributo del Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi di Padova, presso la quale Achille Olivieri insegna Storia della Storiografia, esce questo volume che raccoglie tredici saggi dello studioso, specialista del Cinquecento, cultore di Tommaso Moro, già autore di studi riguardanti i movimenti ereticali cinquecenteschi e la Riforma. Nell’Introduzione l’Olivieri illustra il taglio della propria raccolta di saggi, che vedono protagonista una figura peculiare delle città e delle corti dell’area mediterranea: quella del mercante, che riveste al tempo stesso il ruolo di intellettuale, investitore e mecenate, inventore della "historia" dei traffici e dei viaggi attraverso i propri diari, protagonista della vita collettiva urbana, che nasce e si sviluppa nella "piazza" e intorno al "mercato".

Nello studio vengono poste in luce le forme di espressione dell'immaginario individuale e collettivo, della mentalità e della cultura della Venezia cinquecentesca, in una gamma di proposte vasta e stimolante. Particolarmente pregnanti per chi si interessa ai fenomeni collegati con la scoperta dell’America e con lo studio delle cose americane appaiono le considerazioni sulla trasformazione delle ideologie che si accompagnano alle Scoperte, il dibattito sulla tolleranza religiosa ed etnica, posta in evidenza soprattutto nel capitolo sui diplomatici veneti Marino e Sigismondo Cavalli, studio questo apparso già negli Atti del Convegno di Venezia del 21-23 ottobre 1992, Il letterato tra miti e realtà del Nuovo Mondo: Venezia, il mondo iberico e l’Italia, pubblicato a Roma da Bulzoni nel 1993 a cura di Angela Caracciolo Aricò.

Dei resoconti dei patrizi veneziani, appartenenti a due generazioni successive, è messo in luce l’originale punto di vista, che permette lo svilupparsi di una visione peculiare degli intellettuali veneziani relativa all’America e all’Oceano, cui viene man mano a mancare il carattere utopico e che si animano invece di potenzialità di profitti e ricchezze. La lettura dei loro dispacci, praticata dai mercanti del tempo, diffonde curiosità intellettuali anche relativamente alle abitudini e alla cultura dei nativi, e, sposandosi con le teorie erasmiane e le novità religiose del Centro Europa, ripropongono in chiave nuova il riconoscimento delle diverse religioni e delle diverse etnie. Si fondono le problematiche di ricchezza con quelle di giustizia e si intravede, nel fiorire della comprensione dell’ "Altro", il concetto di "felicità" che il Principe è chiamato a garantire al suo popolo per il suo stesso benessere. Uno degli aspetti di modernità che vedono nella Venezia del Cinquecento una voce attiva nel dibattito dell’epoca, assieme a quelle che si levavano da Salamanca, Parigi e Lovanio. (C. Camplani)

 

 

 

Bisogna riconoscere a Danilo Manera una grande passione per il mondo americano, in particolare per quello caraibico. La sua attenzione va all’aspetto più caratteristico dell’anima delle isole del Mar dei Caraibi, che si esprime nel folclore, nel ritmo e nella danza. Così, anche in questo ennesimo libro, di utile e piacevole lettura, la presentazione del mondo di cui tratta, Santo Domingo, è non solo interessante, ma resa attraente da felici interpretazioni del "caratteristico", da invenzioni centrate dell’entusiasmo, dalla capacità di intendere nel profondo l’elemento complesso popolare, la dimensione della sua umanità, in una prosa di particolare livello artistico.

Il Manera illustra da scrittore dotato, con vivace espressività e acutezza, con stile ricco di umori, quella che si può considerare l’anima gioiosa del dominicano, resa nella musica e nel ritmo. Della sua capacità interpretativa il Manera già aveva dato prova in numerosi testi di argomento antillano, interpretazioni e raccolte narrative, e in particolare in Yurapari, coinvolgente resoconto di un viaggio-esplorazione nell’Amazzonia colombiana.

Il libro ora dedicato a Santo Domingo —luogo cui vanno oggi tanti sogni-desiderio anche di italiani—, introdotto da Roldán Mármol, ha pure altri meriti: di recare una serie di interventi originali di validi autori dominicani, tra i quali Marcio Veloz Maggiolo; di presentare una documentazione fotografica di particolare bellezza; di fornire un CD perfetto di musica e canzoni che illustrano efficacemente il folclore dell’isola. Valido l’accorgimento di dare in due lingue, italiano e spagnolo, i vari scritti, così da renderli fruibili nei due ambiti linguistici. (G. Bellini)

 

 

 

L’intellettuale e nota poeta guatemalteca Luz Méndez de la Vega, meritoria investigatrice del passato coloniale del suo paese e del Centro America, offre in questo libro dedicato alla poesia di argomento amoroso della Colonia centroamericana, un prezioso contributo alla conoscenza dell’attività quasi clandestina in ambito affettivo dell’elemento non ufficialmente rappresentativo della società coloniale.

Il prodotto è rimasto fino ad ora inedito ed è merito della studiosa se ne veniamo a conoscenza, anche se la messe è, per forza di cose, esigua, a ragione degli interventi repressivi del potere, rappresentato nelle periferie della Nuova Spagna da funzionari non tanto rigidi quanto ottusi e dalla vigilanza rigorosa dell’Inquisizione, pure esercitata da personaggi di nessuna apertura mentale.

Presentando il libro, Lucrecia Méndez de Penedo, che dirige il prezioso progetto di riscatto dall’attività culturale della Colonia in Centroamerica —Programma "Patrimonio, Cultura e Identidad", promosso dalla Universidad Rafael Landívar in unione con il "Norvegian Council of Universities"—, ha ragione di sottolineare il valore di questi testi "eterogenei", materiale che permette di ricostruire un mondo più "democratico", concetto che poi approfondisce ulteriormente, con vasta competenza, non disgiunta da diretta partecipazione, Luz Méndez de la Vega. La quale, ben cosciente dei limiti artistici del materiale riscattato, sottolinea tuttavia giustamente come uno dei più apprezzabili valori di esso sia di ricomporre un panorama più vicino a quella che fu la primitiva letteratura meticcia dell’area. (G. Bellini)

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Il Ministero per i Beni e le Attività culturali, attraverso il Comitato nazionale celebrativo dell’ "Italia nel Mondo", ha promosso la realizzazione di questo nuovo volume di studi intorno all’emigrazione, in cui quarantaquattro studiosi hanno esaminato in particolare la tipologia migratoria italiana, a partire dalle aree geografiche in cui le comunità piú numerose si sono insediate.

Il volume si presenta suddiviso in quattro parti: la prima è dedicata alle destinazioni piú ambite, dalle Americhe all’Europa, dall’Asia all’Australia. Per quanto riguarda l’area iberica, Angelo Trento si occupa del Brasile, Fernando Devoto dell’Argentina e Vittorio Cappelli dei restanti Paesi.

La seconda parte è dedicata alle comunità ed ai mestieri, mentre la terza si incentra sulla politica e sulle istituzioni e qui il Devoto esamina la partecipazione politica in America Latina, mentre Federica Bertagna tratta, nella stessa area, dell’associazionismo.

Nella quarta parte, intitolata all’immaginario e alle rappresentazioni, Vanni Blengino si occupa della letteratura argentina ed Ugo Serani di quella brasiliana, mentre Paola Colaiacomo tratta della visione del nostro Paese quale emerge dagli sceneggiati e dai teleromanzi americani.

Sebbene le comunità anglofone siano meglio rappresentate, attraverso le numerose sezioni in cui si articola il libro e gli specialisti cui si affida, il volume riesce ad offrire un panorama piuttosto completo tanto delle modalità tecniche dell’emigrazione italiana quanto della complessità umana degli insediamenti in terra straniera. (P. Spinato Bruschi)

 

 

 

Antonio Aimi, noto specialista di culture precolombiane, ci ha dato diversi saggi nel settore, ha curato mostre ed è autore di un recente e documentato studio, già segnalato su questo bollettino, La "vera" visione dei vinti: la conquista del Messico nelle fonti azteche (Roma, Bulzoni Editore, 2002), in cui riesamina la versione ispanica della conquista messicana, ricorrendo alle fonti indigene, per stabilire come veramente la videro, e la soffrirono, i diretti interessati, ossia i vinti.

Ora l’Aimi, in un progetto editoriale del tutto diverso, quello dell’"Art Book" mondadoriano, ci offre un libro non meno prezioso, dedicato a illustrare le civiltà mesoamericane, di Olmechi, Maya, Aztechi, che giustamente definisce "le grandi civiltà del Nuovo Mondo". Le iniziative nel settore, attraverso il tempo, sono state, e sono, molteplici nel nostro paese, dal momento in cui si è risvegliato l’interesse per i popoli dell’antica America, ma questo libro, maneggevole e profusamente illustrato, sintetico ed efficacemente esatto nelle osservazioni storiche, culturali e artistiche, si offre come guida sicura non certo alla curiosità superficiale, bensì alla richiesta più seria del lettore. In particolare, pensando all’ambito universitario, il testo appare fondamentale per chi, anche visivamente, voglia avere un’idea adeguata di ciò che furono e diedero le grandi civiltà del mondo scoperto da Colombo.

Il libro di Antonio Aimi appartiene a quei testi di alta divulgazione nei quali la scientificità si accompagna al piacere dell’esposizione e dell’immagine e non si può che accogliere con favore questo frutto di rigorosa competenza. (G. Bellini)

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La rivista on line a cura della cattedra di Storia della Filosofia Medievale dell'Università di Milano esce con questo secondo numero anche su carta. L’iniziativa mette al servizio dello studio del pensiero medievale le possibilità offerte dalla tecnologia digitale, senza abbandonare del tutto i più tradizionali metodi di comunicazione. In particolare, il numero 2 presenta, nella sezione Aevum, quella che il volume cartaceo riprende, gli Atti della giornata di studio svoltasi il 3 dicembre 2002 presso l’Università degli Studi di Milano (vedi Notiziario n. 10) —presieduta dalla prof. Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri— che ha costituito un interessante momento di confronto tra studiosi del pensiero medievale e studiosi di letteratura ispano-americana, chiamati a riflettere sulle forme di cultura e di pensiero medievali evocati nell’opera narrativa e poetica di Borges.

Il volume, introdotto da Massimo Parodi, docente di Storia della Filosofia Medievale, che propone una lettura del Medioevo come metafora e sottolinea l’interdisciplinarietà dei lavori che hanno guidato la giornata di studio, rendendo, nel contempo, omaggio all’amico scomparso, Eugenio Randi, collega tardomedievalista, presenta i contributi di studiosi di varia provenienza, nazionale, internazionale e professionale. Dallo stesso Massimo Parodi, che tratta di Sant’Agostino in Borges, a Marco Rossini, docente di filosofia e storia presso il Liceo Scientifico "Copernico" di Brescia, il quale pone a confronto Pier Damiani e il Pedro Damian di Borges, ossia il rapporto tra onniscienza divina, futuro contingente e relatività del passato in relazione alla memoria; alla scrittrice Gina Lagorio, che tratta dell’influenza di Dante su Borges; della laureanda in Lettere Susanna Fresko, che analizza il rapporto tra la poetica di Borges e Dante, mentre la collega Maria-Isabella Angelino, laurean